SCRITTO DA: PAOLO ALBERTIN - ANTONELLA MAGGIO - MASSIMO FERRARIS
Non si riesce ad iniziare una giornata in pace. Me ne basterebbe una: arrivare con calma, poi uscire per il cappuccino; due chiacchiere con quella bella figa del bar dei cinesi; tornare alle dieci e aprire la posta. Niente da fare, sei mesi di clausura, e mio fratello che si vanta che il vero manager arriva primo ed esce ultimo. Ma vaffanculo. Maledetto quel giorno che mi hanno convinto a prendere stagisti: non sanno niente, non fanno niente, non capiscono niente.
Non si riesce ad iniziare una giornata in pace. Me ne basterebbe una: arrivare con calma, poi uscire per il cappuccino; due chiacchiere con quella bella figa del bar dei cinesi; tornare alle dieci e aprire la posta. Niente da fare, sei mesi di clausura, e mio fratello che si vanta che il vero manager arriva primo ed esce ultimo. Ma vaffanculo. Maledetto quel giorno che mi hanno convinto a prendere stagisti: non sanno niente, non fanno niente, non capiscono niente.
Adesso l'università mi manda un'altra speranzosa. Me la dovrei prendere
in carico, e queste arrivano la mattina presto, come se servisse.
Mi hanno stampato il curriculum: che razza di esperienza vuoi che abbia
una che è laureata da due mesi? Il ragioniere comincia ad introdurmi i problemi
del giorno, e le telefonate, e gli appuntamenti, perché la regione veneto e il
presidente la provincia...
Passo davanti alla finestra, madonna... ho due occhiaie che sembro
Derrick a fine carriera; se non mi do una regolata qua ci lascio la pelle. Tre
ore di sonno a notte: ma la Janira non mi lascia in pace, e poi con quello che
mi costa me la voglio godere. Ma stasera si sta a casa e si recupera...mi vien
già da ridere, quando mai!
"C'è di là la dottoressa Rossi, la faccio entrare?"
No, vorrei dire, rimandala a casa a scrivere cazzate in rete, tanto sarà
quello il suo passatempo.
"Un attimo": mi controllo la cravatta, almeno è intonata e
stirata; la cravatta, assieme allo sguardo, intimidisce, mette ognuno al suo
posto. "Si, grazie, falla entrare."
- Ehm... posso?
- Avanti, avanti!
Dico distrattamente. Ho preso posto alla mia scrivania e faccio finta di
essere troppo impegnato con il computer. Faccio sempre così da quando ho letto
su un libro spazzatura, tipo "Manuale di Nonna Papera", che gli
uomini manager devono fingere di essere impegnatissimi con il loro lavoro anche
durante i colloqui. Serve per mettere gli stagisti KO sin dall'inizio e per
evitare che qualcuno, magari con qualche grillo per la testa, si faccia strani
pensieri. Gli stagisti restano sempre stagisti almeno per 10 anni. Anche loro
devono fare la gavetta che ho fatto io.
- Sono la Dottoressa Rossi, piacere!
Vedo una mano che si allunga verso di me. La pelle candida e sicuramente
morbida. Le unghie curate e tremendamente sexy. Mi sento preso contropiede.
Questa qui non ha aspettato neppure che io sollevassi lo sguardo per
presentarsi. E allora lo sollevo. Silenzio. Di essere giovane è giovane, anzi
giovanissima e... accidenti non è per niente come me l'ero immaginata. Non è
racchia e il suo viso è perfetto, non ha neppure una sola cicatrice di acne
giovanile. Sorride mentre la sua mano è ancora tesa verso di me.
- Piacere...
Dico poi incerto. Il mio cervello ha finalmente dato l'impulso alle
labbra per pronunciare parola e ai miei arti per afferrare la sua mano e
concludere le presentazioni. Dopo essermi insultato pesantemente nella mente,
riprendo il controllo della situazione.
- Perchè si è candidata per questo lavoro?
-Perchè sono la più brava. La persona giusta per lei-.
Alla faccia della modestia! Capisco che una deve fare bella figura
quando si presenta ad un colloquio, ma questa sta frantumando tutti i record.
Continua a sorridere e non fa una piega. Vestito perfetto, borsa ben abbinata
alle scarpe, calze nere che su di me hanno un effetto devastante, insomma
l'immagine della perfezione ed efficienza.
-Bene, vedo che partiamo con sprint- dico, cercando di riprendere in mano
la scena. Il posto di stagista ha bisogno di essere ricoperto da una persona di
carattere, ma di certo non cafona.
-Mi racconti qualcosa di lei- chiedo alla ragazza, che ancora non mi ha
detto il suo nome.
-E' tutto scritto nel curriculum appoggiato sul tavolo di fronte a lei-.
E qui comincio ad odiarla! Cosa diavolo ci potrà mai essere scritto in
un pezzo di carta che serve da presentazione, se è solo due mesi che è uscita
dall'Università? Ma con chi crede di parlare?
-Preferirei che si presentasse raccontandomelo-. La guardo con sfida,
assumendo l'aria dell'uomo competente e tutto d'un pezzo. Mi aggiusto il nodo
della cravatta, gesto che incute sempre un certo timore, ma mi accorgo che su
di lei non ha effetto. Sospira scocciata e inizia a recitare la poesia.
-Mi chiamo Lorena Rossi, ho 23 anni, laureata in Economia e tecniche di
marketing a pieni voti con pubblicazione della tesi. Due anni di
specializzazione presso la Domax...-, e così di seguito per qualche minuto. La
tipa ha più esperienza di quanto pensassi: stage in istituti importanti,
studente lavoratrice, molto efficiente e pure bella.
Accidenti, dove la trovo un'altra stagista così, sarebbe persino
perfetta come lavoratrice a tempo indeterminato nella mia azienda, ma io non ho
nessuna intenzione di darglielo a vedere. Sarebbe la fine, la mia fine.
- D'accordo, penso che possa bastare!
Dico con un tono di voce un pò austero che persino alle mie orecchie
giunge fasullo.
- Le faremo sapere!
Finalmente vidi la sicurezza di Lorena vacillare un tantino. Cosa
credevi donna? Pensavi davvero che ti avrei fatto anche l'inchino e ti avrei
ceduto la mia poltrona? Bhe... se non mi davo una regolata l'avrei fatto per
davvero.
Feci passare una settimana prima di dar ordine alla mia segretaria di
richiamare la ragazza, ma fui chiaro, per telefono nessuna spiegazione, doveva
semplicemente presentarsi a rapporto da me.
Quando varcò la porta del mio ufficio, Lorena portò con sè una ventata
di freschezza e un profumo talmente inebriante che fui tentato di spalancare le
finestre per ritrovare il controllo di me stesso. Dovevo tenerla sulle spine,
avrei fatto un giro di parole tanto lungo fino a quando quella serpe sexy in
tacco a spillo non m'avesse supplicato.
- E' assunta!
Bravo! Perfetto! Sei proprio una pappamolle!
Da quando una donna riusciva a mettermi al tappeto???
Non sto più nella pelle, ho appena firmato un contratto della durata di
sei mesi per l’Azienda più prestigiosa della zona. Di questi tempi è un sogno!
Sei mesi di massima concentrazione, non mi concederò nessuna distrazione. Me la
caverò benissimo e trascorsi sei mesi mi offriranno un aumento e un posto
fisso. I miei genitori saranno orgogliosi di me.
Lo stage prevede un ruolo di assistenza alla direzione generale. Cavolo…
un posto di rilievo, proprio al quinto piano, quello blindato.
Il Direttore Generale è gioviale, la Responsabile di segreteria una vera
arpia. Ma io sorrido e faccio finta di niente.
Con fare severo mi indica una scrivania, mi fa accomodare e si siede di
fronte a me. Per un paio di settimane dovrò limitarmi a rispondere al telefono,
prendere nota delle innumerevoli richieste dei clienti, girare a Lei le mail,
fare fotocopie e… portare acqua e caffè nel corso delle riunioni. Sento una
strana vocina suggerirmi una risposta: “si…Signorina Rottermaier”. Invece,
resto muta e mi limito ad annuire con un cenno del capo.
Non è quello che mi aspettavo. Accidenti…e io che, tra sei mesi, mi
immaginavo già socia!! Come potrò resistere?
Squilla il telefono, prontamente rispondo. Sento la Sua voce, calda e
cordiale: “Coraggio Lorena, presto metterà a frutto la sua preparazione e
competenza…bla bla bla… tra dieci minuti l’aspetto nel mio ufficio”.
Il mio territorio di caccia non è quello che speravo: dovrò farmi strada
in segreteria, spazzando via gli ostacoli a salvaguardia del mio obiettivo.
Intanto va tenuto il profilo basso, chìnati giunco. A differenza delle altre
stagiste che mi hanno preceduto, però, questo posto me lo prendo; e basta
passare mesi a lavorare duro, e in cinque minuti sei di nuovo a casa. Tanto,
della tua preparazione non gliene frega niente a nessuno. Così lo dovrò tenere
sulla corda, anche se devo fare gli occhi dolci e la boccuccia sensuale, promessa
di piaceri che il pirla non avrà mai.
Quando entro in ufficio del capo, esente dal controllo della kapò, sono
libera di danzare il minuetto del dire e non dire; gioco di sguardi verso un
futuro del quale solo io conosco il reale compimento.
Guarda come fa il disinvolto, il grande manager, ed intanto, senza
rendersene conto, si tocca il pacco. Deve essere la gonna che lo stuzzica, e ti
credo: l'ho studiata per bene, con i collant leggeri che mi regalano sfumature
carnose all'invito di coscia scoperta. Se non fosse per la Rottermaier avrei
osato anche una calza a rete, magari sobria, da vedova allegra, ma per adesso
mi devo contenere. Aspettare ed osservare, osservare e programmare, programmare
ed agire; hanno ragione i sacri testi di marketing. A me sembravano chiacchiere
a vuoto, ed invece la sapevano lunga, eccome, sul farsi strada nella vita.
In pratica: mors vostra, vita tenacemente mea.
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