SCRITTO DA: MASSIMO FERRARIS - RITA MAURIZI - DIMITRI MANFRE' - PAOLO ALBERTIN
Il piccolo paese di Pontecurlo sorge ai piedi dell'Appennino Tosco-Emiliano, a pochi passi dal Monte Cimone. Posti splendidi, dove la gente vive ancora bene e non si preoccupa di quello che succede al di fuori dei propri confini. In quel ridente paesino di novecento anime, Don Dario si accingeva a battere i rintocchi delle ore dodici, appendendosi come un salame alla lunga corda che azionava la campana. Don Dario aveva trentadue anni, un'età in cui la gioventù e l'età adulta si stringono la mano. Era un tipo simpatico, dall'aspetto minuto ma energico, ed un viso che ricordava più quello di un ragazzino che non quello di un prete. Saltellava su e giù ed intanto malediva le antiquate tecniche che nei paesi più piccoli si cercava di mantenere. Lui era un prete tecnologico, con la passione per i computer ed il mondo a 64 bit in generale. Era stato mandato li due mesi prima ed era il suo primo incarico al di fuori della sua curia, dove l'aveva visto crescere come boy-scout, cedere alla passione di Cristo, rinunciare alle ragazze e diventare prete. Un percorso lungo e faticoso, ma che a Dario non era pesato. Lui era nato per quel mestiere e lo svolgeva con naturalezza e bontà. "Lei è un prete d'altri tempi", gli diceva la gente, ma quella frase nascondeva qualcosa di antico che lo infastidiva. Fu quando una giovane donna, che si era appena confessata , si avvicinò e gli disse: -Lei è veramente un sacerdote dei nostri giorni-, che Don Dario capì che doveva dare una svolta alla propria carriera di prete. La tentazione di portare il suo uffizio alla dimensione 3.0 lo spronò a fare in modo che i compaesani assorbissero lentamente quello che aveva in mente. Passò un'intera settimana su internet ad acquistare tutto l'occorrente, e rimase in attesa della consegna. La mattina stessa il corriere lo aveva informato che sarebbe passato nel primo pomeriggio. Era l'ultima volta che quella corda avrebbe dondolato.
Don Dario , mentre apriva il pacco, sentì le mani prudere dall'eccitazione , questa reazione che spesso si accompagnava ad un lieve rossore erano la sua nota dolente . Aveva tentato in tutti i modi per evitare che ciò accadesse ma né creme , né psicologo avevano potuto fare nulla
" Don Dario la prenda con filosofia o con fede , mi perdoni la battuta, è il suo corpo che tradisce l'emozione !"
Fu liquidato così dal Dott. Recondito Primo.
Per la prima volta da quando era parroco in quel di Pontecurlo l'orologio non scandì le diciotto ,l'ora della benedizione, ci voleva del tempo per sistemare quella moderna "diavoleria" I fedeli anzi le fedeli entrarono in chiesa coi volti seriamente preoccupati
" Cosa sarà accaduto? Forse si sarà sentito poco bene "
"Oh Linuccia , non lo dire ! Povero Don Dario !"
Le lingue già lo davano per moribondo che, eccolo, invece presentarsi sull'altare con il solito sorriso e le mani giunte.
"Queste candele elettriche mi risparmieranno tempo e noie" Pensò contento il giovane prete di Pontecurlo, mentre si accingeva ad apportare ulteriori modifiche alla chiesa.
"Ma sostituire la corda con un apparecchio, comodissimo, per suonare la campana è stata una benedizione in molti sensi! Ora che ci penso, può anche essere programmata"
Il filo dei suoi pensieri fu interrotto dal rumore dei battenti del portone d'ingresso. Un uomo anziano, curvo e appoggiato ad un bastone, entrò nella casa del Signore e percorse la navata fino a raggiungere Don Dario. Quest'ultimo lo riconobbe, era il signor Caruso. Uno degli abitanti più anziani del loro piccolo paese, famoso per essere un brontolone di straordinaria fattura.
Don Dario lo accolse sorridendo e lo salutò calorosamente, ma l'anziano rimase con lo sguardo severo e si limitò a ricambiare con un secco e freddo "Salve".
«A cosa devo il piacere, signor Caruso?» Chiese educatamente il prete.
«Senti giovanotto! non è per confessarmi che sono venuto! né per scambiare due chiacchiere amichevoli!» Tagliò corto l'uomo.
«Ma, allora, mi dica. Io la ascolto, come sempre»
«Sarò sincero: non ho mai appoggiato l'idea che fosse stato un ragazzino a gestire la nostra chiesa, sono sempre stato contrario. Perché, voi giovani, avete la pessima abitudine di camminare sulle nostre tradizioni, calpestandole come un branco di mocciosi ignoranti!»
« Ma signor Caruso! Deve cercare di capire che...»
« Capire!? AH! non dire nient'altro! Ma sappi che io non accetterò mai la cosa»
L'uomo anziano tornò sui suoi passi, sbuffando colmo di rabbia e, infine, uscì dalla chiesa.
Don Dario sedeva malinconico nel confessionale, dove aver ascoltato i peccati della signora Elisa, una vecchina ottantenne con la mania della cioccolata. Le parole di Caruso gli rimbalzavano nella testa, aveva paura di mettere in azione il suo piano di rinnovamento, ed inoltre il tipo era pure zio del Sindaco. Pensò sconsolato a tutto il materiale che giaceva in sacrestia e a cosa ne avrebbe fatto. Il paese sembrava non essere pronto all'innovazione, ma d'altronde un luogo dove l'età media picchiava sui cinquanta anni era il posto meno indicato dove inserire computer e accessori. Perchè non ci aveva pensato prima... Un colpo di nocche attirò la sua attenzione: era la giovane donna, di cui non conosceva il nome, che lo aveva definito "prete dei nostri giorni".
-Ne nome del padre, del...- iniziò, aggiustandosi la stola intorno al collo, ma fu interrotto.
-Non sono qui per confessarmi Don, ma come portavoce di una parte dei paesani- la ragazza mormorò quella frase come se si trattasse di una vera confidenza a Dio. -Noi crediamo in lei e vorremmo che continuasse nell'opera di ammodernamento-.
A Don Dario cadde la mandibola. -Come, come?...-
-Sappiamo che ha intenzione di inserire alcune cose nella chiesa, come ad esempio le campane elettroniche, le luci votive elettriche, l'impianto di amplificazione. L'abbiamo saputo dai vecchi, per bocca del signor Caruso-.
-Ma lui è zio del Sindaco, molto influente...- il poverino era grato, ma anche spaventato.
-Lasci fare a noi; siamo una quindicina e vogliamo aiutarla. Domani che è domenica abbiamo intenzione di fare volantinaggio fuori dalla chiesa, ma lei ci deve dare manforte con il sermone. Ricordi: lei sarà il nostro Don Camillo e il signor Caruso Don Peppone!-
Don Dario fu preso dal panico essere l'artefice di una sommossa popolare proprio non se lo aspettava ! Guardò il crocefisso sperando in un segno divino e in un certo senso avvenne : un botto che sentì provenire dall'altare minore ,lo fece alzare di scatto .
"Maria Vergine Santa Addolorata!!!!!!" I lumini che le pie donne solevano mettere in ogni dove erano caduti in terra, anzi diciamo pure deceduti. Questo gli accese la lampadina , li raccolse , andò in sacrestia ne portò quanti più poteva, sistemandoli in maniera alquanto incerta, in modo che fossero precipitati durante il sermone. Tutto calcolato perché la signora Ricciarelli , consorte del sindaco , arrivava sempre a metà messa preoccupandosi, dopo aver fatto un eclatante segno della croce ,di accendere un lumino alla Madonna. Don Dario avrebbe preso la palla al balzo dando voce a quel evento come indicazioni del Nostro Signore Gesù Cristo .
Dal verbale del Comandante la Stazione Carabinieri di Pontecurlo: "... al che, la signora Ricciarelli Anna, dopo aver acceso due lumini votivi ed essersi seduta, poco distante, assisteva alla caduta del sostegno dei suddetti lumini, in numero di un centinaio, trascinando seco un pesante tendaggio di velluto che immediatamente prendeva fuoco. Tale incendio propagavasi all'istante al pulpito situato di fianco che, essendo costituito di legno resinoso anziano, avvampava. Don Dario Boschi sospendeva all'istante la funzione ed assisteva all'uscita composta del pubblico dei fedeli che si radunavano sul piazzale antistante la chiesa. Mancando totalmente i sistemi di sicurezza attivi e passivi, l'incendio si propagava all'intera struttura che, essendo composta per la maggior parte di mattoni e calce, manteneva la struttura portante, ma andava perduto ogni arredo in legno. All'arrivo dei vigili del fuoco di Arezzo l'incendio poteva dirsi ormai spento..."
Don Dario uscì dalla caserma dei Carabinieri in stato di trance. Non si ricordava neanche cosa avesse dichiarato a verbale, ma non lo lasciava la consapevolezza di aver provocato un disastro immane. Mobili, quadri, arredi sacri: tutto perduto. Gli tremarono le gambe, e si sedette sul muretto perimetrale della caserma. Era così sconsolato che non sentì avvicinarsi la ragazza.
"Non se ne abbia a male, don Dario." gli sussurrò. "Come sarebbe?" le rispose lui, "Non ha visto cosa ho combinato?" "E allora? non aveva detto che sarebbero cambiate tante cose in parrocchia? Se non avesse fatto così, non le avrebbero lasciato fare niente, creda, meglio così."
Don Dario ci pensò un minuto buono, sembrava pazzesco, eppure: "e se fossero veramente infinite le vie del Signore?'"
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