SCRITTO DA: BLACK SOUL - MASSIMO FERRARIS - ILARIA ALLEVA
Le absidi di fronte a lei facevano entrare nella navata centrale una luce smerigliata e incantevole nella sua tonalità dell'arcobaleno.
Il riverbero e l'effetto della rifrazione le donavano una sorta di aura nella sempre più cocente attesa di chi doveva arrivare. La sposa vestita di bianco e organza semplice aveva le lacrime agli occhi mentre gli ospiti borbottavano e ciarlavano impazienti e alcuni imbarazzati.
Alice reggeva le fedi in oro bianco, una spesa che in cuor suo sapeva di aver affrontato a vuoto.
Stefano non si sarebbe presentato e avrebbe dato inizio ad una tragedia dagli ampi margini che sarebbe sfociata sicuramente nell'omicidio tra qualche parente nemmeno alla fine acquisito.
Il profumo dei fiori d'arancio si era diffuso in tutta la piccola chiesetta montana, l'aveva scelta lei tra tante e Stefano non aveva mai fatto alcuna obiezione, peccato che Stefano stesso sapeva già dall'inizio che non vi sarebbe mai entrato in quella chiesa e che non si sarebbe nemmeno mai sognato di entrare visto che Stefano era gay.
Alice lo aveva capito subito, ma con che cuore dirlo a Giada?
Forse, ora che in quella imbarazzante attesa l'aveva vista distruggersi secondo dopo secondo decise di togliersi le scarpe dal tacco vertiginoso e di annunciare quello che alla fine, sarebbe stato un annuncio ottimo per tutti.
Si ravvivó i capelli color carota e dopo essersi schiarita la voce, prese in mano il microfono e disse : "Ehm, cari invitati, non avrei saputo come dirvelo ma..."
Sulla soglia della Chiesa comparve Stefano e Alice si zittì sconvolta.
Era vestito in modo casual, jeans e maglietta e in mano teneva il bouquet di calle che Giada aveva scelto. Era sudato, come se avesse compiuto una corsa, ma quando si avvicinò all'altare Alice si accorse che si era solo bagnato la testa. Il silenzio era totale, nessuno osava chiedere il perchè si fosse presentato in quel modo. Giada iniziò a piangere, più per liberazione che per la tensione. Stefano era li, solo quello importava. Non le interessava che indossasse il vestito griffato Marco Pignatelli che avevano acquistato insieme, e nemmeno che avesse i capelli arruffati. Lui c'era, per lei e non contava altro.
-Cosa volevi dire- chiese Stefano rivolgendosi ad Alice. -Forza continua, sono curioso, come penso tutti i presenti. C'è qualcosa che vuoi far sapere?-
Il disagio la pervase, bloccata con il microfono alzato ancora vicino alla bocca. Tutti attendevano, scossi dalla situazione. La mamma di Giada scoppiò a piangere e dopo un attimo si aggiunse quella di Stefano.
-Avanti cara, dica quello che deve così poi iniziamo la cerimonia- la spronò Don Mauro.
Una situazione così Alice non l'aveva mai vissuta in vita sua. Perchè Stefano la stava torturando a quel modo? Voleva davvero che rivelasse a tutti la sua omosessualità? Forse era meglio per tutti, specialmente per Giada, l'amica di una vita, quella con cui si era confidata ed aveva diviso i più piccoli segreti. La mente le fece rivivere la scena di una settimana prima: Stefano e un altro ragazzo abbracciati in auto che si baciavano e lei che fuggiva sciogliendosi in lacrime. Fece per aprire bocca, dire a tutti che si trattava di uno scherzo, ma improvvisamente vide entrare dal fondo della chiesa un uomo: era quello che si baciava con Stefano.
"Oh Merda", pensò Alice. Fantastico! Davvero fantastico! Si girò verso Giada che era sempre più sconvolta e confusa, poi tornò a rivolgere la sua attenzione su Stefano e l'altro.
-Avanti! Forza, Alice! Tanto lo so che hai qualcosa da dire- continuò ad incalzarla lo sposo. Alice si fece coraggio. Non riusciva a credere che lo stesse per dire ...
-Stefano è gay.
-Esatto! Esatto! Io sono gay! D'accordo!? Cari mamma e papà, adesso ci credete? Vi siete impegnati tanto per farmi conoscere una bella ragazza, una con cui mettere su famiglia, nonostante io ve l'abbia ripetuto mille e più volte: mi piacciono gli uomini! E questo è il mio VERO fidanzato. Matteo, vieni qua.
L'altro ragazzo si avvicinò e Stefano non esitò un solo minuto di più a baciarlo davanti a tutti. Gli invitati erano sempre più allibiti.
-Serviva mandare a monte un matrimonio per poter essere quello che sono in pace sacrosanta!
Stefano si avviò verso l'uscita, stringendo la mano del suo fidanzato. Poi all'ultimo si rigirò.
-Ah, Giada? Sarai una moglie fantastica per chiunque vorrà sposarti, ma, ti prego!, smettila di essere così fissata con il risotto! Sai cucinare solo quello, sono diventato allergico per quanto risotto mi hai fatto mangiare negli ultimi tre anni! E con questo, buona giornata a tutti!
E così se ne andarono. Ci fu un lungo, lunghissimo minuto di silenzio. Poi ... il pandemonio!
Nei tre anni precedenti Giada era stata una buona compagna, ne era sicura. Sempre puntuale, precisa, d'accordo con Stefano su ogni cosa.
-Sei troppo accondiscendente con lui- le ripeteva Alice-. Gli uomini bisogna tenerli sulla corda, non dargliele tutte vinte-. Ma Giada non sentiva il bisogno di essere diversa da così; il suo ragazzo la adorava, la copriva di attenzioni, vivevano su una nuvola. Nessun segno, gesto o occasione le avevano fatto pensare che Stefano fosse gay. Forse si trattava di una cosa momentanea, l'infatuazione vista con gli occhi sbagliati.
Quando lo vide baciare quel ragazzo avrebbe voluto morire. Lui, che le sussurrava ogni giorno che era la donna della sua vita, abbracciato insieme ad un altro. Lo seguì, mentre sprezzante lanciava il bouquet verso sua mamma, con un sorriso cattivo che mai aveva scorto sul suo viso. Alice scattò all'improvviso, furente di rabbia, afferrò il libro liturgico sopra l'altare, sotto gli occhi stupiti di Don Mauro, e si avventò alle spalle di Stefano, colpendolo con forza. Cadde a terra, finendo addosso al padre di Giada. Un pugno partì e lo mancò di poco, mentre Alice continuava la sua opera di massacro rivolgendo la rabbia su Matteo. Giada alzò il velo di organza, e lo staccò dall'acconciatura su cui sua cugina Lucia, parrucchiera, ci aveva lavorato mezza mattinata. Scese i gradini dell'altare, con passo fermo e deciso e raggiunse il pieno della mischia, dove un'Alice furente stava rischiando di soccombere. Giada la calma, l'accondiscendente, quella che amava di amore puro, si avvicinò al suo Stefano, che si accorse stava sanguinando da un taglio sulla fronte e gli piazzo un calcione diritto in mezzo alle costole.
-Forza Giada! Così si fa!- sentì urlare dal pulpito, da suo fratello che era salito a tifare per lei.
La chiesa divenne un campo di battaglia; nemmeno il Cristo in croce ebbe la forza di intimorire i partecipanti all'azzuffata. Giada, presa dalla foga e spronata dal fratello che la incitava come un tifoso allo stadio, continuava nella sua opera di massacramento del suo ormai ex promesso sposo. Incastrati in mezzo alle panche Stefano e Matteo cercavano di parare i colpi come meglio potevano. Don Mauro gridava al microfono di smetterla, ammonendo i presenti che si trovavano nella casa del Signore e che la violenza non veniva ammessa. La rissa stava dilagando, alimentata dalle accuse reciproche delle due famiglie.
Le due mamme, che mal si sopportavano, riversarono fiumi di insulti su tutto e tutti. Solo il padre di Giada, uomo notoriamente buono e schivo preferì defilarsi verso l'esterno.
Occorreva un intervento drastico, qualcosa che potesse mettere fine alla zuffa. Alice era stata una delle artefici e si sentiva in colpa per aver scatenato quel po' po' di casino, quindi decise che se la notizia bomba di prima era stata la miccia per innescare la guerra, quello che aveva da dire sarebbe stato l'apoteosi, il colpo di scena definitivo. Col libro della liturgia mezzo ammaccato in mano si spostò dalla zuffa e guadagnò l'altare. Strappò di mano il microfono a Don Mauro e gridò un "BASTA!" così forte che la chiesa si fermò di colpo.
-Devo dirvi un'altra cosa...- disse con voce stanca. -Una cosa che mi tengo dentro da tanto, ma che ora è il momento giusto di confessarlo-.
Giada si fermò e una sottile paura la attraversò da capo a piedi, non sarebbe sopravvissuta ad un'altra rivelazione.
-Sono lesbica- disse Alice -ed è da una vita che ti amo, Giada!-
Ci vollero sei ambulanze per portare via feriti e contusi disseminati a terra nella chiesa. Tra questi Giada, che con il suo vestito bianco dallo strascico chilometrico riuscì a riempirne una. Quando Alice aveva annunciato che l'amava, Stefano aveva lanciato un "evviva!" così potente che nessuno ebbe il coraggio di continuare la colluttazione. Don Mauro riprese in mano la situazione urlando ai microfoni che se tutti non tornavano ai propri posti avrebbe chiamato la Polizia, i Carabinieri e pure i Vigili del Fuoco! L'imbarazzo generale spinse tutti ad uscire, senza saluti, ne strette di mano, lasciando all'interno i più stretti familiari degli sposi. Alice si vergognava a morte per quello che aveva fatto. Era stata colpa sua se tutto quel casino era scoppiato, e per ben due volte aveva preso la parola nel modo sbagliato. Ma non poteva farci nulla, amava Giada sin quando da piccole giocavano con le bambole. Lei non l'aveva mai saputo, e nemmeno immaginato, perchè la ragazza aveva sempre mascherato quel sentimento. Tra tanti momenti proprio quello doveva scegliere? E poi perchè Stefano aveva umiliato a quel modo Giada nel giorno più bello della sua vita, davanti a parenti e amici? Si avvicinò e lo affrontò prendendolo per il colletto della camicia. Lui gli fece cenno di calmarsi, capendo che le doveva una spiegazione. -Ieri ho trovato tra le scatole che Giada ha portato nel nostro appartamento una cartella piena di foto e biglietti. Si tratta della vostra storia, da quando vi siete conosciute sino ad ora. Vorrei le vedessi: su tutte ci sono frasi d'amore per te, e i biglietti sono dichiarazione su quanto ti ama e la paura che ha sempre avuto di confessartelo. Te le farò vedere. Ora capisci perchè ho fatto tutto questo? ... per voi due e per me e Matteo...-. Alice si alzò stordita e cominciò a correre e correre, ridendo a squarciagola, sino a quando non raggiunse l'ospedale.
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