Generi

giovedì 20 marzo 2014

Prima di andarmene


SCRITTO DA: TRISTANO - MASSIMO FERRARIS - RITA MAURIZI - GIOVANNI BERIA - OINOS

La luce passa attraverso i fori della tapparella già da un po', per me la notte è dormiveglia, come dormiveglia è la mattina, il pomeriggio, la sera; Non conosco più il preciso passare del tempo, mi baso sulla periodicità degli avvenimenti che riesco a percepire: le prime luci del mattino, il rumoreggiare delle infermiere al momento del primo giro fra le camere, il cambio del pannolone, la colazione, il punto della situazione col dottore di turno, il pranzo, le medicine, la visita parenti, la cena e l'inesorabile notte. Non so dire quanto tempo sia passato dal mio arrivo in questo maledetto ospedale, credo mesi, nemmeno so per quale motivo io mi trovi qui, tutti mi dicono di avere pazienza, che non è nulla e che dopo qualche giorno tornerò a casa... Casa? Quale casa? La verità è che sono troppo vecchio per vivere ancora, ho il catetere, una cannuccia ichei nutre nserita nella pancia, flebo continue e non ho nemmeno la forza nè la voglia di muovermi nè di parlare, le uniche cose che mi rimangono sono i miei pensieri e i miei ricordi. Il conteggio dei miei anni è ormai andato, penso di essere oltre i 90 ma me ne sento 120, le mie 2 figlie hanno avuto figli che a loro volta ne hanno avuti ma io onestamente degli ultimi arrivati non ricordo nemmeno il viso, anche se una volta me li hanno portati qui, al mio capezzale, in questo letto da cui, sono sicuro, sarò spostato solo per entrare in una bara! "Buongiorno signori" ecco l'infermiera che viene a pulire ed a cambiare me e il mio compagno di stanza, di cui sento solo lamenti e rumori ma non ho mai visto il volto. Ecco, la ragazza comincia da me, odio il pensiero di non essere in grado di farlo da solo, è la cosa più umiliante della mia situazione,guardare la sua espressione misto ribrezzo e indifferenza... chissà com'è diventato il mio pene, è un po' che non lo vedo, mi sento come avessi perso un fratello.
Dieci anni fa, proprio in questa data, è morta mia moglie. Stavo bene allora e quando lei mi ha lasciato mi sono sentito come rinascere, perchè tra me e Grazia l'amore era finito ancora prima di cominciare. Eravamo giovani, poco più che ventenni; lei la classica ragazza perbene, io il fustacchione sciupafemmine. Ci siamo conosciuti ed amati una notte d'estate a Rimini, sulla spiaggia, proprio come nelle scene di un film. Lei era vergine ed io pensavo che un'occasione così non me la sarei dovuta far sfuggire. E invece sbagliavo... se solo fossi scappato via insieme ai miei amici lasciandola in quella gelateria in via della Lontra la mia vita avrebbe preso una piega diversa. Da stupido le avevo lasciato il mio indirizzo, e tre mesi dopo me l'ero trovata sotto casa in lacrime: aspettava Monica, la nostra prima figlia.
Anni passati nel tentativo di amarla, la prova di una seconda figlia per rinsaldare il rapporto, poi il gelo, la solitudine, lo stare insieme solo per loro: Monica e Raffaella, le perle dei miei occhi.
Le sono stato accanto sino all'ultimo, quando un tumore al pancreas l'ha portata via e mi sono maledetto per quella felicità provata, per un sollievo inumano. Monica, la più intelligente e sensibile delle mie figlie aveva detto una frase, durante il funerale, che mi aveva fatto piangere, per la prima volta dal decesso: -Scusa papà, è stata solo colpa mia...-.
L'infermiera ha finito di rivoltarmi come un calzino; mi sento bagnato, e questo telo cerato che ho sotto la schiena brucia come il fuoco. Le ho chiesto se poteva togliermelo, ma ha risposto che non si può, questione di igiene. Ma se ho un dannato pannolone che raccoglie tutto come un cesso incorporato! Volto la testa e cerco di scorgere il mio vicino che continua a lamentarsi sotto le mani dell'arpia.
Non sopporto i suoi lamenti per carità li capisco , anche io vorrei urlare non per il dolore che per fortuna mi ha lascia indenne ma per questa vita di "merda" perché mi chiedo a cosa serve far rimanere le persone in uno stato che di vita non ha nulla. Quando devi aspettare qualcuno che ti lavi , qualcuno che ti dica quando è ora di mangiare , qualcuno che ti aiuti ad alzarti e quando questo poi non è possibile allora vegeti sulle natiche scorticate dal decubito. Mi chiedo dove cavolo sia Dio ,che senso ha tutto questo? Perché se penso alle persone giovani, troppe, che lasciano tutto incompiuto , che lasciano affetti in balia del dolore , che hanno ancora tutto un viaggio da compiere ,allora si, vorrei urlare e dire basta . I miei figli magari sono anche stanchi di fare avanti e indietro , anche Monica che non si è mai fatta da parte , sempre pronta , prima con la madre ,che di dolore ne ha passato davvero fino all'ultimo istante in cui è spirata, Monica che con le sue parole mi ha fatto capire quanto il mio comportamento l'abbia fatta sentire in colpa per un 'unione costretta dal suo concepimento. Ma a lei voglio bene forse più che agli altri , lei è stata la luce sempre, ma non gli e lo mai detto facendole pesare anche le mie scontentezze coniugali. Ora sono qui e non ho tempo per riparare , non ho il tempo necessario per lenire le sue ferite ma qualcosa dovrò pur fare !
Che sciocco: non ho tempo, ho detto. Tempo ne ho, guarda qui, sembra non passare mai, anche se arriva sera e mi chiedo come sia potuto succedere, cosa ho fatto oggi, che il giorno mi sembra volato. Monica rimane ore a guardarmi, a sorridermi, a chiedermi come sto. Ma il suo chiedere non è come quando chiedono gli altri, come Raffaella, i loro mariti anche; qualche nipote, i pochi amici che mi sono rimasti. Lei lo chiede con quell'affetto che non ho mai saputo ricambiare. Avessi la sua spontaneità! Mi domando, e l'ho fatto spesso, soprattutto in questi giorni, da chi l'abbia presa. Dal senso di colpa che continua ad avere, per essere stata la causa di tutto questo? Di essere dovuta nascere per forza? E invece lei ha contato per me, tantissimo. Solo che non lo sa. Cosa ci vuole a dirglielo. Monica, tu sei stata importante per me. Tre, quattro parole in croce, il tempo d'un respiro. Cosa ci vuole. Già, cosa ci vuole! La forza di spostare i massi di indifferenza che si sono accatastati negli anni. Sono stato io, solo io a permetterlo. Allora davo la colpa sempre agli altri che non comprendevano la mia situazione, non si rendevano conto dei sacrifici, delle rinunce che avevo fatto per andare avanti. Allora avrei voluto urlare la mia delusione, l'insoddisfazione che mi rodeva. E cosa c'entrava Monica. Lei avrebbe potuto dire semplicemente, non l'ho voluto io. Solo che lei con il suo modo di fare, le sue premure, il suo amore, sì, il suo amore, ha sempre detto, fatto capire, meglio, che era felice di essere qui. Povera cara. Felice della vita che le abbiamo fatto fare. E io? Io non so dire, Monica sei importante per me. Forse è questo il tempo per dirglielo. Ora che ne ho la consapevolezza. Quando non ci sono più attenuanti, scuse da addurre, con cui evitare di parlare, confessare i propri sentimenti. Ho solo tempo da riempire. ?
"Buongiorno!" 
Che succede? Ah è mattina, un'altra volta! Mi sento come fossi una testa poggiata su di un cuscino, la bocca che a malapena riesco a schiudere sembra il confine di me stesso e questa cazzo di mascherina ossigenante mi offusca anche quel poco che potevo vedere qui intorno.
"Ciao papà, siamo tutti qui vedi?" cerco di aprire gli occhi il più possibile e mi ritrovo una faccetta impertinente appiccicata al mio volto "Dai saluta il bisnonnino" Raffaella regge sopra di me questo marmocchio disperato che scalcia e si dimena pur d'esser lasciato in pace, Per fortuna mia figlia si decide a togliermelo di dosso "Sai papà, è venuto anche Don Stefano, voleva dire una preghiera insieme a te, so che non sei molto credente ma se facessi anche una piccola confessione, visto che Pasqua è vicina..." sento la voce che le si strozza in gola: Morena e le bugie non sono mai andate troppo d'accordo! Cerco di abbozzare un sorriso, una figura bianca mi appare "figliolo non sforzarti pregherò e ad un certo punto ti chiederò se sei pentito dei tuoi peccati, mi basta solo uno sguardo" il prete comincia a recitare in latino, pentito? Non saprei, la mia estrema unzione mi fa uno strano effetto ma non ho nemmeno più la forza di avere paura; 
Ora il donna mi guarda in attesa di un cenno di pentimento, annuisco, male non mi farà, questo sforzo ne provoca un forte giramento. "Bravo papà, I tuoi nipotini sono andati via, volevano tanto salutarti ma hanno la scuola" come al solito Morena non riusciva proprio a fingere, sentivo gli schiamazzi dei bimbi, so benissimo la repulsione che provano per questa carcassa di un uomo avvolto da odore di flanella e di vecchiaia . Un'improvvisa vertigine sembra farmi cadere nel vuoto, chiudo gli occhi e respiro profondamente.
Che silenzio, sarà notte.... Non ho voglia di aprire gli occhi e se prima mi sentivo una testa appoggiata ad un cuscino ora mi sento solo un'anima, ho perso qualsiasi contatto con il mio corpo, nn sento caldo nè freddo... Oh la voce di Raffaella!
"Dottore mi dica"
"Signora, penso che sia questione di ore, suo padre ha perso ogni capacità cognitiva e sensoriale, è giunto alla fine"
"Posso mettergli un po di musica, ho qui i suoi brani preferiti "
"Ci mancherebbe , faccia pure!"
Oddio: Il quartetto certa!!! Quante scopate sui pagliai, quante giovani donne a cui ho promesso amore e quanti padri mi avrebbero voluto uccidere!!!!!
"Dottore guardi, sembra che mio padre rida!"
"Incredibile, starà sognando sicuramente ricordi belli della vostra famiglia!"

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