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martedì 18 marzo 2014

Non trovo le parole

SCRITTO DA: GIOVANNI BERIA - BARBARA VILLA MASTROPIERO - GIULIA RELLI - RITA MAURIZI - MASSIMO FERRARIS

Se solo riuscissi per una volta a scrivere ciò che provo veramente, potrei affermare con sicurezza di essere fortunato. Ci ho provato mille volte, dico mille per dire tante, mica mille. Non ci riuscirei nemmeno in mille vite a scrivere mille volte. E' un modo di esprimere un'esagerazione insomma. Sono ubriaco, lo ammetto. Lo sono spesso, sempre, ultimamente. Bevo per dimenticare... no, bevo perché non so cos'altro fare. Bevo perché altrimenti potrei commettere qualche sciocchezza di cui poi mi pentirei. Perché io penso a mille, anche qui esagero, a tante cose, ma sono immagini, apparizioni più che altro, che subito mi sfuggono, lasciandomi sensazioni, evanescenti direi, non so nemmeno cosa mi lasciano, l'amaro in bocca, forse, di quando hai finito una bottiglia, ecco, e la bottiglia cade per terra e va in mille pezzi, non resta più nulla. Non ricordo più nulla, nemmeno dove sono, chi sono. Anna, vi ricordate di Anna? Chi non si ricorda di Anna. Quella biondina che ha provato a riordinarmi la vita. Che fegato che ha avuto. Ci ha tentato per un paio d'anni. Caparbia, un tipo davvero tosto. Quanto mi manca la presa della sua manina attorno al braccio. "Dai, basta, vieni a casa." Diceva. "Hai da fare, laggiù." Che tosta che era. Certo che avevo da fare, laggiù. Pagine e pagine da riempire, le ho detto quella volta che mi ha chiesto cosa ne facevo della mia vita. E' stato come se le avessi detto che sarei andato a vivere sulla luna. "Davvero!" Ha esclamato. La ricordo la sua espressione, è quella che mi ha fatto innamorare. Sì, mi ero innamorato di lei. Per la prima volta, nella nullità della mia vita, mi sono sentito vivo con lei. Ma non sono mai riuscito a scriverlo, a spiegarlo. Non mi sono mai venute le parole. Ecco perché bevo. Perché non mi vengono le parole. E io le cerco, lo giuro, le cerco.?
Le cerco anche nel fondo di questa bottiglia e in quelle già finite e buttate lì in un angolo. Non mi hanno dato risposte e nemmeno regalato parole. Le cerco nella foto in bianco e nero di nonna; l'unica donna della famiglia ad avermi veramente compreso e amato, per quello che ero e sono diventato. Le cerco nei sigari di papà, nei suoi maglioni e in quegli articoli che hanno fatto il giro del mondo. 
Non trovo le parole e bevo annegando cuore e pensieri. Troppo pesanti per farli stare a galla. 
Mi ero innamorato di Anna. Per la prima volta in vita mia ero innamorato. E anche adesso che sono rimasto solo amo Anna. Lei è scappata. Era tosta, ma mica invincibile e io ho fatto di tutto per allontanarla, non volevo portarla a fondo con me. 
E ora ho ricominciato a bere, tutto quello che trovo e ancora spero di sentire la sua mano che mi afferra, ma lei non lo sa. Non trovo le parole perché l'unica volta che avrei dovuto usarle, non l'ho fatto. Quel giorno avrei dovuto gridare a lei e al mondo intero che l'amavo. E invece.
Invece ho lasciato che la paura mi bloccasse e l'ho lasciata andare come se fosse stata un oggetto senza valore, una qualunque, che di tanto in tanto dormiva nel mio letto.
Avrà creduto che in realtà per me lei era così, visto che non l'ho fermata, ma l'ho semplicemente vista andare via in silenzio, guardandole il volto disperato.
Mi ha lasciato solo, Anna. 
E il caos ribelle della mia vita è tornato a perseguitarmi, a confondermi e a tratti neppure sapevo se era giorno o notte, se vivevo o ero già morto, sprofondato in un limbo pallido, confuso, triste.
Bere mi aiutava a dimenticare il volto disteso di Anna mentre dormiva accanto a me, la sua serenità, la sua voglia di vivere, aiutare gli altri.
Anna era come un regalo, era come se mi fosse stata donata per rimettere a posto i sentimenti, per riordinare il cuore.
E invece mi aveva lasciato basito e arrabbiato.
Una rabbia che mischiata alla tristezza mi aveva provocato un risentimento che aveva colpito il mio orgoglio.
Era diventata come un punto di riferimento, e senza lei, senza bussola, dove andavo?
Ma soprattutto, era troppo tardi per cercarla, per girare il mondo pur di chiederle di tornare e restare?
Lo so che basterebbe poco , sarebbe bastato poco un sorriso insieme ad un semplice e scarno ti amo, oppure scusa , o aiutami ancora , o non posso vivere senza di te e invece niente. Le parole circolano nella mente , si aggrovigliano in pensieri contorti e rimangono annebbiati quando l'alcool ne fa quello che vuole , quelle parole restano dentro , fanno male perché le lascio premere nello stomaco e fare a botte con la mia viltà. Ci vuole coraggio per dire basta, per non far soffrire chi ti sta accanto e lotta per te senza chiedere , senza aspettarsi grandi cose ma che vorrebbe solo vedere l'uomo, alzare la testa e prendere in mano la propria vita. Invece stringo solo il bicchiere per fuggire da ogni responsabilità , per sfuggire da me stesso.
Prendo in mano la penna e mi decido a fare quello che da tanto tempo attanaglia questa mia mente contorta e bruciata dall'alcool. Una lettera per Anna, un fiume di parole per dirle quello che a voce non riuscirei mai a pronunciare. "Cara Anna" inizio, ma mi sembra il tono sbagliato, quello di uno che scrive ad un amico; invece lei è tutto, la gioia, la voglia di vivere e la speranza. "Amata Anna"... ma cancello anche queste. L'amore non si lascia andare, si lotta per tenerselo, mentre io ho fatto di tutto per mandarlo via. Non trovo le parole, e allora piango, mi dispero, spazzo via dalla scrivania tutto quello che è appoggiato sopra, afferro la bottiglia e lascio scendere nello stomaco la "medicina" di tutti i mali. Ingurgito, senza prendere fiato, fino a quando la vista si annebbia e crollo a terra come un buattino a cui hanno tagliato i fili.
Sono solo in questa misera vita, lo ero anche con lei accanto, perchè sento di non riuscire ad amare. Il bere mi allontana sempre di più dalla realtà, che io cerco di cancellare, ma non riesco a farlo con il suo nome che rimane scolpito a fuoco nella mente: Anna.
Dormo, mi sveglio, vomito, e poi ancora, in un girotondo senza fine. Voglio morire così, smettere di continuare a sperare che tutto cambi e che da quella porta, che osservo sdraiato a terra, spunti lei per toccarmi ancora il braccio e dirmi: "dai forza, vieni a casa!".
"Anna, non farmi morire...", inizio così la lettera nella mia mente e spero che il vento dei ricordi e l'amore che provo per lei rompa gli argini di questa diga che ho dentro e possa raggiungerla.
Mi sono svegliato con un forte mal di testa. E' sempre così, del resto. Non mi ricordo cosa volessi fare prima di addormentarmi, sicuramente scrivere ad Anna. E' il mio chiodo fisso, la molla che mi fa alzare ogni giorno. Ma di più non riesco a fare. Non so più scrivere, le parole sono miraggi che abbagliano la mente, quando ormai la volontà s'è persa nei fumi di presagi che non spaventano più. Sto ancora bene. Tra un po', il bisogno di alcol comincerà a bussare al mio cervello e allora uscirò alla ricerca di una bottiglia. Non so far altro che piangermi addosso e la voglia di Anna è diventata una scusa per cercarla nel fondo di quelle bottiglie. Le allineo sul tavolo, quasi a fare un resoconto delle mie sconfitte. Sono presenze, con le loro ombre allungate dalla sera che arriva improvvisa, che mi ricordano che un altro giorno è passato e mi ha portato via ancora un pezzo del mio coraggio. Del resto, cos'altro posso fare. Sì, è rassegnazione la mia. Non ho mai preso in mano la mia vita. Non mi sono mai imposto una strada da seguire. Era già davanti a casa, col suo andirivieni di auto, di gente. Sembrava facile la vita, allora, mi sentivo come loro, credevo di sapere dove andavano tutti, e poi tornavano in un andirivieni continuo. E invece a me non è successo così. La mia vita era già senza futuro allora. Non sapevo dove sarei arrivato. Anna. E' stata l'unica scossa che abbia mai ricevuto: si è aperto come uno squarcio nel foglio bianco che ho sempre avuto davanti, uno squarcio azzurro come i suoi occhi. Ma è stato un lampo che mi ha solo accecato e quando mi è tornata la vista, lei non c'era più. No, non è possibile! Non ho il becco d'un quattrino in tasca: vuote completamente. L'ho sempre saputo che sarebbe finito in questo modo, prima o poi. La mano trema, certo. Non credo che riuscirà a leggere bene, ma ho ancora un po' di tempo prima di impazzire.?

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