SCRITTO DA: BLACK SOUL - MASSIMO FERRARIS - ANGELA FRAGAPANE
Lei era bellissima.
Due occhi azzurri che nemmeno il cielo sapeva guardare senza invidia.
Le labbra carnose e il portamento di una fiera in gabbia. Il suo corpo era come lei.
Sicuro e stabile. Eppure Annalisa aveva un mondo fragile con il quale non sapeva specchiarsi senza piangere.
Aveva una sensibilità che nessuna donna aveva mai osato mostrare e come le altre, la teneva chiusa in uno scrigno chiamato cuore.
L'amore è davvero contorto e fa molto molto male. Può portarti alle stelle il minuto prima e ucciderti quello dopo. Annalisa lo sapeva bene.
La sera ammirava le stelle e il loro seguito sperando che l'uomo della sua vita passasse sotto la sua finestra e la chiamasse anche solo per un bicchiere d'acqua. Un misero bicchiere d'acqua che equivaleva ad un immenso cielo di felicità. Vederlo solo poggiare le labbra assetate dal lungo lavoro la rincuorava.
Il ragazzo era davvero stanco e vedeva in Annalisa un porto sicuro dove poter attraccare, ma il suo cuore non ne voleva sapere di stare con lei per sempre, il fatto è che il signorino, aveva paura di esprimere i suoi sentimenti veri verso di lei quindi, preferiva sfiorare il frutto piuttosto che coglierlo.
Una sera però arrivò sotto casa della bella del paese un forestiero, un uomo affascinante che le sconvolse la vita.
Paolo si trovava li per caso, in cerca di lavoro. Dopo aver scontato tre anni in carcere per spaccio di stupefacenti, era uscito ed ora aveva intenzione di rigare dritto. Tre anni, trentasei mesi dentro le mura di una prigione, con le brutture quotidiane che la vita da carcerato regala a chi come lui cerca solo di farsi gli affari propri e sopravvivere. Era innocente e l'avevano messo in mezzo per colpa di amici sbagliati che lo avevano usato e incastrato. Ma ora Paolo voleva respirare una vita nuova, lontano dai suoi luoghi natii, lasciarsi alle spalle tutta quel tempo rubato. Quel piccolo paese della Toscana, arroccato su una collina dal quale poteva scorgere il fiume Ombrone, poteva diventare il punto di partenza per una nuova rinascita. Era sera quando giunse in prossimità delle prime case, costruzioni semplici abitate da gente comune. Le strade quasi deserte erano percorse da pochi passanti in procinto di rientrare a casa.
Doveva trovare un posto dove pernottare e mettere pure qualcosa sotto ai denti. L'indomani si sarebbe mosso per cercare un lavoro; non importava quale, gli interessava solo che fosse onesto e gli permettesse di vivere. Era rimasto solo, abbandonato da tutti. Quando era uscito dal carcere sua madre gli aveva sbattuto la porta in faccia, quasi fosse stato un malfattore della peggior specie, mentre Gloria, la fidanzata, aveva pensato di uscire con il suo miglior amico e di farci pure un figlio. Non aveva più ragione di restare, così era sparito.
Fermò un uomo, intento ad aprire il portone di casa e gli chiese dove trovare una locanda. Il tipo ci pensò un attimo poi, informandolo che in paese non esistevano alberghi, gli indicò in fondo alla via un affittacamere. Paolo si avviò e alzando gli occhi sulla palazzina scorse appoggiata alla ringhiera del terrazzo la donna più bella che avesse mai visto.
"Ma non è che mi sono drogato per davvero e non me lo ricordo? non può esserci una donna così bella, nahh è solo la mia fantasia. Tre anni chiuso in una cella mi hanno dato alla testa!" pensò fra sè. Anche Annalisa si accorse del forestiero. Era bello, alto con lunghi capelli neri raccolti in una coda. Sembrava un Dio. Aveva il cuore che le batteva forte, e la sua testa fantasiosa fantasticava già sull'uomo straniero. Si ritrasse dalla finestra e aspettò che il cuore si calmasse. Voleva scendere con una scusa e andare a parlarci. Quegli occhi e quel viso che l'avevano insistentemente guardata, ora non se li toglieva più dalla testa. Scese le scale correndo e quando arrivò al portone si fermò. Stava per aprirlo, chissà se lui era ancora sul marciapiede, sotto la sua finestra, o se era già andato via."Apro" disse, e tirò in basso la maniglia e questo si aprì. - O MIO DIO!- uscì fuori ad Annalisa a voce alta. Lui era proprio davanti alla porta.Le sorrise e alzò un sopraciglio guardandola in maniera sexi - Non è il mio nome Oh mio Dio, ma se ti interessa saperlo, mi chiamo Paolo.- Annalisa rimase ancora ferma e di stucco, non sapeva come controbbattere alla sua battuta. "così oltre che magnificamente bello sei anche spiritoso..." pensò fra sè.-Forse mi puoi aiutare, per favore..-disse Paolo. Ma lei ancora non si decideva a parlare. Lui diventò serio, forse l'aveva spaventata, o forse non poteva parlare,magari era muta.Ma quanto era bella, da vicino ora scrutava i suoi bellissimi occhi azzuri e quel corpo sinuoso di donna. Semplicemente perfetto. Il suo sguardo cadde sui seni di lei, la camicetta che portava aveva una leggera scollatura, si intravedevano i capezzoli, piccoli e turgidi. C'era solo quella leggera stoffa fiorata a dividere il suo sguardo dalla sua pelle bianca e fresca. Lei si accorse che le guardava i seni e d'impulso prese la sua mano e scossando forte disse -Annalisa!-
La seguì all'interno della vecchia casa, un ambiente caldo e luminoso che a Paolo ricordò la cascina della nonna e la sua infanzia. Annalisa era una creatura stupenda e sapeva di esserlo, vestita con gli abiti giusti che mettevano in risalto tutto ciò che per un uomo è desiderio e passione.
-Avresti per caso un bicchier d'acqua da offrirmi?- chiese Paolo, tanto per rompere la tensione. Ma non avrebbe mai immaginato che quella semplice frase era ciò che Annalisa avrebbe voluto sentirsi domandare dal suo uomo. Quante sere aveva fantasticato affacciata al terrazzo di poter vedere un giorno transitare in strada un uomo così, ed ora ce l'aveva davanti. Si affrettò a riempire un calice con acqua minerale presa dal frigorifero e lo porse a Paolo. Erano persi uno negli occhi dell'altro, e non c'era parola che potesse riempire di più le loro teste che quel silenzio fato di sguardi. Per la prima volta in vita sua Annalisa ebbe l'impulso di fare l'amore con uno sconosciuto, perchè dentro di lei qualcosa si stava sciogliendo e sapeva di non poter resistere. Paolo posò il bicchiere sul tavolo e si accorse delle fiamme che divampavano nei suoi occhi; era un vero fuoco che in un attimo incendiò pure lui. La ragazza fece scivolare a terra il vestito, mostrando un corpo perfetto e completamente nudo.
Si amarono per tutta a notte, sino a quando, sfiniti, non si addormentarono alle prime luci dell'alba. Un fischio prolungato destò Annalisa dal sonno, un suono che ben conosceva e che la riportò alla realtà spaventandola. Era quello di Edoardo, il suo quasi fidanzato, quello che da due anni la illudeva con promesse mai mantenute; come tutte le mattine la chiamava per entrare a fare colazione con lei.
-Non ti muovere da qui!- ordinò Annalisa a Paolo. La vide vestirsi in tutta fretta, coprendo il corpo perfetto che per tutta la notte era stato suo.
-Che succede?- chiese, già sapendo che la prossima domanda gli avrebbe fatto male. -Un uomo?...-
-Un cretino, piuttosto...- e a quelle parole uscì sbattendo la porta. Paolo decise che era meglio vestirsi, rimanere nudo nel letto di Annalisa era pur sempre un rischio. Era curioso di sapere qualcosa di più sul "cretino", così aprì piano la porta e sporse l'orecchio verso il piano inferiore.
-Mi sembri diversa oggi- le disse Edoardo, piegandosi verso di lei per ricevere un bacio. La ragazza scartò indietro e si mise ad armeggiare con la macchinetta del caffè. Il giovane la guardò con sospetto; mai prima di allora si era mai ritratta ad un suo segno di affetto. C'era qualcosa che non andava?
-Pensavo di portarti con me, oggi. Ho un impegno a Firenze e mi piacerebbe mi facessi compagnia. Che dici?...-
Annalisa non rispose subito, ne mostrò entusiasmo, tutti indizi che fecero montare la gelosia in Edoardo. Si avvicinò a lei e la fece voltare bruscamente. Il suo solito profumo era misto a qualcos'altro di non ben identificabile. Annalisa aveva aperto la porta con la chiave, quindi se c'era qualcuno si trovava ancora in casa. Scorse negli occhi la risposta che cercava e quindi si diresse a grandi passi verso il piano superiore. Paolo intuì il pericolo; gli anni di carcere gli avevano insegnato che i guai è meglio sfuggirli, quindi, non avendo altra via di fuga, andò sul terrazzo e con un balzo si arrampicò sino a raggiungere il tetto.
Edoardo corse in camera da letto di Annalisa e vide che il talamo era stato ben che violato.
Le lenzuola erano state scaraventate lontano e gli indumenti intimi della ragazza erano sparsi un po' ovunque. La rabbia gli annebbiò il cervello e si sporse dalla finestra per cercare "l'intruso".
Lo vide in equilibrio sul tetto e chiamò Annalisa in preda ad una furia cieca.
La bellissima ragazza dagli occhi color del mare cristallino lo raggiunse e vide quel bel forestiero camminare e divincolarsi tra le tegole e i comignoli del tetto del vicino.
Quanto era bello anche in quella situazione. Edoardo le sussurrò nell'orecchio in modo subdolo "Lo vedi che fine fanno gli uomini con te? Scappano!"
Annalisa non pesò quelle parole di offesa gratuita e continuò ad osservare Paolo che scappava.
Edoardo tirò fuori la sua pistola dalla fontina, essere una guardia privata aveva i suoi vantaggi.
Mirò alle spalle del fuggitivo e sparò senza pensarci due volte. Lavare l'onta subita era quello che più desiderava.
Paolo cadde sotto il colpo mortale sparato da Edoardo e Annalisa rimase di pietra a fissare il vuoto: Il suo mondo l'aveva presa con sè, da quel giorno non proferì mai più parola.
Il suo analista, il dottor Alberto Spiezie ci provò più volte a farle dire qualcosa, ma nulla, anni e anni di silenzio rotti da un nome che, in una sera di maggio, quando i grilli cominciarono ad annunciare l'imminente arrivo dell'estate, si stagliò tra il cielo nero puntinato di stelle e il brullo secco campo di ortiche: Paolo! Riecheggiò nei prati di girasole delle colline di fronte e sui tetti sui quali l'unico amore intenso della sua vita aveva reso l'anima all'inferno.
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