Generi

venerdì 7 marzo 2014

Una mamma a Parigi

SCRITTO DA: ANGELA FRAGAPANE - MASSIMO FERRARIS - ANTONELLA MAGGIO -

Finalmente siamo arrivati a Parigi! Non riuscivo più a tenere fermi sull'aereo Mattia e Clara, un'ora e mezza di continui lamenti o domande "quando arriviamo mamma? ma è grande Parigi? più di Roma?". Mi sono presa cinque giorni di ferie dal lavoro per portare i miei figli a vedere le bellezze di Parigi (ma sono più io che voglio vederle) e anche per Disneyland. In fondo, per un bimbo di otto anni e una di cinque è la cosa più interessante di questo viaggio. Mi guardo attorno, l'aereoporto è pieno di gente, si respira aria di novità e di magica esaltazione. Non vedo l'ora di navigare con i miei due mostriciattoli sulla senna, o di portarli sopra la torre, o magari mi lasciano anche vedere un museo, almeno quello d'Orsay! "Mamma, ho fame, mamma sono stanca, mamma quando andiamo a giocare?". La voce dell'innocenza, la mia piccola Clara che mi ricorda che più che una turista, sono ancora e sempre una mamma. "Sì tesoro, ora andiamo a mangiare e poi in albergo a lasciare le valigie".Prendiamo i nostri trolley, io i due più pesanti e loro, quelli piccoli da bambini. E' già..sono a Parigi, questa vacanza sarà piena di lamenti (specie la piccola, non le va mai bene niente), ma ci divertiremo lo stesso. Oggi ci sono un pò di nuvole, ma credo che voglia venire fuori il sole, come a volerci dare il buongiorno. Intanto io sorrido e penso che essere qua con i miei figli è una sensazione meravigliosa, me la sono meritata questa vacanza e mi sono meritata anche i miei figli. Nonostante mi faranno correre come una matta a Disneyland, io sarò pronta a correre per loro e anche a travestirmi se necessario. Li amo! Sono tutta la mia famiglia. Sono una parte di me che camminerà da sola nel mondo un giorno. Magari anche qua a Parigi!
Mi sento euforica e voglio assaporare la vacanza come fosse acqua fresca da una fonte di montagna. La storia con Paolo, mio marito, è finita da un anno e da allora ho pensato solo alla serenità di Mattia e Clara, all'impatto che avrebbe avuto su di loro la lontananza del padre. Ma nonostante la giovane età pare abbiano capito che il distacco era la giusta conclusione della nostra storia. Ed ora sono qui, dove tutto è cominciato; si, perchè con Paolo ci sono venuta in viaggio di nozze dieci anni fa e da allora tante cose sono cambiate, ma non il mio amore per questa città. 
Ci tuffiamo in un Mac Donald's, sogno proibito di Mattia che tentenna un attimo sull'ingresso prima di catapultarsi verso il bancone. Clara mi prende per mano e guarda un po' spaventata il grosso clown simbolo del locale. Mattia ha già pronto l'elenco delle ordinazioni, cibo che basterebbe per noi tre a pranzo e cena, ma non voglio essere una mamma severa, quindi lo assecondo e scelgo i panini rivolgendomi alla signorina dietro al bancone con il mio francese scolastico ormai annebbiato dagli anni. La ragazza sorride poi mi dice che anche lei è italiana, quindi sorrido a mia volta e mi rilasso.
Accanto a me una famiglia tipo parigina ci guarda come se fossimo bestie rare; capisco l'antipatia dei francesi verso gli italiani, questa atavica voglia di competizione, ma io sono troppo felice per dar loro la soddisfazione di essere scocciato e rivolgo un sorriso a trentasei denti che li spiazza e li fa girare. Missione compiuta! Sono a Parigi, e la festa è solo cominciata.
Ho promesso ai miei figli che gli avrei portati a Disney World e lo farò, prima però voglio che loro vedano il più possibile di questa città magnifica. Per me Parigi è un pò come Roma, entrambe sono città storiche dove appena ci metti piede respiri cultura e antichità, città immortali, destinate a far parlare di sè le generazioni a venire.
- Mamma e se poi la torre crolla?
Dopo il pranzetto non propriamente salutare, siamo in fila per accedere all'ascensore che ci porterà dritti in cima alla Tour Effeil e Clara non sembra paticolarmente entusiasta. Il suo naso è all'insù da parecchio tempo e messa a paragone con la torre sembra ancora più piccola.
- Non crollerà, tesoro! Sta tranquilla!
Mattia si guarda attorno e i suoi occhi brillano di felicità. Rivedo gli stessi occhi di Paolo dieci anni fa. Fremeva come un matto mentre facevamo la stessa trafila per salire in cima e goderci il panorama. All'epoca era il nostro primo viaggio da soli e l'euforia era indescrivibile.
- Mamma mamma mamma!
Mattia esce come una furia dall'ascensore e corre verso il panorama seguito a ruota da Clara. Parigi vista da quassù sembra infinita. Lo penso io e adesso lo pensano anche i miei figli.
- Mamma è bellissimo!
- Mamma grazie!
- Mamma ti vogliamo bene!
Non posso far altro che abbracciarli e stringerli forte a me, mentre penso al momento in cui porterò i miei figli sulla Senna....
Dopo due ore riesco a convincere Mattia che ormai della Tour Eiffel conosciamo ogni chiodo. La discesa insiste per farla a piedi, ma già prevedo che per la mia povera schiena non sarà una passeggiata. Infatti, dopo appena due rampe Clara si siede su un gradino, mi guarda e con aria stanca mi dice se posso portarla in braccio. Mollo borsa e trolley a Mattia che da bravo ometto inizia la discesa, quasi fosse la mia guardia del corpo. Provo un moto di tenerezza e mi sento orgogliosa: dove posso trovare due figli più meravigliosi dei miei?
Dopo duecento scalini mi fermo a prendere fiato, mentre Clara, stanca anche per il viaggio aereo, mi crolla su una spalla addormentata. Avete presente il peso di un bambino? Bene, quando ve lo trovate in braccio come un sacco di patate la massa sembra improvvisamente raddoppiare, vi scappa da tutte le parti e lo scendere le scale diventa un'impresa degna di Ercole e le sue fatiche.
Mi appoggio alla griglia e osservo il Trocadero; davanti ad esso stanno facendo una gara di skater e Mattia estrae la macchina fotografica per immortalare le acrobazie più spettacolari. Non ce la faccio a stare in piedi e quindi mi siedo, proprio mentre scorgo salire il mio stereotipo di bellezza maschile. Rimango senza fiato e lo osservo, forse un po' troppo. Lui se ne accorge e mi rivolge un sorriso radioso.
-Posso aiutarla?- mi dice in un italiano perfetto, ma dal piacevole accento francese.
A questo punto dovrei ringraziare il Signore per avermi dato la possibilità di incontrare Eros in terra, invece resto senza parole, lo guardo e stupidamente rispondo: -No, grazie. Ce la faccio da sola...-.
Raggiungo l'albergo non so nemmeno come. Mi sento stupida, stanca ed affamata. Durante il tragitto in taxi Clara si è svegliata ed ora è qui, più pimpante che mai, che salta sul letto come un grillo. Mattia sta guardando sul monitor della macchina fotografica le foto scattate agli skater; sorride beato, mentre emula le mosse su una tavola immaginaria. Ad un certo punto si avvicina e mostra una foto di me seduta sul gradino della Torre Eiffel con Clara addormentata. Rimango senza parole, quando scorgo alle mie spalle la figura di quell'uomo misterioso che sorride all'obiettivo. Noto che in mano ha un opuscolo che mi sembra di conoscere.
-Come si fa a zoomare?- chiedo al mio tecnologico figlio. Lui mi mostra come fare e immediatamente navigo nella foto sino a capire che quello che tiene in mano è il depliant del mio albergo.
-Mio Dio!- esclamo, attirando l'attenzione dei miei figli che smettono di saltare e si avvicinano. Mattia punta il dito e riconosce il tipo, quindi, come se fosse la cosa più normale del mondo mi chiede: -Ti piace, mamma?-
Il mio viso assume una tonalità multicolor: si nota così tanto la cosa? Cosa dovrebbe rispondere una madre in questa situazione? Decido di accarezzargli la testa, ma lui mi sembra poco convinto. Anche Clara, curiosa, si avvicina e guardando il tipo esclama: -E' proprio bello-.
E qui io trasecolo, presa tra due fuochi amici, i miei figli, che fino a ieri consideravo al di fuori della mia sfera emotiva e passionale e che ora invece li ritrovo complici.
-Io andrei a fare un giro per l'albergo- mi propone Mattia. -Magari possiamo incontrarlo...-
Sono passate solo poche ore dall'arrivo a Parigi e già la magia di questa città mi ha fatto incontrare un uomo bellissimo. Premo il tasto di chiamata dell'ascensore e mi guardo in giro. Solo una cameriera con il carrellino si dirige nella nostra direzione; sono tentata di mostrarle la foto per sapere se lo conosce, ma prima che decida di farlo le porte si aprono e Clara mi spinge all'interno.
-Vedrai che lo troviamo- dice serafica. Io sorrido imbarazzata; ma che cosa si sono messi in testa di fare? Di trovarmi il principe azzurro? E poi un tipo come quello non si metterebbe certo con una come me, con due figli e un sacco di paranoie. Mi osservo nello specchio e nonostante tutto mi trovo carina. Perchè non dovrei piacergli? Non mi manca proprio nulla. La porta si spalanca nella hall, dove alcune persone sono sedute intente a leggere e chiacchierare.
-Ho sete- piagnucola Clara, indicandomi il bar. E' quasi ora di cena e forse oltre al bere riesco a rimediare qualcosa da mettere sotto ai denti.
Entro e noto con piacere che il bar fornisce anche piatti caldi ai clienti, quindi mi avvicino al banco e richiamo l'attenzione del barista girato di spalle intento a preparare una spremuta.
E qui il mondo ha uno scossone improvviso, il cui rumore assomiglia al gridolino di gioia di mia figlia.
-E' lui!- esclama felice, puntando il dito. Mattia si rende conto dell'accaduto, tira fuori la macchina fotografica ed inizia a scattare, mentre io, senza fiato, mi perdo negli occhi dello sconosciuto.
-Parigi è magica-, dice, poi porgendomi la mano aggiunge : -Io sono Marcel, al tuo servizio-.

0 commenti:

Posta un commento

Cosa ne pensi?...