SCRITTO DA: MASSIMO FERRARIS - RITA MAURIZI - PAOLO ALBERTIN - MARISA CAPPELLETTI - ILARIA ALLEVA
Non ci voleva un genio per capire che il primo giorno al mare non era prudente addormentarsi sotto il sole. Benito, ragazzone piemontese di venticinque anni, fisico da giocatore di Playstation e carattere buono, lo aveva fatto e la vacanza iniziava sotto i peggiori auspici. Grazie all'intervento di Marisa, mamma di Paola, ragazza di buona famiglia, i danni erano stati minori del previsto.
-Forza sveglia!- lo aveva scrollato. -Vuoi fare la fine dell'aragosta? Guarda che non sei un rettile a sangue freddo, eh!-
La prima reazione di Benito fu quella di essere ancora a casa sua, a Belvedere Langhe, un piccolo paese del cuneese, sdraiato sulla poltrona di casa. Ma appena si mosse sentì come delle spine conficcarsi nella zona che va dalla fronte al plesso solare.
-Povero ragazzo- esclamò Marisa. Poi rivolta alla figlia: -Presto Paola, la crema. Pendi quella a fattore 30, dovrebbe bastare, anche se era meglio applicarla prima di sdraiarsi-.
Benito la lasciò fare, la pelle pizzicava troppo, e quel massaggio fatto da mani estranee gli dava sollievo. Osservò la signora e notò qualche somiglianza con sua mamma. Stesso tipo, apprensivo, altruista e previdente. Dietro di lei comparve Paola e Benito capì subito che quella ragazza sarebbe stato lo scopo della sua vacanza. Era ben fatta, non proprio magrina, ma a lui le ragazze in carne piacevano un sacco, come la Pina, la vicina di casa, che però era sposata e con due figli. Anche se però gli lanciava certe occhiate... Paola si spostò di lato e Benito vide che teneva in mano un "arsenale" di creme solari di tutti i tipi.
-Ora dovresti sentire sollievo, ma ti consiglio di venire sotto il nostro ombrellone-.
Benito non se lo fece ripetere due volte , quando si presenta un'occasione bisogna approfittarne subito , questo era il suo motto e finora lo aveva sempre onorato alla grande. Si alzò e affondando i piedi nella sabbia sentì la carne "cotta" scricchiolargli come su di una graticola ma era un uomo perciò trattenne anche la più minima smorfia . Dentro bestemmiò tutti i Santi del calendario per la sua sbadataggine e per non aver ascoltato i consigli della mammina che , pur avendo lasciato il biberon da un pezzo ,lo rincorrevano ancora ogni qual volta Benito usciva di casa. Paola gli cedette la sua sdraio avendo cura di stendervi un telo di cotone
" Vedrai piano piano passa certo però che sei stato uno .....diciamo sciocco!"
Aveva cominciato bene proprio bene, con una figura da cretino
" Mi chiamo Benito, hai ragione Paola , se ho capito bene il tuo nome, ma la stanchezza , ho guidato tutta la notte e sai com'è"
"Lascialo in pace Paola ! Possibile che trovi sempre l'occasione per mettere a disagio le persone sono cose che succedono!"
Si ,la signora Marisa era come sua madre pronta a riparare e a mettere una buona parola.
A mezzogiorno il sole era alto ed imparziale: cuoceva tutti, indifferente alle ustioni ed ai colpi di sole che avrebbe provocato. Benito soffriva sempre di più, ma non aveva coraggio di alzarsi e rientrare a casa della zia che lo aspettava per pranzo. Cinquecento metri fatti sotto il viale alberato, ombroso quel tanto che bastava a non esporlo alla luce, da percorrere in fretta e poi, finalmente, il sollievo della fresca semioscurità delle tapparelle abbassate in cui immergersi fino al tramonto.
- Noi si va a mangiare un panino al baretto. - Paola si alzò, si cinse col pareo, e restò a guardarlo.
Benito sapeva benissimo quello che avrebbe fatto, lo aveva percepito immediatamente quando aveva incrociato lo sguardo della ragazza, quello sguardo che ti fa rinnegare anche i genitori, se serve a rubare un istante d'amore. - Vengo anch'io - si sentì dire.
Si mise la maglietta. Ma perchè mai aveva scelto quella con Snoopy che lo faceva sembrare uno stupido adolescente? E perchè quella stramaledetta crema la faceva appiccicare così alla pelle surriscaldata che bruciava e pungeva disperatamente?
Una situazione talmente poco gratificante e tanto imbarazzante non gli era mai capitata. Figuriamoci cosa potevano pensare le due donne di un simile coglione!
Avrebbe fatto meglio a rifiutare e tornarsene dalla zietta, al sicuro tra le mura fresche e famigliari invece di seguire come un papero con l'imprinting la prima ragazzetta incontrata appena arrivato al mare.
Marisa con il suo elegante caftano in garza di cotone bianco ed enormi occhiali da sole apriva il corteo, seguiva Paola, che con quello che si muoveva divinamente bene sotto il pareo si portava dietro a rimorchio un rapito e confuso Benito.
Al baretto sulla spiaggia i tavoli erano già quasi tutti occupati, tranne due che, realizzò terrorizzato Benito, erano completamente al sole!
Sedersi sulla sedia incandescente fu il primo errore. Gli pareva di avere pergamena secca al posto della pelle. La testa gli girava debolmente, ordinò hamburger e patatine al posto di insalata, e la pagò. Al secondo morso del panino, uno sbuffo di nausea gli ripropose nell'ordine inverso di entrata: patatine rifritte in olio esausto; cappuccino diluito con latte quasi rancido; numero due brioches impregnate di una dose industriale di margarina.
Quando inondò il tavolo, le due ospiti rimasero per un momento di sasso. Benito si era accasciato sulla sedia percorso da brividi freddi. Si rese conto con un secondo di ritardo di quello che aveva fatto, ma già Paola raccoglieva i piatti e Marisa si era fatta consegnare un rotolone di carta e lo spruzzino. "Non ti preoccupare, dai Benito, può succedere, è il sole."
"Vi chiedo scusa..." provò a biscicare. Avrebbe voluto dire: "sono mortificato, mi sento un verme" ma Paola gli fece cenno di tacere. Mentre la mamma puliva svelta il tavolo, le due donne si guardarono un attimo, poi Paola:"E se gli facessimo bere il rimedio di nonno? Per lui funzionava sempre." Paola si avvicinò al bancone, poi tornò con un bicchiere colmo di liquido fumante.
"Che cos'è?" Benito tremava, era confuso, ma quella bevanda non gli piaceva per niente.
"Un toccasana: acqua calda, limone, bicarbonato e sale. vedrai che ti sentirai meglio."
Benito scrutò il bicchiere e lo sguardo fermo della ragazza. Poi, rassegnato, bevve. Non fece in tempo a posare il bicchiere: vomitò tutto, piegato in due da conati fortissimi.
"Paola, ma ci hai messo lo zucchero?", "Scusa mamma, non era il sale?"
Fantastico! Sempre peggio. Paola gli presentò di nuovo la sbobba. Benito la guardò sospettoso, poi spostò l'attenzione sulle due donne e le scrutò con aria implorante, mentre pensava "vi prego, non avvelenatemi".
"Dài, bevi!", lo incoraggiò Paola, "Ti assicuro che stavolta è giusta", continuò con un sorriso premuroso. Benito si fece coraggio. Questa volta, nonostante l'intruglio facesse protestare le papille gustative, nient'altro tornò su dal suo stomaco.
"Grazie mille, scusate ma penso che me ne starò in albergo oggi." disse alla fine.
"Sì, è una buona idea, riguardati." concordò Marisa.
Benito stava per andarsene quando Paola lo fermò. Gli diede un bigliettino. "Guarda questo è il mio numero, nel caso avessi bisogno di qualcosa ...". Mentre parlava giocherellava coi capelli e spostava lo sguardo qua e là.
"Grazie mille."
Oggi, a distanza di dieci anni da quella vacanza al mare, Benito e Paola sono sposati e lei aspetta un bambino. E forse non lo sgrideranno mai nel caso dovesse restare troppo al sole.
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