SCRITTO DA: MASSIMO FERRARIS
Da
dietro la finestra di casa Dave guardò fuori e pensò che anche quel pomeriggio
sarebbe finito per piovere. Era una settimana che, puntuale come le tasse, il
tempo regalava mezza giornata ininterrotta di pioggia, cosa che sembrava
divertire molto il piccolo Jack, il figlio dei vicini di casa. Mantellina
gialla e stivali rossi ai piedi, il piccolo, dell'età di otto anni, si metteva
a correre avanti e indietro per il giardino, saltando tra le pozzanghere. I
genitori sembravano fregarsene di Jack, tanto che pareva nemmeno esistessero.
L'auto dei Parker, questo era il loro cognome, era ferma da parecchi giorni,
cosa normale, se non fosse che il padre di Jack faceva il tassista e sull'auto
spiccava la classica targhetta. Ora che ci pensava, a parte il bambino, di loro
non aveva più avuto modo di vedere nemmeno i visi dietro la finestra.Dave
decise di lasciar perdere, in fondo Parker non gli stava nemmeno simpatico, sin
da quella volta in cui finì con il trattore contro il suo steccato.-Colpa tua
che lo hai costruito troppo vicino alla strada!- aveva urlato.La riparazione
era costata una bella pila di dollari, tutti di tasca sua. A parte l'incidente,
i contatti con i Parker si limitavano al saluto, che dal "buongiorno"
di qualche anno prima era passato al semplice "grugnito", per poi
finire all'attuale cenno del capo.Jack continuava a saltellare, i pantaloni
ormai zuppi d'acqua, ed ogni tanto lanciava sguardi nella sua direzione. Quegli
occhi, nascosti dal cappuccio della mantellina, pareva volessero scrutarlo, mettendolo
a disagio. Decise che era meglio lasciar perdere il bambino, e indossato il
cappello si avviò verso la stalla, dove lo attendeva Sally, la sua mucca,
pronta per essere munta.A qualche miglio di distanza Arnold Mattle stava
guidando la sua auto sotto una pioggia scrosciante. Il suo lavoro di
veterinario lo impegnava al massimo, e gli spazi sterminati tra una fattoria e
l'altra, in quella vasta porzione di America, gli occupavano gran parte del
tempo al volante. Dopo aver fatto nascere due puledri e curato un cane per una
ferita alla zampa, l'ultimo compito della giornata riguardava la mucca di Dave
Norton. Il mese prima era rimasta incinta e da quel giorno Dave lo assillava di
telefonate, nemmeno si trattasse della gravidanza della moglie."Strano
tipo quell'uomo" pensò Arnold, spostando la leva della velocità del
tergicristallo sulla posizione max. Non si vedeva un accidenti, a parte la
striscia bianca di mezzeria che, fino a prova contraria, lo avrebbe guidato
alla fattoria.Accese la radio sulla stazione locale, dove note country ebbero
il potere di rilassarlo. Prima di tornare a casa avrebbe dovuto fare un salto
al centro commerciale, altrimenti la moglie gliene avrebbe dette di tutti i
colori. Perso nei pensieri e attento alla guida, Arnold ebbe un tuffo al cuore
quando improvvisamente un mezzo dalla luce bianca ed abbagliante lo sorpassò.
Non ebbe nemmeno il tempo di vedere chi fosse, tanto era veloce, e nel giro di
un paio di secondi scomparve davanti a lui. Mise la freccia e sostò spaventato
a bordo strada. La strada bagnata e la visuale limitata non avrebbe permesso a
nessun mezzo di procedere così spedito, ed inoltre, passandogli accanto, non
aveva udito nessun rumore di motore. La musica nell'auto era a basso volume, e
un mezzo con quell'andatura avrebbe provocato un rumore assordante. Invece
nulla.Dave mise il secchio sotto Sally e le accarezzò la pancia. La mucca parve
gradire il gesto e contraccambiò guardandolo, emettendo un muggito. Prese il
seggiolino in legno, ma non ebbe nemmeno il tempo di sedersi che una luce
violenta illuminò la stalla. Le galline si misero ad urlare, e anche Sally
scartò di lato violentemente finendo contro la mangiatoia. Dave si girò di
scatto, in allarme e pronto a difendere se stesso e Sally da chiunque. Ma come
un flash, la luce si smorzò, lasciandolo nella inconsistente luminosità che la
giornata piovosa faceva filtrare dalla vetrata. Uscì di scatto, nella speranza
di scorgere cosa avesse provocato il bagliore, ma non scorse nulla, tutto era
calmo, l’auto di Parker al suo posto e il piccolo Jack che continuava a giocare
come se nulla fosse accaduto.-Ehi, hai visto cos’era?- si rivolse al bambino.
Non ebbe risposta, solo uno sguardo e un brivido da parte sua. Perché mai lo
mettesse così a disagio era una domanda a cui non sapeva dare risposta; c’era
qualcosa in quel bambino che negli ultimi giorni era cresciuto e lo rendeva
pericoloso. Sally muggì ancora, ma questa volta per richiamare l’attenzione di
Dave. Scrutò il cielo prima di rientrare e pensò che un lampo non era stato,
non con quel tipo di tempo, e poi così violento.Arnold si calmò, spense la
radio e si mise in ascolto. A parte il picchiare della pioggia sul tetto,
dall'esterno non proveniva nessun rumore. Prese il cellulare, perchè qualcosa
nella sua testa gli diceva di chiamare la moglie, ma si accorse che non c'era
segnale.Appena finito di mungere Sally, Dave fece ritorno in casa con il
secchio del latte. Arnold sarebbe giunto di li a poco, sempre che la pioggia
non lo avesse fermato. Sembrava non volesse smettere, anzi la sentiva picchiare
con maggiore intensità sul pergolato in giardino. Mise il bollitore dell'acqua
sul fuoco e si posizionò di vedetta alla finestra. Lo sguardo andò a posarsi su
Jack, sempre intento a giocare. Possibile che Parker non richiamasse suo figlio
in casa? Gli venne quasi voglia di alzare il telefono per domandarglielo, ma
subito si ricordò che da un paio di giorni la linea era interrotta. Nemmeno del
cellulare si poteva fidare, per via del segnale altalenante.Si rese conto di
essere isolato dal resto del mondo, solo, in compagnia di Sally e dei fantasmi
dei vicini. Avrebbe dovuto riallacciare i rapporti: in momenti come quello
essere soli poteva risultare pericoloso. Ci avrebbe pensato domani, ora voleva
solo che il veterinario arrivasse a controllare Sally.Arnold rimise il
cellulare in tasca, maledicendo la tecnologia moderna, sempre inutile quando
effettivamente serve, poi fece girare la chiave nel quadro di accensione. Il
motore diede qualche giro, poi decise che per quella sera ne aveva abbastanza. -No,
no, nooo... merda!- gridò all'auto, nella speranza che qualche insulto
l'avrebbe convinta a riaccendersi. Invece nulla, solo un ultimo "tic"
e buonanotte. Appoggiò la testa al volante e respirò con calma nel tentativo di
non farsi prendere dal panico. La fattoria di Dave distava ancora un chilometro
buono e con quel tempo e un ombrello da due dollari sarebbe giunto da lui zuppo
fradicio. Non c'era altro da fare: scese e s'incamminò sotto il diluvio
universale.Furono trenta minuti interminabili. Dopo pochi passi l'ombrello
cedette alla violenza della pioggia, e Arnold si trovò a procedere senza
riparo. Mise la borsa da lavoro sulla testa e passo dopo passo raggiunse
l'entrata della fattoria. Dave, da dietro la finestra, continuava ad osservare
la strada, lanciando sguardi alla pendola. Il dottore gli aveva promesso di
venire, e sino ad oggi non era mai mancato. Certo, la pioggia era un problema e
senza comunicazione poteva aver pensato di rinunciare senza avere la
possibilità di avvertirlo.Jack continuava ad infastidirlo, con il suo correre
avanti e indietro sotto l'acqua. "Ti prendesse una polmonite", pensò
rabbiosamente, ma poi si pentì: era solo un bambino. Lo guardò attraverso le
tende e notò qualcosa di sbagliato in lui. Da subito non capì cosa, perchè la
scena era sempre la stessa, ma poi realizzò che di sbagliato c'erano gli
stivali. Erano verdi, alti quasi fino al ginocchio, mentre fino a poco fa era
sicuro fossero rossi e bassi. L'avrebbe giurato sulla Bibbia, ne era
stramaledettamente sicuro!La sagoma di Arnold apparve sotto forma di alone in
lontananza. Dave capì immediatamente che si trattava di lui e che c'era qualche
problema. Corse a prendere l'ombrello e raggiunse a grandi passi l'amico. Era
in condizioni pietose, completamente distrutto e sofferente.-Che diavolo è
successo?- urlò per farsi sentire sul rumore della pioggia.-Quella stronza di
macchina ha pensato bene di spegnersi un chilometro circa da qui. Ti prego,
entriamo in casa, sento che sto per svenire-.Dave lo sorresse per una spalla e
lo accompagnò all'asciutto. Arnold finì disteso sul divano, creando un grosso
alone che lentamente impregnò il tessuto.Riuscì ad addormentarsi come un sasso,
sfinito dalla lotta intrapresa con la pioggia. Se solo fossero stati cento metri
di più sapeva che non ce l'avrebbe fatta. Dave lo coprì e ravvivò il fuoco nel
caminetto. Provò di nuovo ad alzare la cornetta: nulla. Nemmeno il cellulare
dava segni di vita. Questo voleva dire che erano isolati, chissà per quanto. Si
alzò e si diresse verso la cucina, con l'intenzione di preparare della minestra
calda per lui e Arnold, una volta che si fosse svegliato. Ma non fece in tempo
a percorrere la lunghezza della stanza che la luce si spense. Gli sembrava
troppo bello essere isolato solo con le comunicazioni, ora ci si metteva pure
la corrente elettrica. Il vecchio generatore, nel locale attiguo alla stalla
era fermo da un paio d'anni e Dave sperò con tutto il cuore che ci fosse ancora
carburante e che partisse. Si rimise la mantella e aprì la porta di casa; la
pioggia batteva così forte sulle tegole del portico che ebbe paura potesse
crollare. Si fermò ad osservare la casa dei Parker, ma non vide traccia di
Jack; lo stupì invece la luminosità che proveniva da ogni stanza della casa.
Nessun generatore a questo mondo avrebbe potuto sviluppare tanta potenza, a
meno che non fosse progettato per la NASA. Cercò di non pensarci, aveva altro
da fare, e poi i Parker non lo avrebbero mai aiutato. Sperò in cuor suo, per la
seconda volta nel giro di poco, una cattiveria: "speriamo che almeno la
pioggia si porti via l'auto". Era posteggiata vicino allo steccato, ma
guardandola a Dave venne un altro dubbio, quella sensazione di sbagliato che
non lo aveva ancora abbandonato da quando aveva visto gli stivali di Jack. La
scritta sul lato riportava il numero di matricola, e Dave avrebbe giurato sulla
propria vita che era sempre stato il 34. Ora un 54 aveva preso il suo posto, e
Dave iniziò ad avere paura.La luce accecante tornò circa mezz'ora dopo, mentre
Dave era seduto a tavola intento a mangiare la zuppa.Questa volta il lampo fu
talmente forte che rimase accecato qualche minuto, nonostante la candela accesa
sul tavolo. Arnold dormiva, senza essersi accorto di nulla, ma dalla stalla udì
il muggito di Sally sovrastare il rumore della pioggia. Afferrò la mantella di
corsa e si precipitò fuori. Adesso la pioggia iniziava davvero a fare paura, un
fiume di acqua e fango scorreva al posto di quella che sino al pomeriggio era
stata la strada. La casa dei Parker era sempre illuminata, e guardandola Dave
provò nuovamente la sensazione di sbagliato. I dubbi che gli tarlavano la mente
iniziavano a sconvolgerlo. L'auto riportava di nuovo il 34, ma quello era il
problema minore. La fattoria dei vicini, resa inconsistente dal muro d'acqua
aveva i contorni mal definiti. Nel buio della notte, rotto solo dalle luci di
casa, avrebbe giurato che il tetto risultava vibrante. Non sarebbe riuscito a
trovare altro termine; sembrava quasi della consistenza della neve che si forma
sul televisore quando manca il segnale.Aveva bisogno di luce, e di vedere lo
stato di Sally. La mucca era seduta a terra, il grosso ventre appoggiato sulla
paglia e lo guardò sconsolata vedendolo entrare. Almeno stava bene. Armeggiò
con le chiavi e trovò quella del ripostiglio, dove il generatore lo accolse
alla luce della torcia. Svitò il tappo e vide che il carburante era sufficiente
per farlo partire, poi avrebbe provveduto a riempirlo, quindi afferrò la corda
a strappo ed iniziò a tirare. Al decimo tentativo, quando ormai le braccia si
erano fatte dolenti, magicamente partì. Si accesero le luci della stalla, poi
una ad una quelle del portico e della casa. -Maledetti Parker!- gridò in
direzione della fattoria e rientrò in casa.Trovò Arnold in piedi accanto alla
finestra, le mani aggrappate alla tenda e un tremore incontrollabile che lo
faceva sussultare. Dave pensò ad un attacco di febbre, ma quando si avvicinò
all'amico vide che aveva gli occhi sbarrati dalla paura. Stava fissando la casa
dei Parker, e forse riusciva a vedere qualcosa che a lui sino a quel momento
era sfuggito. Lo toccò su una spalla e Arnold si ritrasse come se il diavolo in
persona gli si fosse avvicinato, poi riconoscendolo iniziò a balbettare.-La...
la casa... sparita... c'era un... una... astronave...- Dave riuscì a
comprendere. La parola astronave era l'unica pronunciata chiaramente e senza
ombra di dubbio l'amico qualcosa doveva averla vista per essersi ridotto in
quello stato. La fattoria dei Parker era sempre al suo posto, le luci
prepotentemente luminose, ma sembrava più nitida, quasi fosse stata
"ridisegnata" nei contorni. Sul tetto, prima quasi invisibile, poteva
scorgere il camino e la grossa antenna.Prese Arnold quasi di peso e lo fece
sedere a tavola. Doveva farlo reagire, trovare un modo per rimettere nei suoi
occhi un barlume di lucidità. La minestra calda che Dave gli mise sotto il naso
ebbe proprio l'effetto sperato, che aiutò Arnold a rientrare in se stesso.
Nonostante i brividi, dopo ogni cucchiaiata sembrava riprendersi, e Dave non chiese
nulla fino a quando non fu l'altro a parlare.-Ho visto la casa sparire, quando
sei entrato nella stalla. Nel momento stesso in cui la luce è tornata, al posto
della fattoria è comparsa un'astronave immensa, dal colore dorato che emetteva
una luminescenza propria. Era un UFO, Dave... non sono pazzo,credimi...--Ti
credo- rispose semplicemente -e voglio vederci chiaro.-Il fucile si trovava
nello sgabuzzino vicino alla cucina. Dave lo teneva sempre carico nel caso
qualche malintenzionato si fosse intrufolato in casa. Arnold era bianco come un
cencio ed aveva difficoltà a stare in piedi. Decise che sarebbe uscito da solo
in perlustrazione. Ufo o non ufo, la cosa andava chiarita e non si faceva certo
intimidire da quattro omini verdi, dopo che per una vita aveva lottato per
sopravvivere nella fattoria. Aprì la porta di casa e fissò la fattoria dei
Parker, dove notò le solite luci accese. Jack era di nuovo fuori, questa volta
seduto sotto al portico, intento a leggere qualcosa. La strada era ormai un
fiume di fango e attraversarla avrebbe voluto dire sporcarsi come un maiale, ma
ormai era in gioco e doveva proseguire.Si portò sino alla staccionata, guardò
l'auto e notò che nonostante la pioggia e il fango sembrava stranamente pulita.
Sporse la mano per toccarla, e nello stesso istante un colpo, come una forte
spinta, lo scaraventò a terra. Davanti ai suoi occhi il taxi prese ad
ondeggiare, come l'immagine di una diapositiva quando viene messa a fuoco. Che
diavolo stava succedendo? Si alzò dolorante e completamente sporco di fango.
Arnold lo stava osservando da dietro i vetri e gli fece cenno di tornare dentro.-Non
se ne parla nemmeno!- gridò all'amico. Era curioso di sapere cos'era successo,
ma senza rischiare di finire nuovamente colpito. Sul ciglio della strada notò
un sasso, lo prese e lo scaraventò con tutta la forza che aveva contro l'auto.
Una frazione di secondo dopo il sasso passò a pochi centimetri dal suo viso,
come se una fionda l'avesse rilanciato. L'auto scomparve per un attimo, poi
l'immagine si riformò, ma questa volta al suo posto vide un camioncino per il
trasporto bestiame. Dave gridò e si precipitò in casa.La terra iniziò a vibrare
come sotto l'attacco di un terremoto, ma a differenza di questo era
accompagnato da un sibilo fortissimo e luci accecanti che partivano dalla
fattoria dei Parker e si dirigevano ovunque. Un paio attraversarono anche la
sala, dove Dave ed Arnold erano nascosti terrorizzati dalla paura. La pioggia
smise di colpo, così come era cominciata e la luce tornò ovunque. Dave sentiva
Sally muggire senza sosta e pregò affinchè non le succedesse nulla di male. Che
poteva fare per mettere la parola fine a tutto questo? Nulla; in cuor suo sperò
solo che gli fosse risparmiata la vita. Arnold tremava come una foglia al vento
e lanciava gemiti continui che preoccuparono Dave. Un paio d'anni prima l'amico
aveva avuto un infarto e quella situazione non lo aiutava certo. Prese coraggio
a due mani e strisciò verso la finestra. Il tremore faceva cadere ogni cosa,
minava le fondamenta dell'edificio e rendeva pericoloso lo stare in casa.Alzò
la testa e quello che vide lo fece rimanere impietrito: un grosso disco
volante, illuminato da tutte quelle scie che piroettavano nell'intorno, sorgeva
al posto della fattoria. Non esisteva più nulla, ne steccato, ne taxi e nemmeno
Jack. Ebbe timore che per i Parker non ci fosse più nulla da fare.L'ufo emise
un suono sordo e fastidioso, come quello di un martello pneumatico sulla
roccia, poi si alzò in volo, diventando silenzioso di colpo. Sparì all'istante,
lasciando un grosso spazio vuoto al suo posto. Della fattoria dei Parker non
rimaneva nulla. Sally smise di muggire e anche la terra si fermò.
Silenzio, solo il rumore della notte faceva loro compagnia. Dave decise di
uscire di casa.I minuti seguenti furono i più concitati che Dave avesse mai
vissuto. La paura mista a curiosità lo sorresse sulle gambe e gli permise di
avvicinarsi alla fattoria dei Parker. Nessun campo di forza cercò di fermarlo e
nessun essere verde era presente. Solo terra arida al posto del disco volante,
con intorno un mare di fango. Vide luccicare qualcosa e si avvicinò curioso.
Sembrava una lucciola, ma quando la fissò meglio si accorse che era un piccolo
globo di luce. La toccò con la punta del fucile, ma la canna la attraversò
senza provocare alcuna reazione. Sporse la mano e appena un dito la sfiorò Dave
venne attraversato da una sensazione di calore. Non si trovava più dai Parker,
ma in un posto sconosciuto, con fiori e piante mai visti. Quella che sembrava
erba possedeva un colore che cangiava dal rosso al blu; le piante non avevano
tronchi, ma materia pulsante. Si girò spaesato, nella luce accecante di quel
sole non terrestre. Sapeva di essere in un altro mondo, lo percepiva dal
paesaggio, dagli odori, da tutta una serie di esseri che camminavano,
strisciavano e volavano intorno a lui. Non era spaventato, solo curioso, così
mosse alcuni passi verso una zona collinare attraversata da quello che lui
reputò essere un sentiero. Si sentiva più leggero, forse per via della gravità,
ma l'aria era perfetta per un essere umano e poi era così profumata. Quando
arrivò al culmine si sporse oltre per osservare e la visione lo stupì più per
la bellezza che per il fatto di scorgerla. Una città si stagliava ai suoi
piedi, con case, strade e mezzi in movimento. Esseri simili a lui si muovevano,
proprio come in una città terrestre. Quando sentì posare una mano sulla spalla
non si stupì, faceva tutto parte del sogno in cui era entrato. Si girò e scorse
un essere alto più di due metri, con fattezze umane, ma dalla pelle color
arancio. Era Jotra, il traghettatore.-Abbiamo bisogno di te, e di quelli come
te- gli dice, con un tono nella voce che sa di metallo. -Siamo su Somak, nella
costellazione di Tritone, il pianeta più avanzato dell'intera galassia.--Gente
come noi?- chiede Dave, continuando ad osservare prima il paesaggio e poi
l'essere.-Contadini, persone che sanno coltivare la terra. Ci troviamo
nell'ultima riserva naturale del pianeta. Tutto al di fuori di qui è arido e
brullo. La popolazione è stata decimata dalla carestia, per il semplice motivo
che ci siamo dimenticati come coltivare, nonostante la nostra tecnologia si sia
sviluppata in modo esponenziale.-Abitanti di un pianeta distante anni luce
dalla Terra avevano bisogno di lui, gli sembrava un sogno. Jotra fece segno a
Dave di seguirlo e lo accompagnò in una costruzione poco distante del tutto
uguale alla fattoria dei Parker.-Io sono il traghettatore- continuò, -e vi ho
portato sin qui per pregarvi umilmente di aiutarci. Sono il tramite tra i mondi
e se non foste d'accordo vi riporterò immediatamente indietro. Ma sappiate che
il vostro aiuto potrebbe salvare la mia razza.-Dave soppesò le parole e capì
che stava parlando al plurale. Chi erano gli altri di cui parlava?Udì un rumore
affrettato di passi, e voltandosi scorse una figura bassa avvolta in una
mantellina gialla con ai piedi gli stivaletti rossi. Era Jack. Vide Dave, gli
sorrise, poi si avvicinò e gli prese la mano.
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