SCRITTO DA: MASSIMO FERRARIS - LIVIO MUSCATIELLO - ALESSANDRO CIVIERO - RITA MAURIZI - ROBERTA BONETTI - ANGELA FRAGAPANE
Lo ammetto, mi capita a volte di essere parecchio sbadato, ma per tante cose che non dipendono da me. La colpa è dei bioritmi, dell'oroscopo e di tutte quelle diavolerie che mi perseguitano da quando accendo la radio al mattino a quando spengo la televisione alla sera. In mezzo ci sono continui bombardamenti di notizie su salute, soldi, politica, economia, e via dicendo. Ditemi voi come non si esca pazzi a seguire le vicende umane mantenendo il controllo della propria persona. Mi ritengo un uomo informato, con la risposta sempre pronta, anche quando non vengo interpellato. E' per questo motivo che i miei colleghi dell'ufficio si tengono distanti, hanno paura della competizione. Ma io sono un buono e se qualcuno pone una domanda io corro in aiuto con la risposta giusta.
Mettiamo ad esempio questa mattina; ore otto e come al solito mi trovo al bar per la colazione con auricolare in un orecchio sintonizzato sulle news e l'altro in fase di ricerca di discorsi interessanti. Ecco che ti becco il tipo poco informato sulla politica locale e... zac! te lo frego con la risposta giusta. Ultimo acquisto della squadra del cuore, di nuovo vado a colpo sicuro. Mi compiaccio di me stesso, sino a quando una gentile, quanto irritante, signorina non entra nel locale. -Un caffè con panna, grazie- ordina la tipa, sedendosi accanto a me. Mi guarda, io la guardo e ci ignoriamo. E' da sola, quindi non avrà argomenti. Ma ecco che la giornata precipita e una domanda esce dalla sua boccuccia rivolta a Mario, il barista.
-Ma qual'è la vera ricetta della panna montata?- Una domanda idiota, ed io sorrido divertito. Mario ci pensa su, poi non sapendo cosa rispondere mi guarda e dice: -Tu che sai sempre tutto, spiegaglielo un po'-. E per la prima volta in vita mia rimango senza parole.
Stupido Mario!
Calma, pensai tra me e me,
nel frattempo l'aria che aspiravo mi si solidificava in bocca e pian piano stava pietrificando la mia materia grigia.
Ho poco tempo, e quel poco che mi rimane era fastidiosamente scandito da un orologio in plastica di poco gusto con lo sponsor di una birra a doppio malto.
Ho poco tempo è vero e ne sto spendendo buona parte a pensarci su.
panna montata diamine.
tic tac, tic tac diamine.
Mi stavo per ritrovare nudo come un qualsiasi stolto che mi aveva dato gloria fin ora,
Rivestiti forza,
stai per risultare inadeguato, di qualcosa:
- Io non credo lei sia veramente interessata alla panna montata.
- Ah… dice? E a cosa sarei interessata, secondo lei? - Ecco il tono di una donna che ti sta per subissare di improperi. Nei suoi occhi lessi le parole: stupido, sessista, maschilista, maleducato, sbruffone, manigoldo, ruffiano, pervertito, co…, no, aspetta, aspetta un secondo.
- La ricetta della panna montata, suvvia… - rilanciai con un mezzo sorriso, tentando di stemperare la tensione.
- Vuole prendermi in giro, con quel tono? – aggredì la donna, mentre vedevo che Mario, il mio barista da anni, cominciava a pentirsi d’avermi tirato in ballo. Stava visibilmente sudando, mentre i suoi occhietti vispi facevano avanti e indietro tra me e lei.
- Non sarebbe mia intenzione…- dissi, sciorinando ancora la mia miglior faccia di bronzo.
- E allora sentiamo… mio caro – continuò la donna, acida come la panna, appunto. Avevo avuto modo di pensarci, ed ora avevo una risposta. La tecnica di prender tempo aveva funzionato:
- Per fare una buona panna montata – iniziai, - ci vuole intanto della buona panna fresca, piuttosto che quella a lunga conservazione. La panna liquida, che si trova nel bancone frigo al supermercato. Poi ci vuole uno sbattitore elettrico, munito di fruste e una ciotola di acciaio, ben fredda. Eggià, perché la panna deve essere fredda, se si vuole montarla a dovere. Ed infine, serve dello zucchero a velo, per dolcificare. Si deve quindi iniziare a montare la panna con le fruste, nel vaso d’acciaio, stando ben attenti a girare lentamente lo sbattitore nella ciotola, sempre nello stesso verso. Quando la panna prende consistenza si può decidere a che punto fermarsi per avere una mousse o una crema a neve. Lo zucchero va aggiunto alla fine, con un setaccio e amalgamando con una spatola. – Credo che alla donna stesse per scoppiare una vena in fronte.
Sono soddisfatto di me stesso , si ,infondo mi è bastato poco per trovare fra i miei gangli la risposta , mi sono superato stavolta . Mi sento come se avessi ricevuto il nobel per la scienza. La tipa però non si perde d'animo , è una di quelle che vuole sempre avere l'ultima parola
" Questo lo sanno tutti anche io ma credo ci sia qualcosa che faccia la differenza altrimenti tutti raggiungerebbero lo stesso risultato , e posso assicurarle che non è così e lei che sta dietro il bancone dovrebbe saper rispondere visto che è il suo mestiere!"
Adesso se la prende con il povero Mario che a quelle parole diventa rosso dalla vergogna
" Mi scusi ma se lei conosce il segreto per fare questa benedetta panna si può sapere perché ha posto la domanda? Sperava che nessuno le rispondesse così da mostrare la sua cultura pannifera?"
" Lei è un arrogante sa! "
In quel momento notai che i suoi occhi erano color nocciola, vivi e grandi. Mi venne voglia di un caffè con panna.
«Caro Mario certe persone non sanno regolare umori e toni, forse la signorina è solo molto curiosa, mi accusa di arroganza e forse ha ragione, accompagni il suo caffè con panna con un secondo del genere, sarò felice di offrire a lei la colazione e di liberare te da questo imbarazzante battibecco.» Parlo senza prender aria compiaciuto di esser scampato all'insuccesso. «Quelli come lei io li conosco bene..» Ecco che lei incomincia.. ahhh le donne! Mai solleticare il loro amor proprio, più si incazzano più saranno tue. «Abbandoni quell'aria saccente e vittoriosa, se chiedevo è perchè nessuno è capace di soddisfarmi con una buona panna montata, chiedevo al barista di svelarmi la sua arte per non rimanere ulteriormente delusa del risultato. Se immaginavo di doverne discutere col suo avvocato mi sarei assunta il rischio» Sfacciata mi fa l'occhiolino. Questa è una di quelle che si sente forte ed impiegabile. Arriva il mio caffè e la mia prossima mossa è indifferenza, giusto un pò, per capire se ho fatto colpo su quegli occhioni nocciola, il che a quanto pare mi importa più del rumore proveniente dall'auricolare.
Bevo un sorso del mio caffè, e la panna quasi mi strozza. Tossisco forte, cavolo piano fallito! le sembrerò un imbecille! «Stia attento saputello! Mai che la ciotola d'acciaio usata per montare la panna non fosse stata abbastanza fredda rovinandone il risultato, non per questo merita la morte.» La vedo guardare Mario che divertito ancora ci osserva anche se un pò più distante. Avrà socchiuso anche a lui la palpebra destra in quel modo così affascinante di donna che passa lunaticamente dai nervi all'ironia. «Uno ad uno, palla al centro, lei è una che impara alla svelta - ancora tosse - Mario! Un pò d'acqua si gentile» «Sii gentile Mario lo salvi, ha sentito? La partita è ancora aperta» La sto odiando in un modo amorevole.
Mario si avvicina con il bicchiere d'acqua. Acqua benedetta! me lo porto alla bocca e mi disseta subito, portando via quel sapore dolciastro e quell'impiastro bianco mattone che si attacca dappertutto.
-Va meglio?- chiede lei color nocciola, mentre appoggia la sua tazzina di caffè oramai vuota
-meglio grazie, decisamente non sono un uomo da panna e caffè, sono il solito tradizionalista da caffè nero e corto!- rispondo riprendendo la mia solita aria di attento impiegato dedito al controllo.
-Allora, visto che la panna le è rimasta in gola stavolta offro io un caffè, quello della resa- mi dice la bellissima donna occhi color nocciola
-Mario, prepara un buon caffè corto al signore, che i neuroni tornino in circolo entro mezz'ora prima del lavoro!- e accenna un sorriso e un altro occhiolino.
Si alza dal tavolino prendendo la sua borsa, prima che possa dirigersi alla cassa mi alzo anche io e la blocco prendendola per il braccio. Si volta e mi guarda interrogativa
-Io devo andare a lavorare- risponde così al mio sguardo serio
-Io pure, però desidero offrire io signorina, la ringrazio per il caffè, ma i neuroni stanno già tornando a posto, sono pronto al lavoro anche io.- Rimaniamo un attimo a guardarci, così soli in mezzo a tutta la gente del bar. Le guardo le labbra, sono bellissime e con un rossetto marrone accattivante.Lei mi fissa negli occhi.
-Va bene, se proprio insiste offra lei- mi dice soffiando sul ciuffo che le è caduto sugli occhi e abbozzando un mezzo sorriso. -Però ora mi lasci il braccio, mi stringe troppo e mi fa male..-
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