Generi

venerdì 7 marzo 2014

La sera della verità

SCRITTO DA: GABRIELE CECCHINI - ALESSANDRO CIVIERO - MASSIMO FERRARIS

Immaginate un ristorante con pochi coperti, un’atmosfera calda di luce gialla, Coltrane in sottofondo. Un uomo e una donna sono seduti ad un piccolo tavolo. Si guardano e si amano. Stanno festeggiando una ricorrenza - un anniversario o un compleanno. Hanno sistemato i bambini dai nonni – com’erano felici di andarci! Ogni tanto si prendono le mani attraverso il tavolo, senza parlare troppo. Che bella coppia, pensano gli altri clienti del ristorante. Lui ha la faccia gentile dagli occhi chiari, sempre di buon umore, lei è bellissima coi suoi capelli lunghi rossicci e lo sguardo sfuggente così misterioso. Lui gioca a calcio con gli amici, ma non si tira mai indietro quando ci sono delle emergenze famigliari; lei è una lettrice accanita e frequenta anche un gruppo di lettura, oltre al jogging cui non potrebbe mai rinunciare. Hanno una casa niente male, in cima alla collina sulla Walcott Road, con giardinetto e una bella terrazza. Ogni domenica organizzano un barbecue con gli amici, che risate e che sbornie! Fran e David, così si chiamano, prima come singoli poi come coppia hanno trascorso la loro vita a costruire quella corteccia di perfezione, accettabilità e normalità. Ci sono riusciti. Hanno una vita sociale normale, i figli vanno bene a scuola e i soldi non mancano. Però, c’è sempre un però, ciascuno dei due nasconde un segreto terribile all’altro, ed entrambi hanno pensato che questa è la serata giusta per vuotare il sacco e liberarsi l’animo. Ma non è facile e tutti e due esitano, un bicchiere di vino dopo l’altro, una mezza bugia dopo l'altra.
Il vino rosso era squisito, l’atmosfera ovattata, e a Fran sembrava di vivere per un istante immersa in una bolla di calore e intimità, ma intuiva già l’incrinatura nello sguardo e nel sorriso affievolito di David. Anche il suo tono le parve improvvisamente artificiale, mentre era stato così cortese e carino fino a quel momento: “… ed i ragazzi?” disse lui. Fran non finse sorpresa o disappunto, ma ribatté quasi in fretta: “Cosa c’entrano i ragazzi, adesso? Sono dai miei, lasciamoli stare e pensiamo a noi. E’ la nostra serata, ricordi?” Il tono di lei era troppo teso, in contrasto con quello che aveva appena detto. David ne approfittò: “Hai ragione. Ma, cara, qualcosa non va?” Stava per rilanciarle la palla. “No. È che hai tirato in ballo i ragazzi… non era il caso. È così bello qui, tu ed io…”. Quella distinzione, buttata lì a fine frase aveva un retrogusto strano. Nessuno in definitiva si decideva a fare il primo passo. Anche David aveva intuito che qualcosa non andava nel lieve tremore della voce di Fran. Non c’erano altre scuse, e un silenzio prolungato avrebbe causato ad entrambi un grosso disagio. L’immagine di un’altra donna s’insinuò nella testa di David. Poi un’altra, e un’altra ancora. Bionde, more, anche rosse ramate, come la sua Fran. Altre donne, altri luoghi, altre notti. Quel night a Compton, dove aveva trascorso molte serate, da dov’era fuggito il prima possibile per non ossessionarsi, mentre a sua moglie aveva raccontato la storia del calcio con gli amici. “Che c’è David?” Lo riportò lei alla realtà. C’era quel sogno, almeno quello che lui credeva fosse un sogno, ma sapeva che era reale. Fran non insistette, ma anzi, volò per un istante a quelle serate al circolo di lettura e agli occhi profondi del professore, e alle mattine quando il suo jogging finiva sul lettino dell'affascinante dottore.
In fin dei conti cos’è la vita di coppia se non un abitare gabbie separate, alienate? Erano lì a cena, l’uno davanti all’altra e ciascuno pensava ai propri segreti, alle proprie meschinità private. Capita di chiudersi in piccole sacche che inizialmente ci scaldano, ci restituiscono valore, poi diventano sempre più bolse e finiscono per prosciugare qualcosa.
«Ti devo dire una cosa…» attaccò Fran.
«Anch’io» rispose lui con la coda tra le gambe.
Si raccontarono tutto senza tralasciare nulla. Lui raccontò delle nottate a Compton, del poker e del dopo poker, delle stagiste in ufficio; lei del massaggiatore, del professore e del medico. Mano a mano che raccontavano continuavano a bere e una bizzarra leggerezza liberatoria, diabolica riempì gli animi. Finalmente la serata decollò e un briciolo di autenticità fece la sua comparsa in mezzo ai candelabri, strisciò fino al camino, finì per appollaiarsi dietro gli schienali delle loro sedie. Li guardò un minuto, forse due. Poi se ne andò.
Fran e David presero a ridere e ridere, non riuscivano a smettere. 
«Ci avevo quasi creduto!» sbottò lui.
«E io che pensavo già al divorzio?» sparò a caso lei.
Tutto era tornato al suo posto. Più o meno.
Ma forse era quell’incertezza che aveva permesso loro di rimanere a galla. Sapere, dopotutto, che da quel momento in poi non si sarebbero potuti fidare l’una dell’altro, e viceversa, gli avrebbe aiutati, riavvicinati? Forse no. Chi di loro aveva avuto il coraggio di cominciare la confessione? Il vino faceva il suo effetto, ed il lavorio tanninico aveva confuso le menti, intorbidito i sensi, giocato a favore del caos. Così lo status quo avrebbe prevalso ed evitato di compromettere prima di tutto il rapporto con i ragazzi, poi le loro relazioni sociali e salvato i barbecue della domenica.
Ad un tratto il maitre si avvicino al loro tavolo. David per primo si accorse che probabilmente avevano cominciato a berciare e ridere un po’ troppo forte. Del resto il ristorante era piuttosto elegante ed esigeva una certa etichetta. Fran represse un ennesimo risolino, a bocca piena. David si scusò ipocritamente con il responsabile di sala, discreto e accondiscendente, che si allontanò. Poi posò uno sguardo concupiscente sulla moglie e disse: “Andiamocene. Ti voglio scopare come una di quelle del night club! O preferisci che lo faccia come lo fa il tuo professore?!” Lei avvampò, tamponandosi le labbra umide di vino col tovagliolo.
David pagò il conto in tutta fretta, lasciando una mancia che il cameriere avrebbe ricordato negli anni a venire. All'esterno il ragazzo del parcheggio si affrettò a recuperare l'auto; i due avevano fretta di partire, glielo leggeva negli occhi, sembravano due cerbiatti in amore, eppure non erano più giovanissimi. Lei gli ricordava qualcuno di già visto, forse un'attrice o scrittrice, ma non rimase a pensarci su troppo e mise in moto. Innestò la retromarcia e avanzò lentamente sul vialetto sconnesso. Una buca, poi l'altra lo fecero sobbalzare; avrebbe dovuto ricordare al principale di sistemarlo una volta per tutte. 
Improvvisamente udì un colpo secco che attirò la sua attenzione: non veniva dall'esterno, ma da dentro l'abitacolo. Frenò e guardandosi attorno vide che il vano portaoggetti si era aperto. La piccola luce di cortesia stava illuminando un oggetto che lasciò il ragazzo senza parole: la lucida canna di una pistola. Accanto scorse una busta che sembrava il complemento dell'arma. Non avrebbe dovuto, ma qualcosa il lui lo spinse ad afferrarla. Era banca, senza scritte esterne, ma dentro sentiva che c'era un foglio piegato. Guardò nello specchietto retrovisore e scorse la coppia intenta a baciarsi, sorridente e con la voglia di stare soli.
L'aprì con mani tremanti, dovute all'adrenalina e alla fretta di scoprirne il contenuto. Erano poche righe, indirizzate ai figli, in cui il papà chiedeva loro di perdonarlo. Quella sera meravigliosa con la mamma doveva finire con il loro addio al mondo, bello, così come era iniziata la loro travagliata storia. Il ragazzo iniziò a tremare e rimise la lettera al suo posto, poi, come folgorato, prese di tasca una penna e scrisse qualcosa sulla busta. Portò l'auto a David ed insieme alle chiavi gli consegnò la lettera su cui era scritto "Sarò la tua ombra".
David prese la busta e la mise in tasca.
«Cos’è?» chiese Fran più curiosa che mai.
«Ma, non so deve essergli caduta dal vano portaoggetti dello sportello» disse lui tentando una voce distratta.
«Fammi vedere quella cazzo di busta» ordinò lei strattonandogli il braccio.
David, arrivato a un punto in cui non aveva le forze e nemmeno la voglia di lottare, gliela porse. Lei lesse in silenzio, lì fuori dall’auto. La notte più bizzarra della loro vita.
«Allora era tutto vero».
«E per te?»
«Anche per me.»
Si abbracciarono e nella mente si fecero milioni di domande cui rispondere era impossibile. Non lì, in quel parcheggio e in quella serata. C'erano due occhi che li guardavano da non molto lontano, dietro un cespuglio - era il posteggiatore. Altri occhi dal cielo li guardavano senza prendere parte alla commedia, si limitavano ad ammiccare sommessamente.
Entrarono in auto e prima di partire David prese la mano di Fran e disse un “Ti amo” bisbigliato cui lei non rispose, ma in fondo lo amava anche lei. Durante il tragitto nessuno parlò, lasciarono che piano piano le cose tornassero al loro posto e non ci volle poi tanto. Alla fine, era stato come un brutto sogno. Niente più.

0 commenti:

Posta un commento

Cosa ne pensi?...