Generi

venerdì 7 marzo 2014

40 anni, single

SCRITTO DA: MASSIMO FERRARIS - ANGELA FRAGAPANE

Per la terza volta entro nel bar di fronte all'ufficio. Il tipo dietro al bancone mi guarda e sorride, probabilmente ha già capito perchè da una settimana a questa parte piombo nel suo locale per "stordirmi" di caffè, snack e aperitivi. Luana è la risposta, una splendida trentenne dai capelli rossi, ricci e vaporosi che ha pensato bene di rovinarmi la vita venendo a lavorare qui.
Gino, il barista, non commenta, anzi pare divertito e mi stappa il Crodino delle undici, mentre la dea in rosso si occupa di un paio di clienti, uomini, che se la stanno divorando con gli occhi.
-Lascia perdere: è sposata- mi dice d'un tratto, facendomi rovesciare l'aperitivo sulla cravatta nuova, regalo della mamma. Io faccio finta di niente e sposto lo sguardo da lei a lui.
-Sposata?- chiedo, forse con una nota gracchiante in più del dovuto.
-Si, e ha pure un figlio, quindi...-
Pago, mi alzo ed esco. Da questo momento il bar è zona off-limit, quindi metto le man in tasca, nascondo la cravatta sporca e rientro in ufficio.
-Che hai Luca, sembra che ti sia morto il gatto- mi apostrofa Marcello, il collega brillante che tutti sicuramente hanno come compagno di lavoro. -Andata buca con qualcuna?-
Alzo le spalle e sprofondo nella poltrona dietro il pc. Sposto gli occhi ed incontro la faccia sorridente di Frate Indovino. Sul calendario sono segnati gli appuntamenti del mese, ma quello che spicca di più è un cerchiolino rosso sulla data del 20, quella del mio compleanno.
"Fra due settimane compio quarant'anni!" penso con un brivido, e già mi vedo avviato verso un futuro senza speranza. Sono single, lo sono sempre stato e nessuna donna mi ha mai considerato. Ma adesso basta: il compleanno lo festeggerò con la mia lei!
Più facile a dirsi che a farsi. La mia rubrica, a patto di possederne una, è vuota; nessun numero di telefono femminile, a parte quello di mia mamma e di zia Carla. Marcello mi osserva divertito dalla sua postazione ed io mi faccio ancora più piccolo e assumo la forma del monitor. Davanti allo schermo, su cui troneggia il logo di Google, mi viene la grande idea di cercare siti di incontri online. Su tutti i giornali appaiono le pubblicità, ma accidenti se me ne viene in mente una. Digito a caso la parola “incontri” e subito mi si apre un universo di risultati. La maggior parte riguarda scappatelle extraconiugali e contatti gay. Che tristezza...
Forse dovrei chiedere a Marcello, che di donne se ne intende, ma così facendo ho paura che possa apparire ai suoi occhi un perdente, se già non lo sono.
Mi rendo conto che la colpa non è solo mia, ma anche di mamma. Rimasta vedova giovanissima e con me piccolo, ha sempre riversato sul sottoscritto un amore morboso che l'ha spinta a proteggermi sempre e comunque. 
“Le donne ti faranno solo soffrire”, “l'unica donna che non ti tradirà mai è la mamma”, e via di seguito, attraverso gli anni, sino ad arrivare ad oggi, due settimane agli “anta”. Provo un calore allo stomaco e mi rendo conto che la colite torna a farsi sentire: forse ho esagerato con le schifezze al bar.
C'è poi un'altra piccola cosa che non ho detto, e vorrei rimanesse tra noi: sono pure vergine. In tutti i sensi, dalla testa ai piedi. Persino le mie labbra non hanno mai incontrato una bocca femminile, nonostante da ragazzo non perdevo occasione per entrare nel gioco della bottiglia.
La situazione più erotica mai vissuta in vita mia è stata farmi spalmare la crema solare al mare da una mia amica. Risultato: sono rimasto a pancia in giù un paio d'ore sotto il sole cocente, sta a voi capire il perchè... 
Mi sento veramente a pezzi e decido di chiedere qualche giorno di ferie. Quando lo riferisco a mia madre mi chiede subito se sto male. Per lei il riposo equivale alla malattia. Appena le dico che ho anche intenzione di fare un viaggio ha quasi una crisi e tra le lacrime mi confessa la paura che abbia conosciuto qualche “maladonna”, come le chiama lei, che mi vuole portare via. Volesse il cielo!
Per non passare per lo sfigato cronico sin qui descritto posso assicurarvi che in vita mia ci ho provato tante volte ad uscire con qualche ragazza. Cena fuori, cinema, passeggiata, ma sul momento più bello l'omino che c'è in me, che ha inevitabilmente la faccia della mamma, mi ha sempre frenato. L'ultima, Tiziana, divorziata e madre di un bambino di nove anni, sembrava quella giusta, la tipa che poteva “squarciare” il dono che ho sempre custodito. Sarebbe potuto durare e funzionare, se non che, al secondo appuntamento mi dice di salire in casa sua, io mi faccio coraggio e la seguo. Ci mettiamo sul divano, lei mi guarda con occhi da cerbiatta e io esco fuori con: -non ho mai baciato nessuna...-.
Risa da parte sua di incredulità, ma sembra quasi passarci sopra quando un'altra perla di saggezza spunta dalla mia bocca: -... in più sono vergine...-.
Trenta secondi dopo ero sul pianerottolo, con lei che continuava ad urlarmi dietro che se volevo prendere per il culo qualcuno lei era la persona sbagliata.
Il capo mi ha concesso una settimana di ferie. Dopo avermi guardato per bene ha deciso che prima di assomigliare sempre di più ad uno zerbino era meglio che me ne stessi a casa a recuperare. L'ho ringraziato e sono sgattaiolato fuori, nella speranza di non incontrare nessun collega. E invece il solito Marcello mi ha pizzicato mentre scendevo le scale.
-Anche tu ti tieni in forma? Niente ascensore, ne a scendere ne a salire-.
-Già...- rispondo meccanicamente.
-Ho saputo che vai in ferie-. Ma chi diavolo glielo avrà detto: in questo ufficio vige la buona abitudine di farsi gli affari degli altri. -Viaggetto? Magari con la pollastrella di turno, eh?- e mi da un pugnetto sulla spalla schiacciando l'occhio.
Forse lo fa per amicizia, o forse solo perchè gli faccio pena, non l'ho ancora capito; fatto sta che qualcosa devo pur rispondere, così ammetto di aver pensato ad una vacanza lontano da casa.
-Ti propongo le Canarie, non troppo lontane, clima ottimo e pieno di "tope". Cerca comunque di evitare Gran Canaria, perchè quella è la patria di... non so se ci siamo capiti...- altro pugnetto e occhiolino.
No, non ci siamo capiti, ma comunque non me ne frega niente. Sorrido, ringrazio e cerco goffamente di ricambiare il pugno sulla spalla. Guardo l'ora e penso di avere ancora qualche minuto di tempo prima che la mamma cominci a chiamarmi per sapere dove sono. Istintivamente mi dirigo verso il bar di Gino, ma freno e scarto di lato quando scorgo che la dea rossa è sulla porta. Si accorge della mia presenza, io mi blocco e reagisco al suo sorriso con una fuga da centometrista.
Quando ero alle scuole medie, nell'attesa di incontrare la ragazza del momento ed evitare di arrivare all'appuntamento impreparato, mi allenavo a baciare davanti allo specchio. In camera mia quello dell'armadio era sempre "lumacato" a forza di prove, che dovevo pulire per evitare che la mamma se ne accorgesse. La presenza di stracci e flacone di Vetril la rendeva orgogliosa, perchè pensava che tenessi alla pulizia della stanza. Così, per rendere tutto più credibile, oltre allo specchio finivo anche per pulire quotidianamente la porta finestra.
Arrivato alle superiori, all'età di sedici anni, decisi che era giunto il momento per allenamenti ben più consistenti, così mi misi in testa di acquistare una bambola gonfiabile, di cui avevo sentito parlare nel "sottobosco" scolastico. Ma erano ancora gli anni in cui internet sembrava un'invenzione da fantascienza e che i negozi "particolari" non avevano fatto ancora capolino, specialmente in una cittadina piccola come la mia.
La festa dei diciotto anni la raggiunsi senza l'allenamento dovuto, nonostante i miei amici raccontassero di imprese sessuali degne di Rocco Siffredi. Io ascoltavo, assorbivo la teoria e, non mi vergogno a dirlo, prendevo appunti. L'Università si trasformò in un vero calvario; quasi tutti i miei amici erano in coppia e le poche ragazze ancora single pensavano solo a studiare. In biblioteca le osservavo, fantasticando sulla loro biancheria intima, e tra tutte ero attratto da Valeria, una del mio corso. Con enorme fatica stuzzicai il suo interesse e finimmo per diventare amici. Mi piaceva, era carina e simpatica, ma il mio io-mamma interno era sempre pronto a frenarmi. Ci siamo persi di vista dopo la laurea, ma chissà come il perverso destino me l'ha fatta incontrare, ora, qui davanti all'agenzia di viaggi.
-Non ci posso credere, tu!- esclama con un tono che riesce a far girare la gente nel raggio di venti metri. E' sempre stata piuttosto espansiva e il tono della voce a quanto pare non è mutato negli anni. Mi accorgo subito che è ancora molto bella, anzi a dirla tutta è migliorata. Mi salta praticamente addosso e mi affonda un bacio in piena guancia.
-Valeria, ma non eri in Spagna?- 
Dopo la laurea si era messa in testa di fare un master in lingua straniera, e tramite conoscenze si era aggregata ad un gruppo che aveva scelto la Spagna come meta. D'altronde, con il padre ricco che si ritrovava, il problema di mantenersi in terra straniera non sussisteva. Da allora i miei contatti con lei erano svaniti; avevo provato a chiedere, ma nessuno aveva saputo dirmi che fine avesse fatto.
-Guarda che l'Università è finita da un pezzo- mi dice sorniona. -A dire il vero il master non l'ho nemmeno iniziato, ma in compenso ho incontrato Miguel.-
Ecco, lo sapevo, almeno lei una storia se l'era fatta. L'unico sfigato ero rimasto io.
-Tuo marito?- chiedo, tanto per fare conversazione.
-Ma no! Miguel è, anzi era perchè ormai è morto, quello che mi ha aiutato nella carriera. Possedeva un bar a Madrid frequentato da gente importante, come banchieri, avvocati e dottori, e grazie a lui sono riuscita ad entrare nella Borsa spagnola. Due mesi fa sono tornata in Italia ed ora eccomi qua, nella mia città di origine, con un lavoro che posso gestire col computer, e felicemente single!-
Ecco, perchè mai ha voluto puntualizzare il suo stato con la parola single? Esserlo non vuol dire necessariamente trovarsi nella mia posizione, che penso nemmeno il più osservante dei preti abbia mai vissuto.
-Ti trovo bene- mi dice prendendomi a braccetto, poi formula la frase tipo: -Sposato?-
-No, anche io felicemente single- riesco a rispondere, mentre la testa comincia a fumare per colpa del suo contatto. Cerco di liberarmi, ma lei si fa più insistente.
-Dai, vecchio orso, ma di che hai paura? Così sei solo soletto come me...-
-...per il fatto che non ti sei mai sposata?- oso chiedere. Lei sorride forzatamente poi fa no con la testa. Forse ho toccato un brutto tasto: d'altronde ha iniziato lei!
-Però ho un figlio- mi confessa mollando la presa. Ecco che di colpo ripiombo ad essere lo sfigato. Non oso domandarle altro, mi pare che l'avermelo detto l'abbia turbata a sufficienza. Cerco di portare il discorso su un terreno meno brullo e le chiedo se ha intenzione di fare un viaggio.
-Ho giusto una settimana di ferie prima di ripartire per Parigi per lavoro. Pensavo di andare a riposarmi in qualche posto tranquillo. E tu?-
Non faccio in tempo a rispondere che squilla il cellulare. Indovinate un po' chi è? La mamma, naturalmente. Sono quasi tentato di rifiutare la chiamata, ma conosco troppo il tipo che finirebbe per chiamare i Carabinieri dandomi per scomparso. Faccio cenno a Valeria di attendere e vengo invaso dalla voce di mamma che mi fa un elenco di cose da comprare. Aiuto!
Saluto la mamma e rimetto il cellulare nel taschino. Ha proprio le antenne mia madre, mi chiama nel bel mezzo di una conversazione con una donna!
-Si chiama Manuel e vive con me quando sono in città e dai nonni quando parto per lavoro.
Mi dice Valeria, io non le avevo chiesto nulla, ma lei continua a parlare - Suo padre ci ha mollati presto, Manuel aveva pochi mesi. Sai com'è, la responsabilità non era contemplata nel suo dna, a lui interessava solo la palestra, viaggi e donne. Ecco perchè ora sono felicemente single!-
mi dice sorridendo e mostrando quei bellissimi denti bianchi. Quanto è bella. Ora, se non fossi il solito sfigato le potrei proporre di mangiare qualcosa insieme, e magari potrei anche abbracciarla...
-Allora, hai deciso dove andare?-continua lei guardandomi e continuando a sorridere.
-Tu che mi consigli? la dovresti conoscere la Spagna- rispondo sorridendo anche io
-Allora, se cerchi un viaggio di cultura, ti consiglio Madrid, è molto bella anche l'Andalusia, se cerchi più movimento e una città multiculturale, allora vai a Barcellona! hei..ma se vuoi andare a donne..-
- no, no che dici, voglio solo fare un viaggio tranquillo ..- mi imbarazzo come uno stupido quindicenne, forse lei nota il mio lieve rossore. Mi guarda con quegli occhi verdi e quello sguardo un pò monello - ah ah scusa ti sembro impicciona vero? senti, entriamo e prendiamo un depliant poi ce lo guardiamo assieme mentre mangiamo qualcosa ti va? sto morendo di fame!- Urca, ma ha il potere di leggermi nel pensiero. Sorrido accenno un sì con la testa e penso che è una bellissima idea. Bè, quasi quasi, oltre al depliant, in viaggio mi porterei pure lei!
Ritorno a casa giusto in tempo per la cena e mi sorbisco le mene di mia madre. Mi rendo conto solo adesso di quanto sia noiosa? L'ora passata con Valeria è stata tra le più belle mai vissute, e questo grazie solo a lei e alla sua freschezza, al saper rendermi felice. Mi sono ritrovato venti anni più giovane, con lei accanto pronta a tutto, pur di divertirci. Penso che dopo tanto tempo quello che provo per lei non è mai cambiato, e quel qualcosa ha solo un nome: amore.
Affondo distrattamente la forchetta nella purea di patate, mentre mia madre mi rende edotto sulle ultime news della giornata: scala quaranta con zia Carla, le corna messa dalla moglie al vicino e le domande della ghigliottina all'Eredità.
Ripenso a Valeria. -Allora si va a Tenerife!- ha deciso vedendomi interessato ad un albergo da favola. -Ci sono stata due volte e ci ritornerei altre dieci-. Valeria ha deciso la nostra meta di colpo, come quando in passato gli frullava qualcosa per la testa e io dovevo per forza accontentarla. Lo dico a mia madre e lei per poco non si strozza con un boccone di pane. -E con chi ci andresti, di grazia?-
-Con Valeria, ti ricordi, la mia ex compagna di Università- lancio il petardo in attesa dello scoppio. E infatti il botto non tarda ad arrivare.
-Chi, quella "maladonna" che ti voleva portare via da me? E' tornata alla carica? Ma dovrà passare sul mio cadavere, prima che...-
Non le lascio terminare la frase, sono veramente stanco e stufo di come da quarant'anni dirige la mia vita, così mi alzo, la guardo fisso e le dico: -Sai che ti dico? Io quella me la sposo, che tu sia d'accordo o no!-. Così dicendo afferro la giacca ed esco sbattendo la porta.
Dopo un'ora a girare per le vie del centro, illuminato da vetrine vuote, ricevo la telefonata della zia Carla che mi avvisa che mamma è stata ricoverata al pronto soccorso per un attacco di cuore. Il primo istinto è quello di ridere per la battuta, ma il tono della zia è piuttosto serio, così corro al garage, salto sullo scooter e raggiungo l'ospedale. La mamma è sul lettino, la solita ottima cera sul viso, ma inizia a lamentarsi non appena mi scorge.
-Stavo per morire- mi dice con una recitazione degna di un'attrice. -Te ne sei andato e io mi sono sentita persa. Non farlo più alla tua mamma...-
Non dico nulla; avvicino una sedia, mi siedo e mi porto le mani alla testa. Rimango così fino a quando lei allunga la mano e mi accarezza i capelli.
-Sono proprio cattiva, vero?- mi domanda ad un tratto. Io la guardo e scorgo una luce nuova nei suoi occhi.
-Perchè dici così?- le domando, con voce talmente tremante che quasi sfocia nel pianto.
-Perchè ti sto rovinando la vita. Anzi te l'ho rovinata. Perchè sono egoista e perchè tu hai quasi quarant'anni ed è giusto che ti faccia una vita tua-.
Quelle parole, dalla bocca di mia madre, sono le ultime che avrei mai pensato di udire. Devo essere ben messo male se mamma si è accorta del danno che ha causato in me. Potrei dirle che non è vero, risponderle che sono io ad essere sbagliato, ma non sarebbe giusto, sarebbe sotterrare ancora la testa sotto la sabbia. Io ho bisogno di "Vita" con la lettera maiuscola, amare, sentirmi felice ed appagato e questo è il momento giusto.
-E' vero: ho bisogno di crescere- le dico, mentre una lacrima mi riga la faccia.
Aereoporto di Tenerife Sur, prendo le chiavi della Fiat Panda al bancone della Hertz ed esco seguito da Valeria che armeggia con le valigie ed intanto cerca di infilarsi gli occhiali. Il tempo è splendido e dopo pochi minuti siamo sulla TF-1 in direzione Playa de las Americas. Al bancone dell'hotel un tipo con capelli gelati e pizzetto tinto ci chiede i voucher , documenti e ci consegna la chiave della camera. Una sola? Non è possibile, in agenzia avevamo ordinato due singole. Valeria mi stringe il braccio e mi strizza l'occhio. "Poi ti spiego", mi sussurra. Comincio ad agitarmi ed inciampo con il trolley nei piedi di una turista tedesca che inizia ad inveire nella sua lingua. Mi scuso come posso, con il mio inglese da dummies, ma per fortuna interviene Valeria a sistemare le cose rivolgendosi alla tipa in perfetto tedesco.
-Non sapevo lo conoscessi- le dico ringraziandola.
-Non sai tante cose di me, ma le scoprirai... A proposito: la signora durante il turpiloquio ti ha chiamato "chiappe secche". Però io non sono d'accordo- e mi osserva il fondoschiena. Qui si mette male, anzi forse bene, ma comincia a palpitarmi il cuore al pensiero di rimanere da solo in camera con lei. Appena entra decide di farsi una doccia per poi andare a cercare un locale per la cena. Io cerco di sistemare le mie cose poggiando la valigia sul grande letto matrimoniale. Il trolley mi esplode letteralmente tra le mani: un letto solo!!! Valeria si accorge del caos e entra in camera indossando solo gli slip.
-Che succede?- mi chiede perplessa. Io la guardo, cercando di mantenere la visuale non oltre il collo, ma lei pare divertita della mia reazione. Dio mio, quanto è bella.
-Niente, non riuscivo ad aprire la serratura... Belli gli slip- e qui crollo seduto sul letto.
Valeria traffica nella borsetta e tira fuori una busta che mi consegna. Si siede vicino a me e con un sorriso mi dice di leggerla. Riconosco la grafia di mia mamma e ho un tuffo al cuore
"Caro Luca, non ti ho mai scritto, ma voglio farlo ora, alla soglia dei tuoi quarant'anni. Ti ho sempre ricoperto di attenzioni e di regali, sono stata una madre apprensiva e, mi accorgo ora, egoista. Tu sei il figlio che tutte le donne vorrebbero avere, ma non è giusto che questo legame rovini il nostro rapporto e il tuo futuro. Ho incontrato Valeria, in ospedale, così fresca e piena di vita. Mi ha raccontato di voi, di lei, della sua vita, e di te. Quando ti ha rivisto l'amore di venti anni fa è ritornato, e io sono convinta che ti farà felice. Per un compleanno così importante ti regalo la cosa che più desideri: la libertà di scegliere. Tua mamma".
Mi metto piangere come un bambino e d'istinto abbraccio Valeria, e la sento calda, morbida e... mia. Tutti i dubbi spariscono e la mia bocca cerca la sua, con dolcezza e sono sorpreso di quanto sia facile baciarla. Lei si sdraia sul letto e mi sussurra "non avere paura, ci sono io", e finalmente mi libero dal passato e faccio l'amore per la mia prima volta.
Il sole che filtra dalla finestra ci coglie nudi ed abbracciati. Valeria dorme e il suo respiro è dolce e rilassato. La guardo, sfioro il suo profilo con un dito e mi alzo, cercando di non svegliarla.
Sono le nove di mattina, e la velatura, tipica del cielo canario si sta diradando per lasciare spazio al sole. Vedo la vita che riprende; l'uomo che pulisce la piscina, le cameriere pronte a rifare le stanze, l'odore del mare.
Alzo le braccia al cielo ed ho un brivido, poi rivolto all'azzurro esclamo: - Grazie mamma... addio verginità, benvenuto amore!-

0 commenti:

Posta un commento

Cosa ne pensi?...