SCRITTO DA: ANGELA FRAGAPANE - MASSIMO FERRARIS - ANTONELLA MAGGIO -
Finalmente siamo arrivati a Parigi! Non riuscivo più a tenere fermi
sull'aereo Mattia e Clara, un'ora e mezza di continui lamenti o domande
"quando arriviamo mamma? ma è grande Parigi? più di Roma?". Mi sono
presa cinque giorni di ferie dal lavoro per portare i miei figli a vedere le
bellezze di Parigi (ma sono più io che voglio vederle) e anche per Disneyland.
In fondo, per un bimbo di otto anni e una di cinque è la cosa più interessante
di questo viaggio. Mi guardo attorno, l'aereoporto è pieno di gente, si respira
aria di novità e di magica esaltazione. Non vedo l'ora di navigare con i miei
due mostriciattoli sulla senna, o di portarli sopra la torre, o magari mi
lasciano anche vedere un museo, almeno quello d'Orsay! "Mamma, ho fame,
mamma sono stanca, mamma quando andiamo a giocare?". La voce
dell'innocenza, la mia piccola Clara che mi ricorda che più che una turista,
sono ancora e sempre una mamma. "Sì tesoro, ora andiamo a mangiare e poi
in albergo a lasciare le valigie".Prendiamo i nostri trolley, io i due più
pesanti e loro, quelli piccoli da bambini. E' già..sono a Parigi, questa
vacanza sarà piena di lamenti (specie la piccola, non le va mai bene niente),
ma ci divertiremo lo stesso. Oggi ci sono un pò di nuvole, ma credo che voglia
venire fuori il sole, come a volerci dare il buongiorno. Intanto io sorrido e
penso che essere qua con i miei figli è una sensazione meravigliosa, me la sono
meritata questa vacanza e mi sono meritata anche i miei figli. Nonostante mi
faranno correre come una matta a Disneyland, io sarò pronta a correre per loro
e anche a travestirmi se necessario. Li amo! Sono tutta la mia famiglia. Sono
una parte di me che camminerà da sola nel mondo un giorno. Magari anche qua a
Parigi!
Mi sento euforica e voglio assaporare la vacanza come fosse acqua fresca
da una fonte di montagna. La storia con Paolo, mio marito, è finita da un anno
e da allora ho pensato solo alla serenità di Mattia e Clara, all'impatto che
avrebbe avuto su di loro la lontananza del padre. Ma nonostante la giovane età
pare abbiano capito che il distacco era la giusta conclusione della nostra
storia. Ed ora sono qui, dove tutto è cominciato; si, perchè con Paolo ci sono
venuta in viaggio di nozze dieci anni fa e da allora tante cose sono cambiate,
ma non il mio amore per questa città.
Ci tuffiamo in un Mac Donald's, sogno proibito di Mattia che tentenna un
attimo sull'ingresso prima di catapultarsi verso il bancone. Clara mi prende
per mano e guarda un po' spaventata il grosso clown simbolo del locale. Mattia
ha già pronto l'elenco delle ordinazioni, cibo che basterebbe per noi tre a
pranzo e cena, ma non voglio essere una mamma severa, quindi lo assecondo e
scelgo i panini rivolgendomi alla signorina dietro al bancone con il mio
francese scolastico ormai annebbiato dagli anni. La ragazza sorride poi mi dice
che anche lei è italiana, quindi sorrido a mia volta e mi rilasso.
Accanto a me una famiglia tipo parigina ci guarda come se fossimo bestie
rare; capisco l'antipatia dei francesi verso gli italiani, questa atavica
voglia di competizione, ma io sono troppo felice per dar loro la soddisfazione
di essere scocciato e rivolgo un sorriso a trentasei denti che li spiazza e li
fa girare. Missione compiuta! Sono a Parigi, e la festa è solo cominciata.
Ho promesso ai miei figli che gli avrei portati a Disney World e lo
farò, prima però voglio che loro vedano il più possibile di questa città
magnifica. Per me Parigi è un pò come Roma, entrambe sono città storiche dove
appena ci metti piede respiri cultura e antichità, città immortali, destinate a
far parlare di sè le generazioni a venire.
- Mamma e se poi la torre crolla?
Dopo il pranzetto non propriamente salutare, siamo in fila per accedere
all'ascensore che ci porterà dritti in cima alla Tour Effeil e Clara non sembra
paticolarmente entusiasta. Il suo naso è all'insù da parecchio tempo e messa a
paragone con la torre sembra ancora più piccola.
- Non crollerà, tesoro! Sta tranquilla!
Mattia si guarda attorno e i suoi occhi brillano di felicità. Rivedo gli
stessi occhi di Paolo dieci anni fa. Fremeva come un matto mentre facevamo la
stessa trafila per salire in cima e goderci il panorama. All'epoca era il
nostro primo viaggio da soli e l'euforia era indescrivibile.
- Mamma mamma mamma!
Mattia esce come una furia dall'ascensore e corre verso il panorama
seguito a ruota da Clara. Parigi vista da quassù sembra infinita. Lo penso io e
adesso lo pensano anche i miei figli.
- Mamma è bellissimo!
- Mamma grazie!
- Mamma ti vogliamo bene!
Non posso far altro che abbracciarli e stringerli forte a me, mentre
penso al momento in cui porterò i miei figli sulla Senna....
Dopo due ore riesco a convincere Mattia che ormai della Tour Eiffel
conosciamo ogni chiodo. La discesa insiste per farla a piedi, ma già prevedo
che per la mia povera schiena non sarà una passeggiata. Infatti, dopo appena
due rampe Clara si siede su un gradino, mi guarda e con aria stanca mi dice se
posso portarla in braccio. Mollo borsa e trolley a Mattia che da bravo ometto
inizia la discesa, quasi fosse la mia guardia del corpo. Provo un moto di
tenerezza e mi sento orgogliosa: dove posso trovare due figli più meravigliosi
dei miei?
Dopo duecento scalini mi fermo a prendere fiato, mentre Clara, stanca
anche per il viaggio aereo, mi crolla su una spalla addormentata. Avete
presente il peso di un bambino? Bene, quando ve lo trovate in braccio come un
sacco di patate la massa sembra improvvisamente raddoppiare, vi scappa da tutte
le parti e lo scendere le scale diventa un'impresa degna di Ercole e le sue
fatiche.
Mi appoggio alla griglia e osservo il Trocadero; davanti ad esso stanno
facendo una gara di skater e Mattia estrae la macchina fotografica per
immortalare le acrobazie più spettacolari. Non ce la faccio a stare in piedi e
quindi mi siedo, proprio mentre scorgo salire il mio stereotipo di bellezza
maschile. Rimango senza fiato e lo osservo, forse un po' troppo. Lui se ne
accorge e mi rivolge un sorriso radioso.
-Posso aiutarla?- mi dice in un italiano perfetto, ma dal piacevole
accento francese.
A questo punto dovrei ringraziare il Signore per avermi dato la
possibilità di incontrare Eros in terra, invece resto senza parole, lo guardo e
stupidamente rispondo: -No, grazie. Ce la faccio da sola...-.
Raggiungo l'albergo non so nemmeno come. Mi sento stupida, stanca ed
affamata. Durante il tragitto in taxi Clara si è svegliata ed ora è qui, più
pimpante che mai, che salta sul letto come un grillo. Mattia sta guardando sul
monitor della macchina fotografica le foto scattate agli skater; sorride beato,
mentre emula le mosse su una tavola immaginaria. Ad un certo punto si avvicina
e mostra una foto di me seduta sul gradino della Torre Eiffel con Clara
addormentata. Rimango senza parole, quando scorgo alle mie spalle la figura di
quell'uomo misterioso che sorride all'obiettivo. Noto che in mano ha un
opuscolo che mi sembra di conoscere.
-Come si fa a zoomare?- chiedo al mio tecnologico figlio. Lui mi mostra
come fare e immediatamente navigo nella foto sino a capire che quello che tiene
in mano è il depliant del mio albergo.
-Mio Dio!- esclamo, attirando l'attenzione dei miei figli che smettono
di saltare e si avvicinano. Mattia punta il dito e riconosce il tipo, quindi,
come se fosse la cosa più normale del mondo mi chiede: -Ti piace, mamma?-
Il mio viso assume una tonalità multicolor: si nota così tanto la cosa?
Cosa dovrebbe rispondere una madre in questa situazione? Decido di
accarezzargli la testa, ma lui mi sembra poco convinto. Anche Clara, curiosa,
si avvicina e guardando il tipo esclama: -E' proprio bello-.
E qui io trasecolo, presa tra due fuochi amici, i miei figli, che fino a
ieri consideravo al di fuori della mia sfera emotiva e passionale e che ora
invece li ritrovo complici.
-Io andrei a fare un giro per l'albergo- mi propone Mattia. -Magari
possiamo incontrarlo...-
Sono passate solo poche ore dall'arrivo a Parigi e già la magia di
questa città mi ha fatto incontrare un uomo bellissimo. Premo il tasto di
chiamata dell'ascensore e mi guardo in giro. Solo una cameriera con il
carrellino si dirige nella nostra direzione; sono tentata di mostrarle la foto
per sapere se lo conosce, ma prima che decida di farlo le porte si aprono e
Clara mi spinge all'interno.
-Vedrai che lo troviamo- dice serafica. Io sorrido imbarazzata; ma che
cosa si sono messi in testa di fare? Di trovarmi il principe azzurro? E poi un
tipo come quello non si metterebbe certo con una come me, con due figli e un
sacco di paranoie. Mi osservo nello specchio e nonostante tutto mi trovo
carina. Perchè non dovrei piacergli? Non mi manca proprio nulla. La porta si
spalanca nella hall, dove alcune persone sono sedute intente a leggere e
chiacchierare.
-Ho sete- piagnucola Clara, indicandomi il bar. E' quasi ora di cena e
forse oltre al bere riesco a rimediare qualcosa da mettere sotto ai denti.
Entro e noto con piacere che il bar fornisce anche piatti caldi ai
clienti, quindi mi avvicino al banco e richiamo l'attenzione del barista girato
di spalle intento a preparare una spremuta.
E qui il mondo ha uno scossone improvviso, il cui rumore assomiglia al
gridolino di gioia di mia figlia.
-E' lui!- esclama felice, puntando il dito. Mattia si rende conto
dell'accaduto, tira fuori la macchina fotografica ed inizia a scattare, mentre
io, senza fiato, mi perdo negli occhi dello sconosciuto.
-Parigi è magica-, dice, poi porgendomi la mano aggiunge : -Io sono
Marcel, al tuo servizio-.
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