Generi

mercoledì 19 marzo 2014

La Pina

SCRITTO DA: MASSIMO FERRARIS - RITA MAURIZI

Quando si accorse che la sveglia si era dimenticata di suonare (la colpa non era certo sua, lei l'aveva accesa...), la Pina con un balzo si tirò su dal letto, infilò maglia e pantaloni e afferrò al volo un pacchetto di Pavesini. Faccia e altre pulizie corporee potevano aspettare, la giornata era iniziata col piede sbagliato e per lei dieci minuti persi equivalevano ad un turno di lavoro di una persona normale. Si, perchè la Pina non era una persona qualunque, ma una donna affetta da ipercineticità, dal ritmo vitale esagerato. Viveva da sola, d'altronde chi avrebbe potuto sopportarla? Scese le scale tre a tre, imboccò la strada sotto casa e raggiunse la fermata dell'autobus nel momento in cui questo arrivava. "Tre minuti risparmiati", pensò, il che voleva dire sette minuti di ritardo riguardo alla normale tabella di marcia.
Primo appuntamento a casa dei Rossi, dove dopo aver preparato la colazione, riordinato le camere e accompagnato il piccolo Mirco a scuola, l'attendeva la spesa da fare alla signora Maria, due isolati più avanti. E questo nel giro di un'ora, tassativo. Sette minuti dovevano essere ammortizzati, così pensò di chiamare la famiglia Lugaro, per vedere se il nonno, oltre al giornale, poteva passare a prendere il pane. La Pina non viveva, macinava il tempo in funzione del lavoro. Niente svaghi, amici, riposo, per non parlare di un fidanzato, tessera difficilmente incastrabile nel mosaico della sua vita. Riusciva a compiere dieci lavori in uno, scanditi da regolarità certosina: mattino pulizie e spese, veloce pranzo, pomeriggio da passare tra aiuto al verduriere (un'ora), edicolante (rese in quaranta minuti insindacabili), panettiere (preparazione pasta per brioche, un'ora e venti). Poi cena, e quindi serata al locale di Giorgio, una specie di bar-balera-paninoteca, a servire ai tavoli sino a notte fonda. E poi? Tre ore e venti minuti di sonno...
Nuovo giorno e nuova sveglia... che non suona. La Pina è arrabbiata e questa volta si accorge che di minuti ne ha persi ben quaranta. Per la prima volta capisce che la sua vita subisce un cambio. Si sente spiazzata e cerca di recuperare le idee, riducendo i tempi, ma ormai Mirco è a casa e la scuola è persa, la signora Maria si sarà rivolta a qualcun altro e tutti gli appuntamenti hanno subito una catastrofica caduta. a Pina non ha numeri di telefono dei suoi "datoti di lavoro", non ne ha mai avuto bisogno; puntuale come un orologio (non una sveglia...), un soldatino sempre efficiente e presente, la persona giusta al punto giusto. Fissa la sveglia e pensa di metterla nel frullatore per ridurla a pezzettini, ma poi realizza che sono anni che non si prende dieci minuti tutti per lei. Le gambe vorrebbero scendere, mettersi a correre, ma invece rimane li, con un piede in una ciabatta e l'altro ancora sotto alle coperte. La finestra semi aperta le mostra pure il cielo, azzurro e assolato, una vera novità per lei. Sino a quel momento esisteva solo il giorno e la notte, niente sole, cielo e luna. Quindi sorride, toglie il piede dalla ciabatta e lo rimette al caldo nel letto, mentre con una mano accarezza la sveglia e le dice "grazie". Si assopisce, per la prima volta dopo anni, e sogna di essere su una nuvola. Il campanello della porta a strappa al sogno e la riporta alla realtà. Chi diavolo può essere? La Pina non ha vita sociale e non ha amici. Forse qualche testimone di Geova, un venditore porta a porta, il propinatore di qualche rivista di partito? Indossa la vestaglia e guarda dallo spioncino. Un viso sconosciuto la fissa da dietro il fish-eye, mette la catena e apre l'anta. -Mi scusi signora Pina- dice il tipo, che sembra conoscerla. -Sono il suo vicino di sotto. Mi sono permesso di vedere se era successo qualcosa. In tre anni che abito qui non c'è mai stata una mattina senza che lei corra a prendere l'autobus...-
La Pina lo guarda con uno sguardo tra la realtà di quella voce roca e il sogno lasciato a metà che ormai non si ricorda più , non è abituata a fantasticare 
"Ehm , si grazie , lei scusi non credo di aver afferrato ..."
"Sono Giovanni abito al terzo non volevo impicciarmi ma non averla vista insomma se non ci preoccupiamo dei nostri simili , l'importante che stia bene"
Pina rimase un po' sconcertata , questo omino con i capelli centrifugati si prendeva pena per lei mah ! 
"Si tutto ok sono in ferie , grazie "
Chiuse la porta sorridendo , pensò a quella parola che gli era uscita spontanea ma che per lei non aveva nessun significato , anche il mese di Agosto, quando due dei suoi datori di lavoro se la spassavano al mare , la Pina aveva rimediato sostituendo Gina alla casa di riposo e Luigi nelle pulizie delle cappelle private al cimitero comunale. 
Tornare a letto ormai non era più aria così pensò di prepararsi una bella colazione di quelle che ti obbligano a stare seduta e comoda ,non il solito caffè buttato giù in fretta che non ti da il tempo nemmeno di accorgerti se fa schifo o è una delizia .
"Oh no! "Il barattolo rosso però non ne volle che sapere , si presentò con mezzo grammo di polvere arabica 
"Accidenti ! Non mi è mai capitata una cosa del genere in tutta la mia vita , quasi tutta ne ho di strada da fare ancora ! "Alzò gli occhi al cielo come a chiedere conferma sul tempo che le restava.
DRIIINNN! Di nuovo il campanello, ma allora è una fissazione! Si alza e scaraventa il barattolo nella spazzatura, dove si accorge che non c'è il sacchetto. D'altronde lei la casa la usa solo per dormire e l'unica spazzatura che produce sono i batuffoli di lanuggine che ogni tanto si degna di aspirare. Si avvicina alla porta e riguarda nello spioncino.
-Di nuovo lei!- esclama in modo sgarbato. Questo tipo la sta facendo incavolare con il suo continuo suonare alla porta.
-Mi scusi- mormora il poveretto -mi sono permesso di portarle due cornetti per la colazione...-
La Pina lo guarda, nota gli occhi tristi e il piede già pronto per scappare. Non è abituata alle gentilezze, per cui rimane perplessa e poi decide che in fondo conoscere qualcuno non è poi così male. -Scusi lei, entri, la prego-.
Si accorge di avere ancora addosso la vestaglia, ma Giovanni non sembra farci caso, anzi si guarda intorno, quasi che casa sua sia un luogo proibito. Guarda l'orologio e vede che segna le otto e trenta. "L'ora della spesa alla signora Maria", pensa, "e poi via dai Lugaro". La frenesia si impossessa di nuovo di lei.
-Rimanga qui- dice perentoria all'omino -mi cambio e poi partiamo!-
Giovanni, con in mano il sacchetto dei cornetti, si blocca, ma capisce che la giornata è solo all'inizio. La Pina ha intenzione di imbarcarlo in qualche cosa che al momento gli sfugge, ma che ha paura di scoprire. Un minuto e mezzo dopo compare vestita di tutto punto, e afferra Giovanni per un braccio. Non dice nulla, ma sa che la Pina non gradirebbe domande, così la segue a passo veloce. -Mangeremo sull'autobus! Presto, non c'è tempo da perdere!-
Giovanni arranca dietro di lei tenendo i cornetti stretti come fossero una reliquia
"In tempo per fortuna il 33 non è mai in ritardo , è puntuale come un orologio svizzero!"
" Eh ....si......" Risponde trafelato 
"Andiamo in fondo vicino alle porte che poi con tutti gli studenti che si ammassano ci vuole una vita per scendere"
Dopo un paio di fermate si liberano due posti 
"Buoni questi cornetti , è la prima volta che ne mangio sa?"
L'autobus comincia a singhiozzare come impossessato da tosse canina , si ferma
"Siete pregati di scendere purtroppo c'è un problema al motore arriverà un mezzo sostitutivo"
La Pina è sconvolta questo non ci voleva 
" Che scarpe indossa ?"Giovanni non risponde , allibito alza il pantalone eccessivamente lungo e le mostra
"Bene ,perfette dovrà correre!"
" Dove?"
" Lei cortesemente mi farà la spesa per la signora Maria abita in quel palazzo giallino con le persiane verdi al secondo piano suoni , dica che la mando io e si faccia dare la lista . Tranquillo si fiderà "
Bastarono pochi giorni per trasformare il tranquillo Giovanni nel braccio destro della Pina. Grazie al suo aiuto la tutto fare si trasformò in una lavoratrice più organizzata e con un briciolo di tempo tutto per lei. La Pina era orgogliosa dell'operato del suo aiutante e anche se non lo diceva a parole lui riusciva a capirlo. Fu così che passarono le settimane, Giovanni, che non avendo lavoro era stato ben felice di accettare l'impiego, si trovò a passare sempre più tempo con la Pina che scoprì essere una donna simpatica e intrigante. Si, perchè oltre ad essere una gran lavoratrice era pure carina, cosa difficilmente notabile per via della poca cura nel vestirsi e della sua persona. Per Giovanni la Pina divenne la sfida primaria: cercare di cambiarla sarebbe stata la sua missione. La domenica, unico giorno in cui per mezza giornata non avevano impegni, decise di portarla a fare un giro al centro commerciale. Dapprima fu riluttante, ma poi per far piacere a Giovanni accettò. Erano anni che non metteva piede in una galleria con così tanti negozi e si fece tentare dall'amico a provare gli abiti come una modella. Giovanni si era messo in tiro e faceva la sua porca figura, così la Pina, per non sfigurare, accettò di acquistare un completo che le stava veramente bene. Il primo passo era fatto; Giovanni giocò la carta successiva, quello dell'istituto di bellezza. -E' un mio regalo- le disse, e lei non osò rifiutare. -Solo devi promettermi che non ti guarderai sino alla fine-. Ci vollero due ore, ma quando uscì era irriconoscibile, tanto era radiosa e... bella. Giovanni ebbe un tuffo al cuore e da dietro le spalle tirò fuori un mazzo di fiori. La Pina rimase ammutolita; le prese la mano, la fece voltare verso un grande specchio e lei si guardò, poi si mise a piangere a dirotto, facendo colare il trucco. Giovanni si avvicinò, alzandole il viso, poi le diede un bacio sulla fronte e la strinse a se.

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