SCRITTO DA: ANGELA FRAGAPANE - MASSIMO FERRARIS
C'era una volta una ragazza di 14 anni di nome Viola. Viveva felice con la sua cara mamma, la regina Marta, che l'amava e la viziava. Viola era una principessa con bellissimi occhi verdi e lunghissimi capelli neri, era intelligente e impertinente. Passava le giornate a imparare a suonare il piano, a studiare le lingue e le materie matematiche. Si dilettava a prendere in giro la sua insegnante, Miss Glenwoord, fatta arrivare appositamente dall'Inghilterra, per trasformare questa piccola bambolina viziata, in una futura donna e regina, colta e piena di grazia.
Viola era solita correre avanti e indietro per le stanze del castello, la sua stanza preferita era la grande sala BLU, dove venivano organizzati i grandi balli di corte. Quante volte lei correva per tutta la stanza e si attaccava alle grandi tende bianche! Per non parlare dei quadri appesi, i suoi parenti e avi, a cui a tutti trovava un difetto.
-Tu zio John hai il naso lungo e a punta, sembri un uccellaccio!-
-Tu vecchia prozia Elena sei bassa e tozza, una palla ha fatto sicuramente più dieta di te!-
-Tu nonno Gerardo sei alto ma curvo, manca poco e arrivi a toccare terra!-
Era sempre lì, a ridere di loro e a trovare nomignoli nuovi. -Principessa Viola, vi prego tornate in stanza- disse ad alta voce la sua dama di compagnia, lady Michela (ma perchè la sua dama di compagnia era vecchia? almeno almeno aveva 50 anni!) - è arrivata la vostra insegnante, la regina desidera che voi ritornate nelle vostre stanze a studiare!- disse la sua dama. Sbuffò un pò la piccola principessa, non aveva tanta voglia di studiare in questo bellissimo pomeriggio di sole, sarebbe andata più volentieri a cavallo nell'immenso giardino e bosco che proteggeva il suo castello. Ma la regina non permetteva già da molto tempo che lei uscisse dal castello..
C'era da tempo una maledizione che aleggiava sul Castello e sulla principessa, e la regina Marta ne era a conoscenza. La vecchia strega del bosco, la cattiva Prunes, quando la bambina era piccola, le tagliò una ciocca di capelli, e fece con quello una potente maledizione. La strega era stata bandita dal castello tanti anni prima, alla morte del vecchio re Giorgio, in quanto secondo i mastri giudici e nobili, era stata la sua pozione (data come miracolosa per guarirlo da una grave malattia) ad avvelenarlo e ucciderlo. Così la regina la bandì lontano dal Castello e decise di farla portare nella parte più lontana del bosco, e controllata giorno e notte dalle guardie reali. La strega, si difese per tutto il tempo prima di essere trascinata via, e vedendo che la regina non ascoltava le sue suppliche e la sua verità, tagliò una ciocca di capelli alla bambina che era presente e si nascondeva dietro la gonna di sua madre, fu uno scatto veloce quello della strega, e appena entrò in possesso della ciocca, avvertì la regina con le seguenti parole - non hai voluto ascoltare la mia versione, tua figlia quando più grande sarà,a 13 anni pagherà la tua non comprensione! Se tieni a lei chiudila nel Castello, perchè fuori ci sarà per lei tumulto, arriverà la morte con un grande urto!- furono le ultime parole della strega. Che si fece accompagnare fuori dal castello, ma una volta varcato il grande portone, riuscì a buttare per terra la polverina magica che annebbiò all'istante il giardino e fece tossire le guardie. Lei si divincolò e scappò. Solo dopo un'ora le guardie si ripresero e cominciarono le ricerche della strega. La sera tardi, quando tornarono a fare rapporto alla regina, dissero che in tutto il bosco non ne avevano trovato traccia. Fu così che la regina decise che da quel giorno sua figlia non sarebbe più uscita fuori dal castello.
Viola viveva nell'ala est del castello, proprio il lato che dava verso il bosco. Alla sera, prima di addormentarsi, amava passare qualche minuto alla finestra ad osservare quella grande distesa di piante e foglie cambiare colore col scendere della sera. La ragazza era a conoscenza della maledizione, la Regina sua madre l'aveva messa in guardia e le aveva proibito di muoversi fuori dalle mura. La paura aveva sempre bloccato qualsiasi tentativo, ma al raggiungimento del quattordicesimo anno qualcosa era cambiato in lei. Si sentiva più sicura e viveva la vita nel castello con difficoltà: si sentiva in prigione.
"Perchè non posso essere un uccello e volare via?" pensava osservando i falchi volteggiare verso le montagne, oppure "magari la strega è morta e io sono prigioniera per nulla".
Aveva esposto questo suo disagio alla madre, e lei ne era rimasta sconvolta.
-Un incantesimo non muore con la fine di chi l'ha creato. Rimarrà attivo sino a quando non verrà compiuto- le aveva detto.
-Ma allora per me non c'è speranza! Rimarrò qui per sempre!-
Lady Michela a quella parole aveva chiesto di poter intervenire, sapeva qualcosa che poteva essere utile.
-Per ogni maledizione c'è sempre un contro incantesimo o una pozione di copertura, che solo un mago o una fata possono creare-.
-E' vero- confermò la Regina -ma purtroppo nel nostro regno non ci sono maghi e fate-.
-Sua maestà potrebbe incaricare qualcuno per una ricerca- propose Lady Michela.
Viola, a quelle parole, iniziò a battere le mani per la felicità.
Fu scelto Leon per la missione, un ragazzo di soli diciotto anni, figlio dell'armigero capo. Il padre di Viola, Re Giorgio, era stato grande amico del padre. Il ragazzo era cresciuto nel castello e aveva dimostrato sin dalla tenera infanzia di possedere intelligenza e manualità. Crescendo era sopravvissuto alla disperazione per l'uccisione della madre per mano dei traditori che erano riusciti a penetrare nel castello e ad uccidere anche Re Giorgio. Il padre si era preso cura della Regina e della piccola Viola, allora ancora in fasce.
-Leon è la scelta giusta- disse Lady Michela alla Regina. -E' arguto quanto basta per trarsi d'impiccio e non eccessivamente bello per evitare di essere ricordato-.
Viola non era d'accordo; da un anno a quella parte Leon faceva spesso capolino nei suoi sogni, a volte come una visione, altre associate ad episodi vissuti insieme. La notte prima, però, aveva sognato di baciarlo, così intensamente che quando si svegliò aveva ancora sulle labbra quella sensazione. Quando lo vide un rossore violento le accese il viso, e dovette abbassare gli occhi dalla vergogna.
-Che hai, ti senti poco bene?- le chiese la madre, preoccupata. -Non vorrei che ti fosse salita la febbre-.
"Febbre d'amore..." pensò la ragazza, continuando l'opera di arrossamento. Leon la guardò preoccupato, assolutamente ignaro del sentimento che stava sbocciando in lei. Effettivamente la piccola Viola stava crescendo, lo si vedeva dalla veste che fasciava forme sino ad allora inesistenti. Scrollò la testa e si concentrò sulla missione: con un inchino salutò i reali e sulla groppa di un cavallo si lanciò verso il suo destino.
La strega Prunes non era affatto morta, come tanti speravano, specialmente i suoi amici stregoni. Si era ritirata nel bosco ad aspettare che la Principessa Viola crescesse e facesse il passo falso di uscire dal castello. La sua casa, mascherata da un incantesimo di invisibilità, si trovava proprio all'inizio del bosco, proprio dietro a una serie di castagni. La Regina Marta sarebbe morta di crepacuore se avesse immaginato una cosa del genere, e lei non vedeva l'ora che questo accadesse. Ma a volte anche i piani più ben congegnati hanno delle falle, e per lei questo aveva un nome: Leon. Il ragazzo, che la strega conosceva molto bene, aveva però una caratteristica che a Prunes era sfuggita. Non si trovava al castello al momento dell'incantesimo che aveva obbligato Viola a rimanere prigioniera, e perciò era l'unico che poteva vederla.
Leon era giovane e attento e quindi non gli sfuggì quella strana costruzione in cui la strega aveva eletto il proprio domicilio. La curiosità lo spinse in quella direzione; legò il cavallo ad un ramo e facendo attenzione a non essere scorto penetrò in un varco tra i castagni. La vide subito, affacciata alla finestra, con quel viso e le fattezze che solo una strega può possedere, e capì che era lei. Brutta e con un ghigno feroce che attraversava il viso come una ferita, si godeva il giorno in cui sarebbe diventata la padrona assoluta del reame. La morte di Viola avrebbe spezzato l'incantesimo e lei sarebbe potuta rientrare a palazzo.
Tanta fortuna pareva inaspettata per Leon, che si era prefisso di compiere la missione che gli avevano affidato sino in fondo. Imbracciò la balestra che portava a tracolla e la caricò. Era il più bravo arciere del reame e non avrebbe sbagliato il colpo, ma per riuscirci l'unica via era quella di penetrare nella casa della strega.
Viola osservò dalla vetrata della sala BLU Leon partire a galoppo e dirigersi verso il bosco. Non appena il ragazzo ne raggiunse il imitare si fermò, legando il cavallo. La principessa rimase perplessa dal suo modo di agire e sperò che volesse già rinunciare all'incarico. Invece Leon stava agendo per il suo bene, cercando di eliminare colei che era stata l'artefice del maleficio. Penetrò in casa, dove trovò ad attenderlo sporcizia e disordine. L'odore era nauseabondo, e quindi cercò di tamponarsi il naso con un lembo della veste. Squallore, rovina ed abbandono regnavano in quella che non si poteva definire abitazione, ma antro della strega. Salì le scale scricchiolanti, e ad ogni passo si fermò ad ascoltare se dal piano superiore proveniva qualche rumore. Solo silenzio. Si fece forza e raggiunse l'ultimo gradino, spostò il capo oltre il muro e vide il terrazzo... vuoto!
-Cercavi me?- disse una voce roca e gracchiante. Qualcosa di nero e pesante calò su Leon rendendolo incapace di muoversi. Era in trappola e le risa della strega non preannunciavano nulla di buono. Si dimenò, cercando di liberarsi, mentre Prunes gli menava colpi sul corpo. "E' solo un telo" realizzò Leon, che con un colpo di mano lo fece volare, permettendogli di vedere la strega. Spaventata cercò di fuggire, ma il ragazzo l'afferrò per le spalle e la lanciò giù dalle scale. Ruzzolò e andò a sbattere contro il muro al piano inferiore, morendo sul colpo. Il ragazzo volle sincerarsi del decesso, ma improvvisamente il corpo di Prunes evaporò come ghiaccio al sole. Viola nello stesso momento sentì qualcosa cambiare in lei. Di colpo tutte le porte del castello si spalancarono facendo entrare il profumo della foresta. La principessa scorse Leon e sentendosi ormai libera, corse verso di lui all'aperto, abbracciandolo forte e premiandolo con un bacio.
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