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sabato 15 marzo 2014

Seduta spiritica - prima parte

SCRITTO DA: MASSIMO FERRARIS - MATTEO PARATORE - RITA MAURIZI - PAOLO ALBERTIN - ELISA GIUDICI -NADIA FINOTTO

La candela era accesa e posizionata al centro, la tavola ouija fatta seguendo le informazioni reperite su internet occupava buona parte dello spazio, ma le sue dimensioni erano un fattore importante. Come planchette era stato scelto un piattino da caffè in ceramica, non troppo pesante. Erano pronti, finalmente il momento tanto atteso era arrivato e i quattro ragazzi si sedettero ai lati del tavolo. Jack prese il comando della situazione, come d'accordo, e poggiò per primo il dito.
-Ragazzi, ora si comincia. Sapete che non potete alzare la mano per nessuna ragione, dovete sempre prima chiederlo ed aspettare che lo spirito vi dia il permesso. Siete pronti?- Mark, Elliott e Brandon annuirono e presero posizione a loro volta. Si trovavano a casa di Elliott, una villetta alla periferia di Detroit situata in una zona residenziale di nuova costruzione. Mark aveva insistito per provare li l'esperimento, voleva vedere se anche le case nuove possedevano i loro spiriti oppure era solo una prerogativa di quelle più antiche. Non avevano idea di dove stavano andando a cacciarsi, il loro era praticamente un gioco, ma avevano capito che non avrebbero dovuto scherzarci sopra.
-Cominciamo con l'evocarlo- disse Jack. -Una volta creato il contatto procederemo con le domande, una per ognuno, formulando frasi semplici. Ok?- Le teste annuirono e il ragazzo iniziò a chiamare lo spirito. Non ci volle molto, improvvisamente il piattino iniziò a vibrare sotto i loro polpastrelli e si mosse verso le lettere. "C-I-A-O--S-O-N-O--D-A-V-E--B-A-T-H". I quattro ebbero un tuffo al cuore. Dave era il loro amico scomparso sei mesi prima e di cui si erano perse le tracce. Ora sapevano che era morto.
Elliot cercò di mantenere la calma. -D-dave?
Le lettere si mossero. "S-I" Si mossero di nuovo "C-H-I-- S-I-E-T-E--VOI"
Jack si fece coraggio:- S-siamo noi. Mark, Jack, Brandon ed Elliot.
Per qualche secondo non successe nulla. Poi le lettere si mossero di nuovo.
"O-R-T-O-N-- S-T-R-E-E-T-- D-O-D-I-C-I"
Brandon chiese- Cosa significa? Dave? Dave?
Niente. Nessuna traccia. Lo spirito se ne doveva essere andato.
-Ragazzi, cosa ne pensate?- disse Mark.
-Non so, ma me sembra ovvio cosa dobbiamo fare- rispose Jack- Andare a Orton Street-
Andarono. Orton Street era nel centro della città, e ci arrivarono in bicicletta. Trovarono la strada in un battibaleno e andarono al dodici. Il palazzo sembrava disabitato. La porta non era chiusa ed entrarono. Era buio, e non trovarono la luce, così usarono la torcia del cellulare. Scandagliarono a fondo, videro una scala. Salirono. Entrarono nella prima porta che trovarono.
La casa era arredata, i mobili coperti. A parte questo non c'era niente. Entrarono in cucina, e non videro niente. Stavano per andarsene quando una mensola si aprì e ne scivolò qualcosa. Puntarono la torcia e per poco non svennero.
Era il cadavere di Dave.
Rimasero immobili e senza riuscire a distogliere lo sguardo dal loro amico avrebbero voluto ma una sorta di calamitazione li fece restare fissi su di lui.
Indossava la maglietta della loro squadra del cuore, il solito paio di jeans e un cappellino arancione quello che loro gli avevano regalato per l'ultimo compleanno.
Mark notò che Dave aveva in mano qualcosa .
"Guardate sembra un foglio prendiamolo!"
"No ,io non ci riuscirei fallo tu Jack" esclamò Brandon
"Si romperà le dita saranno serrate . Ci provo "
Fu molto facile tirare via quello che era un pezzo di stoffa e non di carta. Era di colore giallo c'era scritto qualcosa si spostarono verso la luce . 
Jack cercò di leggere.
" Un nano col cappello verde fa tre passi intorno all'albero ed entra ..." 
"E poi ?" chiese Mark.
" Non si capisce aspettate sotto c'è un'altra parola"
"Dai a me " disse Brandon prendendo la stoffa dalle mani di Jack.
" Tre per tre ,un giro, tre per tre, un giro"
Ebbero come una vertigine, le pareti girarono vorticosamente attorno a loro e un lampo gli accecò: si ritrovarono seduti sull'erba di una piccola radura. Il fruscio dei rami della foresta attorno sembrava foriero di un'oscura minaccia; non si sentivano uccelli; tutto sembrava sospeso in una dimensione senza tempo. Si guardarono l'un l'altro, stupiti e impauriti. Jack fu il primo ad alzarsi, spazzolandosi il fondo dei pantaloni. "Ma che cosa è successo?" chiese a Mark, ma quello era troppo stupefatto per profferir parola. Allora girò lo sguardo attorno: il limite del bosco era netto, quasi che qualcuno lo avesse disegnato con un immenso compasso. Non gli sembrava che ci fossero sentieri da percorre, bisognava inoltrarsi nella fitta boscaglia che non prometteva niente di buono. Gli altri tre gli si radunarono attorno, impauriti; Jack sapeva che avrebbe dovuto prendere il comando di quella pattuglia di fifoni se voleva uscire da quella situazione assurda. Ma come erano arrivati fin lì? Era reale o stava tutto nella loro testa? Eppure il cadavere di Dave era anche troppo reale. Allora forse era la filastrocca.... ma gli sembrava tutto così assurdo... Un grido animalesco scosse gli alberi, riverberandosi sulle loro teste. Sembrava il canto feroce di una belva affamata. In cerca di prede.
"Ehi voi!" una vocetta acuta li fece voltare di scatto. Sul limite opposto della radura un cespuglio si era aperto e un viso grinzoso li stava proprio osservando. "Sì, voi quattro, venite via, io non starei qua, specialmente ora che sta per scendere la notte. Forza!" 
Il ragazzi non se lo fecero dire due volte, con poche falcate gli furono davanti e allora si accorsero che di fronte a loro stava un nano con un cappello verde.
Mark sussurrò ad Elliot che gli si era appiccicato come una gomma americana:
" Cosa abbiamo bevuto prima della seduta ?"
" Non so più niente in questo momento "
"Non parlate ragazzi potrebbero sentirvi!"
Il nano a due spanne da loro aveva sentito tutto . Piccolo ma con l'udito supersonico.
"Entrate qui presto!"
L'omino tolse delle fronde aprendo l'ingresso di quella che sembrava essere una caverna, poi rivolgendosi a Jack disse:
"Aiutami . Prendiamo questo specchio e mettiamolo davanti all'apertura. Hanno paura del loro riflesso" 
Agli occhi dei quattro si presentò una vera e propria casa e anche di lusso. Illuminata fino all'inverosimile , mobilia a misura di nano tutta fatta in cristallo e oggetti all'apparenza di oro massiccio.
"Datemi il sortilegio , ora non vi occorre più . Avverto Mnop che vi stava aspettando"
Pronunciate queste parole si dileguò come una saetta.
Mnop? Sortilegio? I quattro amici si guardarono esterrefatti. Mark diede un pizzicotto ad Elliott, che gridò, per essere sicuro di non stare sognando. Non ci volle molto tempo che un nano alto non più di sessanta centimetri facesse la comparsa. Barba lunga, occhi spiritati e vestito rigorosamente verde, ma a differenza del primo portava in testa un berretto rosso fuoco.
-Salve ragazzi, vi stavo aspettando. Mi chiamo Mnop e sono il capo villaggio del regno intraterreno di Gunija, situato nel mondo di Zarath, ai confini della Zona del Caos- guardò il viso dei ragazzi ed emise una sonora risata. -Capisco che voi siate spaesati, capita a tutti, anche al vostro amico Dave. A proposito, sta bene e vi saluta, ora è in missione.-
Jack si mise le mani nei capelli. -Prima di uscire pazzo, mi vuoi spiegare cosa ci facciamo qui e, cosa più importante, come diavolo ci siamo arrivati?!?-
-Tramite una filasporta, cioè una filastrocca che apre una porta temporale, tra il nostro universo e il vostro. Sono secoli che la usiamo per viaggiare e nella vostra cultura viene chiamata "ballata del ragazzo morto".-
-Quindi Dave è vivo? E il cadavere trovato in casa?-
-Bello vero? Una creazione del nostro esperto in effetti speciali Gnurp. Un ammasso di materia organica plasmato a forma di ragazzo morto. Ma ora bando alle ciance, abbiamo una missione anche per voi- tirò fuori da una cassapanca degli oggetti che sembravano armi. -Queste sono delle xamble, cioè dei deflettori di immagine. Li usiamo per far scappare quei cosi la fuori. Purtroppo sono troppi per noi e ci obbligano a rimanere chiusi in casa dal tramonto all'alba. Odiano la luce, così abbiamo pensato che voi avreste potuto aiutarci.-
Fu di nuovo Jack a prendere in mano la situazione e dopo qualche attimo di riflessione fece un passo in avanti, mettendosi tra i nani e i suoi amici.
- Fermi tutti, noi non andiamo da nessuna parte e non prendiamo parte a nessuna missione, a noi interessa solo tornare a casa e riportare a casa Dave, se davvero non è morto!-
Mnop ebbe solo un istante di esitazione, per un secondo appena il suo viso sembrò trasfigurarsi e distorcersi in qualcosa di terribile, ma subito dopo era tornato tutto normale. Jack si chiese se era successo davvero o se era stato frutto della sua immaginazione, ma non ebbe il tempo di pensarci troppo perché il nano proseguì con voce conciliante:
- Suvvia, non essere così diffidente...qui siamo tra amici, e gli amici si aiutano, no?Quindi perché non rimandiamo tutti questi dubbi ad un altro momento e non vi preparate alla partenza?-
Con queste parole il nano iniziò a consegnare le xamble ai ragazzi, che spaesati non fecero resistenza, tranne Jack, che si rifiutò di prendere in mano l'arma e ribatté immediatamente.
- Non capisco tutta questa fretta e per andare dove poi?Voglio sapere cosa sta succedendo e voglio saperlo ora!-
Il nano impiegò qualche attimo a rispondere, i suoi lineamenti ebbero un sussulto e Jack ebbe la netta impressione che Mnop cercasse di trattenersi, riuscendoci per altro solo in parte.
Spuntarono un paio di bernoccoli subito ricacciati indietro con le mani, grazie ad un'abile mossa.
"Forza, tutti fuori!" gridò il nano col cappello verde, riapparso all'improvviso. Pure lui imbracciava una xambla piccola. Uscirono dalla porta e si trovarono ai margini della radura. L'aria si era raffreddata e il fiato dei ragazzi si condensava in sbuffi gelidi che salivano verso il cielo. Qualcosa li turbava e non era solo paura; alzarono gli occhi: una luna piena enorme illuminava la radura di una luce tetra che donava sfumatura bluastre agli alberi tutt'intorno.
Non fecero in tempo a commentare: un ululato lamentoso si stagliò nell'aria. Altri gli risposero, provenienti da tutte le direzioni. Il gruppetto di ragazzi e nani si spostò al centro della radura, con le armi alzate. "Colpiteli con i riflessi della luna! Scapperanno tutti!" esclamò Mnop, mettendosi in posizione di difesa. La foresta cominciò ad agitarsi: fronde spezzate, pesanti galoppi che si avvicinavano, urla scomposte, gemiti ringhiosi di bestie ferite. La terra tremò sempre di più finchè, con un urlo che non aveva nulla di umano, le bestie uscirono allo scoperto.
I ragazzi erano paralizzati dalla paura: spalla a spalla, avvinti dal tremito che li squassava, cercavano di imitare i nani che, invece, avevano già cominciato a colpire i primi esseri bestiali con i riflessi delle xamble.
I latrati di cani mostruosi coprivano l'aria eppure, non ci avrebbe giurato, ma a Jack parve che qualcuno urlasse il suo nome. Non riuscì a identificare la sorgente perchè in pochi istanti si scatenò la battaglia.
Jack ricevette un fendente da parte di un essere che era riuscito ad eludere un riflesso, ma non fece in tempo a colpire di nuovo il ragazzo che un lampo lo fece prima vibrare e poi scomparire. Dietro la sagoma apparve la figura di Dave con in braccio un'arma di dimensioni notevoli.
-Benvenuti amici, ora ci si diverte!- Balzò di lato con un'abilità straordinaria, quasi non umana. Jack notò che ai piedi portava un paio di strani stivali dai quali usciva un fumo denso e verdastro.
-Finito di giocare con gli Huro farò in modo di farti avere un paio di questi- disse Dave ed iniziò ad eliminare uno ad uno gli Huro rimanenti. La battaglia durò pochissimo, ci fu una ritirata generale e nani e ragazzi si trovarono soli e vincitori. 
-Dave, non ci posso credere, sei vivo!- Elliott corse ad abbracciarlo. I due erano amici sin dai tempi dell'asilo. -Sapessi quanto ti hanno cercato!-
-Questo non è il momento per raccontarvi cosa è successo, ma è tempo che voi diventiate Cacciatori Gunija. Quelli che avete visto sono esseri creati in laboratorio, frutto della mente contorta del Folletto Jakow, il Signore di Wabas, il regno confinante con il nostro. Vuole impadronirsi dei nostri territori per sottomettere i nani e usare la potenza della filasporta per invadere la Terra. Nonostante la sua conoscenza non è capace a varcare i confini dei mondi. Quindi siete stati chiamati tramite una seduta spiritica pilotata e portati qui, perchè so che potete aiutarmi a sconfiggerli.-
-Ma tu come sei finito qui?- volle sapere Brandon.
-Io sono nato qui. Il mio vero nome è Koy e sono un nano maggiore...-
“Eh, un nano cosa?” esclamò Brandon, squadrando l'amico dalla testa ai piedi. “Tu non sei un nano” gli uscì con tono sicuro “I nani sono così!” si voltò ma gli altri due erano scomparsi.
“Beh, se proprio volete vedere il mio nanismo, ecco.” Dave cominciò a trasformarsi, si abbassò lentamente e piano i suoi tratti presero le forme dei piccoli abitanti di quel mondo. A guardarlo bene sembrava il sosia nanesco di Dave.
“Io pensavo che eri più grande” disse Elliott. “Le nostre dimensioni sono magiche, non corporee.” Dave chiuse la discussione ed entrarono nella casa scintillante. Non era più vuota: probabilmente tutto il villaggio di Gunija si era riunito per conoscere i nuovi arrivati. Il ragazzi si fecero strada tra quei piccoli abitanti che li osservavano curiosi, finchè si accomodarono ad una tavola riccamente imbandita. “Ed ora si mangia!” urlarono insieme Dave e Mnop. Jack riuscì ad afferrare un cosciotto di tacchino prima che il popolo nano saltasse sul tavolo come indemoniato, afferrando ogni tipo di pietanza esposta. Mangiavano a bocca strapiena e non ne avevano mai abbastanza. Elliott si contendeva una focaccina con un nano barbuto che cercava di scalciarlo per strappargliela di mano; Jack era riuscito a mangiare solo metà del suo cosciotto, dato che un bambino si vi era attaccato con i denti come un mastino e non mollava la presa; Brandon mangiava col viso dentro un piatto di fagioli grufolando come un maiale, le braccia conserte a proteggere quell'unica pietanza sottratta a una famiglia di nani che lo circondava ostile; Mark si era impossessato di un barilotto di birra, unica sua preda, e ne beveva lunghi sorsi, impiastricciandosi la faccia di schiuma, mentre nel contempo teneva lontani altri nani assetati con un forchettone da arrosto.?
Era vero che da quando avevano fatto la seduta spiritica non avevano più toccato cibo, ma tutta quella smodata fame non era normale. I ragazzi continuavano a mangiare con voracità crescente e ingaggiavano lotte, bonarie naturalmente, con gli altri nani che cercavano di sottrarre loro cibi e bevande. Da un lato del tavolo Dave e Mnop guardavano compiaciuti e spronavano i ragazzi ad assaggiare tutte le leccornie che man mano comparivano come dal nulla sul tavolo che sembrava aumentare sempre più di dimensioni contenendo sempre più vettovaglie di tutti i tipi e di tutti i colori. Più cibi comparivano e più i ragazzi ne erano attirati. Jack stesso continuava a buttarsi sulle varie portate e non era decisamente da lui, eppure non riusciva a smettere di mangiare. Con una mano afferrava un pezzo di carne e se lo cacciava in bocca, ma lo sguardo era già sul piatto successivo, con l'altra mano afferrava un bombolone e si stupiva lui stesso di quanta fame avesse ancora.I ragazzi non si erano accorti che uno per volta i nani si erano allontanati dal banchetto e si erano disposti tutti attorno al tavolo dove gli unici rimasti a mangiare erano i quattro ragazzi. Ad un certo punto Jack si sentì osservato, alzò lo sguardo e li vide tutti schierati che li guardavano sorridendo. Deglutì il boccone che aveva in bocca continuando a guardarsi intorno. Gli altri tre ragazzi, accortisi anch'essi del cambiamento, guardarono a loro volta i nani. C'era qualcosa di strano. I nani sembravano essere cresciuti, ora erano alti come loro. Ci volle più di qualche minuto per realizzare che non erano i nani ad essere cresciuti, ma loro ad essere diventati nani. Spaventatissimi guardarono interrogativi Dave e Mnop che compiaciuti spiegarono loro che i cibi che con un incantesimo erano stati indotti a mangiare contenevano cyanophya, la sostanza che diminuiva le dimensioni di chi la mangiava.
"Adesso riposatevi, domani ci aspetta una giornata faticosa." Mnop spazzò i residui di cido dalla tavola, vi si sdraiò sopra e si addormentò immeditamente, ronfando senza ritegno. I nani si ritirarono nelle loro dimore. Restarono i quattro ragazzi, ora trasformati in nani. Si sistemarono dove potevano ma ora che erano piccoli trovarono divanetti un po' dovunque. La sonnolenza li rapì velocemente.
"Resteremo nani per sempre?" Elliott si specchiava su un vassoio, ma gli occhi gli si chiudevano. "Certo che no, se sopravviveremo." gli rispose Dave, ma i suoi amici erano già nel mondo dei sogni.
Un scroscio d'acqua li fece sobbalzare il mattino dopo. Jack annaspava fradicio: "Ma che cazz..." gli uscì, ma vedendo che anche i nani incaricati di svegliarli erano fradici anch'essi pensò che fosse un'usanza del posto. Brutta, però.
"Si può fare colazione?" esordì Mark, che era l'unico dei quattro che non aveva messo sotto i denti cibo solido. "Non se ne parla, qua si mangia solo alla sera." Mnop era già in piedi, gocciolante, e stava estraendo armi da un baule.
Questa volta erano armi vere, anche se in miniatura: spade, lance, scudi rotondi, mazze ferrate.
"Armatevi di tutto punto, scegliete quello che vi piace o..." osservò Elliott che si dava per sbaglio una mazza ferrata sul piede "... o che vi fa meno danni."
"Dove andiamo di bello?" esclamò Brandon giulivo. "Ah, niente di particolare, si va ad uccidere il Folletto Jakow" disse Mnop brandendo una spada rilucente.

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