Generi

mercoledì 19 marzo 2014

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SCRITTO DA: MARINA ARREDI - SILVIA DEVITOFRANCESCO - MASSIMO FERRARIS - MARISA CAPPELLETTI

Caro Luca, forse ti stupirai di ricevere già stasera una mia mail, certo non avrei dovuto disturbarti impegnato come sei, suppongo, ma sentiamoci, mi hai detto salutandomi, non perdiamoci ancora di vista e mi hai lasciato il tuo biglietto da visita. È troppo presto? Probabilmente si, ma ti volevo spiegare che se stamattina mi hai visto un po’ confusa, imbarazzata, è perché la tua comparsa è stata così improvvisa. Quando ho alzato per caso gli occhi dai disegni degli studenti e ti ho visto entrare in quell’aula la mia mente è andata per un attimo in black out. Improvvisamente sono spariti gli anni, tutti insieme, come se non fossero mai esistiti, e mi sono persa. Al tuo aspetto di oggi, certo un po’ invecchiato, sono invecchiata anch’io, si continuava sovrapporre l’immagine di come eri allora, di come eravamo allora, belli, giovani, sempre felici e insieme infelici. Mi hai detto, per giustificare questa visita inattesa, che mi cercavi per avere alcune informazioni sui corsi, ti ho dato le risposte che avevo, poi ti ho chiesto come avevi trascorso tutti questi anni, mi hai raccontato velocemente del tuo lavoro, quel lavoro che ci aveva diviso, dei tuoi successi, del mondo che hai girato, delle occasioni che hai avuto. Siamo andati a prendere un caffè alla macchinetta, ti guardavi intorno senza riconoscere più nulla, certo in tanti anni sono cambiate molte cose. Ti sei informato della mia vita. Ti ho detto poche cose, marito, figli, studenti, niente che possa interessare, niente da raccontare. A differenza di te io ho vissuto una vita normale, anche un po’ banale, ma è stata la mia vita ed è stata buona. Mi piacerebbe rivederti, prendere un caffè con calma, raccontarci questi lunghi anni. Ti va? Fammi sapere. 
Anna
Cara Anna, ma figurati, mi ha fatto piacere leggere la tua mail. Anzi scusa se non ti ho risposto subito ma in questo periodo sono molto preso con il lavoro. 
Certo la Facoltà è molto diversa da come la ricordavo, ma tutto è cambiato intorno a noi e non credo in meglio. Se ti fa piacere sapere cosa ho fatto in questi anni puoi andare a vedere il mio nuovo sito internet dove ho raccolto tutte le cose più importanti della mia carriera. Lo hanno realizzato bene e ne sono molto soddisfatto.
Ha fatto molto piacere anche a me rivederti, ti ho trovata veramente bene. Sei sempre la stessa, ma perché la scelta dei capelli bianchi? Forse perché è molto da intellettuale?
Prenderemo un caffè insieme, volentieri, appena avrò un momento più tranquillo. Ti chiamo.
Affettuosamente 
Luca
Caro Luca,
guarderò con piacere il tuo sito internet, sono curiosa di vedere cosa hai combinato in tutto questo tempo. Ho scelto i capelli bianchi, perchè non ho paura di nascondermi. Usare le tinte significa indossare una maschera. Significa fingere che il tempo non sia mai passato. Io, invece, voglio mostrare quanto tempo sia passato. Desidero che su di me si leggano le esperienze di vita vissute, gli amori, i dolori, le gioie... si cresce, si invecchia e i capelli diventano bianchi. E, magari, sì, è come dici tu fa più intellettuale.
Aspetto la tua telefonata!
Tua, Anna
Cara Anna, 
se come dici tu il portare i capelli bianchi sta a dimostrare le esperienze di vita vissuta, allora perchè io mi ostino a tingermeli? Per non sembrare più vecchio di quello che sono? Per cercare di ingannare il tempo? Non rimpiango nulla del mio passato, perchè son riuscito in tutto quello in cui mi sono impegnato, ma questo vezzo è qualcosa che fa parte di me e non voglio essere giudicato superficiale per una tintura settimanale. Non vorrei aver deluso le tue aspettative per una banalità del genere; ti reputo troppo intelligente per credere che questo possa essere una scusa per non vederci più. Io sarò fuori Italia per una settimana, mi aspetta il Brasile e le attività che li ho creato e che devo curare. Ma tu continua a scrivermi, porto sempre con me lo smartphone. Mi manchi già, amica mia.
Tuo, Luca.
Caro Luca,
ognuno di noi fa delle scelte. Per me portare i capelli bianchi è metafora della mia esperienza, come per te, tingerli è metafora della tua. Ognuno di noi è diverso e guai se non ci fosse questa diversità! Detto questo, chiudo il discorso, perchè, davvero, non voglio che sia una questione così banale a dividerci nuovamente. Ammiro il tuo lavoro. Viaggi, osservi il mondo, realtà così diverse dalla nostra. A volte ti scontri col dolore, con la morte e quando torni sei diverso? Torna presto, che poi il caffè si fredda.
La tua cara Anna
Cara la mia Anna, 
Sì ogni volta sono diverso, ogni volta sono più ricco dentro, più vecchio fuori. Tutto il male del mondo pesa come un bagaglio troppo pieno, che non vorresti portarti appresso.
Siamo tutti e due diversi da allora.
La vita fa i suoi disastri ed imperterrita ti passa sopra cancellando speranze e sogni, ma non i ricordi. Quelli restano ed il tuo mi é rimasto dentro, qui nel cuore. 
Non ricordo nemmeno più il perchè o forse non lo voglio ricordare, ma quel lasciarmi così, senza una spiegazione, senza una lacrima mi ha condizionato per tanto tempo, ho faticato ad uscire da quel circolo chiuso. Mi pensavi superficiale ma, ora posso confessarlo perchè i miei capelli bianchi anche se mimetizzati me lo consentono, tu eri molto importante per me anche se provavo nei tuoi confronti un senso di inferiorità per quel tuo impegno sociale e politico che io, ragazzotto bello sì, ma parecchio provinciale, non avevo e non sentivo il bisogno di avere.
Ora che ciascuno di noi ha avuto le proprie esperienze, ora che tanto abbiamo vissuto e sofferto , ora che l'età ci permette finalmente di mettere a nudo l'anima ed il cuore, ora sì, prendiamolo ben caldo quel caffè, amore mio.

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