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sabato 22 marzo 2014

Seduta spiritica - terza parte - Il rapimento di Dhalia

SCRITTO DA: MASSIMO FERRARIS - PAOLO ALBERTIN - NADIA FINOTTO

Mnop avvisò gli altri del contatto avuto con Brandon e sperò che il ragazzo potesse agire per il meglio. Jakow non li avrebbe lasciati a lungo tranquilli in quella fetida cella, sicuramente avrebbe provato a torturarli per estorcere informazioni circa la filasporta. Infatti non dovettero aspettare a lungo, poichè dopo circa un'ora videro piombare al loro cospetto Orwold, il carnefice. Costui apparteneva alla stirpe dei folletti oscuri, una razza che viveva ai limiti della zona del caos, in perpetua penombra e con un paesaggio brullo e infernale. Si erano rifugiati li per sfuggire ai guerrieri Gunija e in quel luogo avevano maturato un odio feroce verso gli gnomi.
I suoi occhi vagarono nella cella in cerca di Mnorp, nel quale riversava tutta la rabbia repressa da decenni. Jakow gli aveva chiesto di essere implacabile, ma di non ucciderlo. Aveva altri piani per lui. Si addentrò tra gli gnomi e menò calci a tutti quelli che capitavano a tiro. Dave trattenne la rabbia, mentre insieme agli altri faceva da scudo al Capo.
-Mnop, ti ordino di uscire!- tuonò Orwold. -Oppure inizierò ad uccidere alcuni dei tuoi stupidi simili.- Alzò un'ascia affilatissima e puntò alla testa di un povero gnomo.
-No! Fermo, sono qui- Mnop si fece strada e giunse al cospetto del carnefice. Gli occhi del folletto scintillarono di piacere e un calore lo pervase. Lo afferrò per la veste e lo trascinò fuori dalla cella, lasciando due guardie vicino alla porta. Raggiunsero la sala delle torture, dove Jakow li attendeva tenendo in mano un globo luminoso.
-I miei uomini migliori hanno appena rapito questa fanciulla- il globo si trasformò e dalla nebbia spuntò il viso di Dhalia, la figlia di Gnurp. -Ora io voglio che tu contatti il tuo scienziato e gli chieda di svelarmi il segreto della filasporta, se non vuoi che le faccia del male.-
Mnop guardò nella sfera e provò orrore vedendo il viso della ragazza, ma, pur nel terrore che lo prese, notò che l'immagine era solo quella del viso sospeso nel nulla. Subito dopo l'immagine divenne più piccola e mostrò una ragazza con un cappuccio in testa legata ad una sedia di legno. In realtà non si capiva se fosse Dahlia, i vestiti potevano essere di chiunque e gli inconfondibili capelli rossi di Dahlia non si vedevano perché erano coperti dal cappuccio. Nella testa di Mnop turbinarono mille pensieri: doveva subito contattare Gnurp per sincerarsi se la figlia fosse stata davvero rapita, ma come poteva fare essendo stato separato dagli altri? Doveva cercare o di farsi ributtare nella cella o di fare in modo che anche gli altri, soprattutto Dave, fossero portati da lui.
- E allora stupido Gunija, vuoi metterti in contatto con Gnurp o vuoi che io lasci libero Orwold di dare sfogo alla sua sete di vendetta su di te?
- Da solo non posso fare nulla folletto microcefalo. Cosa pensi, che noi gnomi ci parliamo con il pensiero? - Mnop fece lo spavaldo, ma in cuor suo si sentiva morire perché far portare lì con lui qualcuno dei suoi compagni avrebbe potuto significare morte per gli sventurati. Non aveva però altra scelta perchè era Dave che aveva il comfischio, altro aiutabolo inventato da Gnurp attraverso il quale si poteva comunicare direttamente con lo scienziato, ma questa volta non parlando e per poco, ma scrivendo tutto ciò che si voleva comunicare su di esso e magicamente le parole sarebbero comparse sul comfischio gemello che Gnurp aveva sempre con sé. Alle parole di Mnop, Jakow era diventato paonazzo dalla rabbia: - Brutto idiota di un nano, credi forse che me ne importi qualcosa se da solo non puoi fare nulla? So benissimo che non sei l'unico che può comunicare con Gnurp.
“Orwold, pensaci tu, e quando ti implorerà di smettere chiamami!” Jacow uscì dalle prigioni.
Orwold se ne stete un minuto ad osservare il nano con espressione crudele, probabilmente vagliava diverse ipotesi di tortura, poi si riscosse, afferrò brutalmente Mnop e lo legò ad una graticola metallica. 
“Ah, bene bene, così pensi di stare in silenzio. Non sai che qua alla fine parlano tutti, eccome se parlano! Anzi, urlano!” ridacchiava tra sé mentre posizionava la graticola sopra un braciere accesso.
Le braci fumanti erano rosse come le fiamme degli inferi e avrebbero reso in poco tempo quel metallo incandescente. Mnop se ne rendeva conto, e si rendeva anche conto che contro quella tortura non c'è volontà che resista: avrebbe confessato tutto, risposto ad ogni domanda di Jacow; avrebbe tradito il suo popolo. L'acuta consapevolezza della sua fine lo riempì di rimpianto per non essersi portato con sé una fiala di veleno; sarebbe finito tutto in modo veloce. Gli sarebbe venuto da ridere a pensare a Orwold privo della sua vittima che urlava la sua rabbia in quei sotterranei. Purtroppo le cose non avrebbero preso quella strada. Già sentiva il metallo che gli trasmetteva un calore crescente, in pochi minuti sarebbe stato intollerabile. Si doveva sforzare di resistere il più possibile, cominciò a respirare piano e a fissare la sua concentrazione sull'immagine di un prato fiorito accarezzato dal vento. Era una delle tecniche che ogni nano combattente doveva apprendere nei suoi periodi di adestramento per evitare di soffrire le ferite della battaglia. Ma lui non le aveva mai padroneggiate a pieno, forse, con la presunzione dei giovani, pensava che non ne avrebbe mai avuto bisogno. Ed invece quel giorno era arrivato. ?
'Un prato fiorito, il vento fresco...' – ed intanto il calore cresceva e faceva fumare le corde che lo imprigionavano. 'Il vento fresco...' - la pelle scottata gli rimandava dritto al cervello l'urlo silenzioso delle ferite. 'L'acqua fresca.... l'acqua fresca...' - Il dolore straziante si fece strada squotendolo come un pesce appena pescato: non doveva urlare, non doveva urlare. 'L'acqua fresca...ahhh, la frescura... la frescura...' la sua mente era riuscita nel miracolo di contenere lo strazio di un dolore sempre più insopportabile, ora era solo questione di quanto a lungo avrebbe tenuto quella meditazione.
Orwold intanto era uscito e quando tornò si aspettava certo di sentire le urla del nano. Gli si avvicinò perplesso: controllò che i legacci fossero stretti, scottandosi e bestemmiando irato; poi esaminò il braciere: maledetto, era caldissimo, per un momento pensava che si fosse spento, invece quella graticola era rovente al punto giusto, lo constatava nelle bruciature della pelle del nano e nell'odore nauseabondo che si era sparso tutt'intorno. E allora, perchè non urlava?
Ma Orwold sapeva che ogni creatura arrivava a quel punto in cui la sua determinazione crollava e si arrendeva alla brutalità del dolore puro.
“Tu fai pure, nano, io sto qua e non mi muovo, tanto so che prima o poi urlerai, oh se urlerai.” gli si avvicinò sussurrandogli all'orecchio “Urlano tutti, e dopo te comincio coi tuoi amici.”
Ma Mnop non lo sentiva, immerso com'era nel flusso rinfrescante di un'acuta attenzione mentale.?
Non ci credeva nemmeno lui che le tecniche che gli avevano insegnato gli fossero entrate così tanto nel profondo da poter richiamare gli insegnamenti e metterli in pratica pur avendo creduto di non essere nemmeno un granchè bravo. Eppure sentiva scorrere nelle sue vene un fluido che obbediva alla sua mente, che in quella situazione così grave dove perdere il controllo avrebbe voluto dire tradire e decretare forse la fine del suo popolo diventava come un liquido fresco che neutralizzava il calore insopportabile e che lo inebriava donandogli ancora più forza mentale per contrastare la feroce prova a cui era sottoposto.
Orwold continuava a guardare incredulo le bruciature sempre più profonde nella carne del nano e cominciava seriamente ad infuriarsi. Era la prima volta che succedeva una cosa del genere, tutti avevano iniziato ad urlare ancora prima che la graticola si appoggiasse alla carne mentre invece questo qui non solo non gridava, ma sembrava stesse dormendo su un letto di piume. Orwold non riusciva più a stare fermo sullo sgabello, sembrava che il fuoco lo avesse lui sotto al sedere, non riusciva a capacitarsi di cosa stesse succedendo. Si alzò in piedi, digrignò i denti andando avanti e indietro senza mai staccare lo sguardo dal nano. Era talmente furioso che cominciò ad uscirgli fumo nero dalle orecchie e gli occhi divennero rossi come il ferro rovente che mordeva la carne di Mnop, le unghie delle mani gli crebbero e divennero potenti artigli, le sue fattezze cambiarono e si trasformò nella belva assatanata che Orwold era, ma che nella normalità prendeva le sembianze di un folletto, per manifestarsi solo in condizioni estreme o in caso di grosso pericolo. In questo caso però non c'erano né condizioni estreme, né grosso pericolo, ma solo una grande incazzatura e per Orwold non riuscire a controllarsi si rivelò una pessima mossa.
Due dei migliori soldati di Jakow stavano galoppando a tutta forza verso il regno di Wabas. Uno dei due aveva accanto una figura legata ed incappucciata: Dhalia, la figlia di Gnurp. La ragazza era stata sorpresa durante una delle sue passeggiate in cerca di erbe officinali e non aveva potutto opporre resistenza. Uno dei due l'aveva bloccata prima di poter mettere mano al cerfischio che era in contatto diretto col padre. A nulla erano servite le urla e le suppliche, i due soldati l'avevano legata e trasportata via. Si trovavano in prossimità del fiume Knosso, proprio nel punto in cui Brandon era rimasto pietrificato. Il luogo era magico, dotato di poteri straordinari, tra qali quello di mantenere un filo tra chi era stato toccato dalle sue acque e ciò che accadeva. Fu così che Brandon, al cospetto di Gnurp, ebbe un giramento di testa e pronunciò un nome: Dhalia. -Che significa?- gridò lo scienziato, avvicinandosi al ragazzo. -Perchè hai nominato mia figlia?- Ma Brandon stava vivendo un'esperienza extra corporea, trovandosi ad aleggiare sul fiume Knosso. Riusciva a vedere i due destrieri al galoppo e percepiva che quel fagotto di vestiti era la figlia di Gnurp. -Tua... figlia... è stata rapita!- esclamò riavendosi. -L'ho vista ora trasportata da due soldati. Non so come sia possibile, ma l'ho visto!- Gnurp corse verso il grande tavolo da lavoro, spazzò con le mani ogni oggetto inutile ed infine trovò quello che cercava: un grosso contenitore di pietra. Iniziò a versare liquidi, polveri, sempre mormorando formule magiche, sino a quando apparve una luce e alcune immagini presero forma. -Maledetto!- urlò nella stanza.- Jakow, che tu sia maledetto!- Fece scaturire dalle mani un'energia che si propagò nella luce, poi smise e si prese la testa tra le mani. -Non ce l'ho fatta! Mia figlia è ormai persa!...-
Orwold era fuori di sè: l'ira che lo devastava gli aveva restituito il suo vero aspetto di elfo oscuro. Alto come un umano e altrettanto robusto, agitava gli artigli che aveva al posto delle mani. Aveva voglia di sangue, di tanto sangue, ma non poteva sfogarsi su Mnop. La sua mente era ormai fuori controllo, cominciò a devastare lo stanzone, rovesciando gli arredi; strappò la graticola dalla sua sede e la scagliò dall'altra parte dello stanzone; prese a calci il braciere, e lanciò contro le celle l'armadio degli armigeri. Poi, urlando per le piaghe che i carboni ardenti gli avevano inflitto al petto, corse fuori attraversando il corridoio in cerca della luce, dell'aria, per poter saziare la sua fame di carne di nano.
I nani avevano assistito terrorizzati a quell'esplosione di violenza. Si erano rifugiati negli angoli più bui delle celle, premendosi gli uni agli altri come bestie che assistono al macello.
Poi, mentre l'eco delle grida del mostro si perdevano lungo il corridoio, si fecero coraggio e si avvicinarono alle grate. A Jack non sembrava vero: un'incudine lanciata verso le sue grate le aveva divelte. Provò a sforzarle, cedettero. Uscì veloce e in pochi minuti trovò le chiavi delle altre celle. Così erano liberi per la seconda volta. Si precipitarono su Mnop che, schiacciato dalla graticola gettata a terra, si lamentava piano. "Almeno è vivo, diavolo d'un nano" pensò Jack mentre assieme agli altri suoi compagni di sventura cercava stracci per proteggersi le mani per alzare la grata incandescente. Si trapparono le camicie e piano, con prudenza, riuscirono a liberare Mnop. Il nano aprì gli occhi e solo in quel momento si accorse delle profonde scottature che lo ferivano ai polsi e alle caviglie. "Per tutti gli dei, allora ce l'ho fatta" esclamò, ma subito si accorse che ora, passato il pericolo, le scottature bruciavano assai.
Nel frattempo un tristissimo Brandon implorava Gnurp di spiegargli perché aveva detto che sua figlia era ormai persa, ma Gnurp non lo ascoltava neppure, continuava a passeggiare furiosamente avanti e indietro per la stanza con i pugni serrati, come se tutto ciò che stava attorno a lui fosse sparito, tempo compreso. Dopo uno scatto nervoso afferrò gli aiutaboli destinati alla comunicazione e quelli che aveva creato per le situazioni spiacevoli, delle xamble e svariate altre piccole armi apparentemente innocue, buttò il tutto dentro la sua omnisacca, se la mise in spalla e si fiondò fuori dalla porta sotto gli occhi di un terrorizzato Brandon che lo rincorse gridandogli di aspettarlo, ma senza ottenere il minimo risultato.
Gnurp sparì nella vegetazione e Brandon fu colto da un attacco di panico. Lui così pasticcione e fifone cosa avrebbe fatto ora? Oh sì, sarebbe rimasto volentieri lì fermo ad aspettare la fine di tutto quel pasticcio dove, dannazione, si erano cacciati con quella stupida seduta spiritica, ma non poteva, accidenti! Come faceva a restare lì senza fare nulla? Anche lui così pusillanime sentì che doveva mettersi in moto: c'erano i suoi amici e i nani da salvare, era tornato indietro da Gnurp per quello, e ora anche la figlia di Gnurp da liberare. Doveva assolutamente darsi da fare. Ma come? Ma come? Si maledì per essere così impedito: l'unica cosa che conosceva e che sapeva usare erano le xamble, per il resto non capiva un'acca di tutti gli arnesi che tappezzavano la stanza. Non poteva rimanere lì come un fesso, così prese tutte le xamble che poteva trasportare ed uscì velocissimo seguendo la strada che aveva visto prendere a Gnurp. Sicuramente gli sarebbe venuta un'idea durante il percorso. Chissà se il cerfischio funzionava ancora? Avrebbe potuto dire a Mnop di Dahlia: con ogni probabilità la stavano portando proprio dov'erano loro.
-Ci vorrebbe un unguento di Mangrovia Spectralis- disse Dave guardando le bruciature sulla pelle di Mnop. Il Capo scrollò la testa, quello non era il momento, anche se la pelle gli bruciava come se fosse immersa nella lava incandescente. Erano liberi, Orwold si era trasformato nella bestia che era e aveva spiccato il volo. Mnop guardò il suo popolo radunato attorno a lui, uomini e donne sofferenti, un manipolo di ben miseri guerrieri, che poco avrebbero potuto fare contro le guardie di Jakow. Udirono passi concitati, grida di comando, questo voleva dire che i folletti soldato stavano sopraggiungendo. Non poteva permettere che li imprigionassero nuovamente, dovevano fuggire, e l'unica strada era quella da cui erano giunti. Fece segno loro di stare in silenzio e di seguirli. Erano una trentina e bene o male riuscivano a reggersi sulle gambe, quindi percorsero il corridoio e si trovarono davanti al cunicolo.
-Svelti, svelti, uno per volta, proseguite sempre seguendo la galleria e presto vi troverete fuori dal castello. Più avanti troverete un bosco fitto, raggiungetelo e nascondetevi, io vi proteggerò.-
A Mark e Dave non sfuggirono quelle parole: cosa aveva intenzione di fare Mnop? Se aveva qualcosa in mente non l'avrebbero lasciato solo, non di sicuro nelle condizioni in cui si trovava.
-Che vuoi fare?- Dave gli si parò davanti. -Qualunque cosa tu decida sarò con te!-
-Anche io!- tuonò Mark.
-Speravo in un vostro aiuto. Ho intenzione di affrontare Jakow, anche se la sua magia è potente. Ma sono sicuro che Gnurp ci raggiungerà, il vostro amico lo avrà sicuramente avvertito e si starà preparando. Dobbiamo fare in modo che non abbandoni il castello e che non gli venga in mente di escogitare qualche nuova diavoleria.-
Mnop si guardò attorno e non trovò armi da usare. Cominciò a correre verso lo stanzone dei folletti: le grida che gli sembravano provenire da lì erano invece filtrate dal piano superiore. C'era ancora qualche secondo prima dello scontro. Mnop e i tre amici corsero a perdifiato: giunsero al tavolaccio delle guardie nello stesso istante che i folletti cominciavano a scendere le scale. Per fortuna le armi sequestrate erano state gettate in un angolo: piccoli oggetti disprezzati dai folletti, orgogliosi dei loro lunghi archi.
I quattro si armarono come poterono e aspettarono che il primo folletto superasse l'ultimo scalino. Subito Mnop lo decapitò con un colpo di spada. I tre amici non avevano mai combattuto prima d'ora, ma la paura che li attraversava aveva decuplicato le loro forze. Salirono le scale urlando, colpendo alla cieca, ferendo e ferendosi. I folletti non si aspettavano una tale resistenza, e combattevano impacciati dalle loro lunghe spade che mal si adattavano alla stretta scalinata, mentre quelle dei nani bucavano facilmente i loro corsetti ocra, tingendoli presto di rosso.
Mnop infilzò anche l'ultimo soldato, e si fermò a respirare. Jack, Mark e Dave si guardarono le braccia coperte di sangue, in cerca di ferite. A parte un gran numero di graffi più o meno profondi, sembravano stare bene. Mnop era coperto del sangue dei folletti: visto così faceva davvero paura, ora i tre avevano avuto la prova del suo valore in battaglia.
"Dobbiamo andare avanti veloci, prima o poi Jacow si farà sentire con i suoi sortilegi. La sera avanza e il buio ci aiuta. Cerchiamo di nasconderci da qualche parte. Spero in Gnurp, altrimenti da qui non usciremo vivi." Si avvicinò alla porta d'uscita, dischiudendola lentamente.
Completata la trasformazione, Orwold divenne un essere immondo, dotato di ali e con artigli lunghi ed affilati. La fame di nani e di vendetta gli bruciava dentro. Con ampie falcate si trovò a sorvolare il regno di Wabas, poi si diresse verso ovest, dove scorse il fiume Knosso. Al di là, come una visione, sorgeva il mondo dei nani, Gunija. Era quello il suo obiettivo, la terra in cui avrebbe dato sfogo alla rabbia. Gnurp e Brandon lo videro stagliarsi contro il cielo azzurro, era impossibile non accorgersi di lui.
-Un folletto oscuro!- gridò lo scienziato alzando un dito. -E' l'essere più pericoloso che possiamo incontrare. Devo eliminarlo, prima che inizi ad ucciderci tutti. - Trafficò nella omniborsa ed estrasse un oggetto che sembrava all'apparenza una cerbottana. 
-Stai nascosto!- ordinò a Brandon, che non se lo fece ripetere due volte. Corse verso una zona libera da alberi e agitò le braccia per attirare l'attenzione di Orwold. Il mostro addocchiò immediatamente Gnurp, e un rivolo di saliva densa e verdastra schizzo dalle fauci. Era giunto il momento per lui di assaporare la tenera carne di gnomo.
Gnurp si mise in ginocchio, portò l'oggetto alle labbra ed aspettò che il mostro si avvicinasse. Brandon tremava, osservandolo precipitare verso morte certa. Quando fu a pochi metri da lui, Gnurp chiuse gli occhi ed aspirò profondamente.
"Ora..." pensò, e fece partire una minuscola freccia che andò a penetrare le carni di Orwold. L'essere reagì immediatamente, sbandando e dimenandosi. Cadde a terra, a poca distanza dallo scienziato, sempre inginocchiato e ad occhi chiusi. "Tu sei mio...", Gnurp stava entrando nella mente del mostro. "Ora sarai il mio servitore..."
Orwold subì la trasformazione, la sua mente perse ogni contatto con la realtà e in lui rimbombò la voce di Gnurp, suo unico Signore. Si drizzò in piedi, maestoso e si inchinò allo gnomo.
-Ai tuoi ordini- disse, con voce profonda e gracchiante. Gnurp riaprì gli occhi, era riuscito nel suo intento. Fece cenno a Brandon di raggiungerlo.
-Ora dovrai portarci dove è tenuta mia figlia- l'ordine fu eseguito, e in un attimo i due gnomi si trovarono a cavalcioni di Orwold, in volo verso Wabas.
Dhalia si trovava al cospetto di Jakow, seduta a terra e attorniata da un gruppo di soldati. Era scossa da tremiti e non riusciva a capire cosa il folletto volesse da lei.
-Sei la mia merce di scambio, mia cara- la voce di Jakow era falsamente calma e melodiosa. -Tuo padre ha qualcosa che io voglio e sono sicuro che in cambio della tua incolumità me la darà. A meno che tu non sia a conoscenza del segreto...-
Poteva essere un'idea, Gnurp doveva avere qualcuno a conoscenza del segreto della filasporta, nel caso lui fosse morto. Si avvicinò alla ragazza e posò le mani sulla testa. Fitte di dolore attraversarono la ragazza, che iniziò ad urlare.
-Niente! Maledizione a Gnurp!- Dhalia aveva la mente completamente vuota da segreti, suo padre non l'aveva usata come scrigno. Doveva quindi confrontarsi con Gnurp, minacciando di morte la figlia.
Mnorp e gli altri raggiunsero il gruppo nel bosco. Si contarono, ma i conti non tornavano. Jack se ne accorse per primo: -Maledizione, Elliott non è con noi!-
Il ragazzo stava vagando per i corridoi del castello in cerca del gruppo.

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