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lunedì 17 marzo 2014

Il naufragio

SCRITTO DA: MASSIMO FERRARIS

E' il terzo giorno ed io non sono sicuro di poter ancora resistere a lungo. Il pezzo di legno al quale mi aggrappo con tenacia è sempre più viscido e in me le forze si fanno sempre più deboli. Lancio lo sguardo tutto intorno e vedo solo mare, quella vasta distesa di acqua salata che ho sempre amato e sfidato. Il sole picchia forte sulla testa , mentre la tempesta di tre giorni prima sembra non essere mai avvenuta. Calma piatta, silenzio; ogni tanto sento sfiorare le gambe e penso a qualche pesce curioso che vuole scoprire cos'è quell'ammasso di carne e legno che galleggia.
Siamo partiti in tre per le isole Pitcairn?, quelle rese tanto famose dagli ammutinati del Bounty, in cerca di avventura e di zone estreme dove l'uomo ancora non è riuscito ad intaccare bellezza ed ambiente.
-Voglio scommettere su di voi- ci disse solo quindici giorni prima lo sponsor. -Vi metto a disposizione imbarcazione e mezzi. Porterete il nostro logo in giro per il mondo-.
Euforia e voglia di partire ci contagiarono immediatamente; in fin dei conti eravamo nati per quello, per l'avventura e la voglia di viaggiare. Una vacanza di due mesi, pagata e in uno dei più bei luoghi del mondo: l'Oceano Pacifico meridionale.
Ma non avevamo fatto il conto con i tifoni, abituati a veleggiare nel nostro Mediterraneo. Ci prese di sorpresa, facendoci ballare e ci volle pochissimo prima che il mare ci inghiottisse. Marco fu il primo che vidi sparire tra le onde; lui, il mio più caro amico, figlio unico, che aveva promesso ai suoi di tornare vincitore. Di Andrea persi le tracce il momento stesso che il timone mi sfuggì di mano colpendomi al gomito. L'unico con il giubbotto ero io e grazie a lui ora sono ancora vivo... si, ma per quanto ancora?
Mi sono assopito per l'ennesima volta; ormai cado dal sonno alla veglia continuamente. E' questa forse la morte? Dalla vita in giù ho perso completamente la sensibilità; sono assetato, affamato, stanco e non ho più voglia di lottare. Guardo il sole e il cielo di un azzurro intenso, libero da nubi. Con il pensiero corro ai miei cari e gli rivolgo un saluto, poi chiudo gli occhi, spero per l'ultima volta.
Invece li riapro e mi accorgo che è notte; vedo la luna in alto e penso che se la morte ha la sua forma non è poi così brutto andarsene. Muovo un braccio in cerca del tronco, ma sento opporre resistenza. Qualcosa di solido e farinoso mi riempe la mano, è sabbia. Riesco a voltarmi e quando metto a fuoco l'immagine di una spiaggia inizio a ridere senza riuscire a fermarmi.
-LOST!!!- grido, ed è la prima parola che mi viene in mente. La ripeto più volte, continuando a ridere, fino a quando la stanchezza si impossessa nuovamente di me e ricado nel buio.
Il sole caldo mi accoglie al risveglio. Il corpo è dolorante, ma sento di potermi muovere. Ho bisogno di trovare dell'acqua. Spero che sull'isola ci abiti qualcuno, ma volgendo lo sguardo per la spiaggia noto solo sabbia incontaminata e palme. Dopo il telefilm Lost mi viene in mente l'Isola dei famosi. Quante volte io, Marco e Andrea abbiamo sognato di vivere un'avventura così, da naufraghi. Sono stato accontentato, anche se avrei preferito trovarmi in questa situazione in un altro modo. Inizio a piangere pensando agli amici e rimango a lungo seduto guardando l'orizzonte. Poi lo spirito di sopravvivenza ha la meglio e mi spinge ad alzarmi per organizzarmi. Se Dio ha voluto risparmiarmi deve pur esserci una ragione. Adocchio la palma più vicina e scorgo a terra dei cocchi pronti da essere aperti.
Due occhi nascosti dietro ad un binocolo lo fissano, ne scrutano ogni movimento. Alberto non immagina di essere il protagonista di una scena che qualcuno sta osservando. Il cocco è più duro da aprire di quanto pensa, e la debolezza che lo pervade non lo aiuta certo. Continua a picchiare sul guscio, che sembra d'acciaio, con una pietra appuntita, sino a quando sente il suono della rottura e lentamente riesce ad aprire un varco.
Porta il frutto alla bocca e beve avidamente l'acqua in esso contenuto. Gli sembra di gustare il nettare più buono esistente sulla terra, così tiepido e dolce che immediatamente lo rimette in sesto. Si appoggia con la schiena contro la palma e riprende a picchiare. Dopo qualche minuto si trova a masticare la polpa che trova deliziosa, completamente diversa da quella acquistata nei supermercati. Si addormenta così, all'ombra delle foglie, cadendo in un sonno profondo e ristoratore.
L'uomo dai binocoli scende il breve pendio che lo divide dalla spiaggia e si avvicina ad Alberto. Lo guarda da vicino, lo tocca, non gli sembra vero di poter osservare un essere umano. Sono dieci anni che nessuno mette piede sull'isola, ma ora non è più solo.
Fruga nella borsa lacera che porta appesa alla spalla. Dentro ci sono tutti i suoi averi, tutto ciò che il mare gli ha regalato in tutto quel tempo trascorso ad attendere aiuto. Sceglie un piccolo oggetto, ma forse il più prezioso di tutti, e lo posa accanto al ragazzo, poi torna al suo rifugio, in attesa del suo risveglio.
L'aria fresca che sopraggiunge dal mare ha su Alberto l'effetto di una carezza. Apre gli occhi e osserva le onde infrangersi sulla riva. Allora non è stato tutto un sogno, è veramente riuscito a salvarsi. Non ha il coraggio di muoversi da quella posizione, i muscoli faticano a rispondere ai comandi che il cervello gli invia. Abbassa gli occhi e scorge vicino alla gamba destra quello che a prima vista sembra un cartoncino. Lo afferra e scopre che è una foto, quella di una ragazza sorridente seduta su una panchina. Ha un viso luminoso, anche se il tempo e il sale hanno intaccato l'immagine in più punti. Non capisce da dove sia arrivata: forse spinta dal vento. Ma poi si accorge delle orme di piedi nudi che si confondono tra la sabbia. Il cuore inizia a battergli all'impazzata, pensando al pericolo che ha corso addormentandosi. Ripensandoci si rilassa un poco; se qualcuno avesse voluto fargli del male ora non sarebbe li seduto e vivo. Riguarda la foto e capisce che è legata alle orme. Forse si tratta proprio di lei, che ha voluto preannunciarsi con quella prima di comparire. Faticosamente si alza in piedi e scende verso la riva, gridando "aiuto!". Spera di non spaventarla, ma ha bisogno di sapere se lei esiste veramente o è solo frutto della sua immaginazione.
L'uomo da binocoli osserva e sorride, nascosto alla vista, ma più vicino di quanto il ragazzo non pensi. Non è ancora il momento di incontrarlo, prima vuole vedere se Alberto può essere all'altezza della situazione, se riuscirà a cavarsela da solo. La prova del cocco l'ha già superata, ma è niente in confronto a quello che ha dovuto passare lui negli ultimi dieci anni, i primi cinque vissuti con Lea, la ragazza della foto, morta per mano sua.
Le gambe gli fanno ancora male, ma Alberto riesce a stare in piedi. Dopo la scoperta di non essere solo vuole essere sicuro che chi lo sta osservando possa pensare a lui come a qualcuno su cui potersi fidare. Si, perchè quella foto ha aperto in lui la convinzione che sia sotto esame. La prima cosa da fare è costruire un riparo, i nuvoloni neri all'orizzonte non presagiscono nulla di buono. Una nuova tempesta, ma questa volta sulla terraferma per fortuna. "Fortuna..." pensa, e poi sorride amaramente. Dopo circa un'ora un riparo improvvisato è pronto, sufficiente per rimanere all'asciutto. Accumula noci di cocco e attende che qualcosa si muova.
L'uomo pensa che il ragazzo abbia le carte in regola, ma ancora non si fida a farsi vedere. Lo osserva ancora per cercare di scoprire qualcosa di più, l'età, la nazionalità. "Tipico mediterraneo, come me... forse spagnolo o italiano". Lui è di Madrid, ma con nonni italiani, amante dell'avventura e con il sogno di girare il mondo. L'avventura l'ha trovata dieci anni prima, ma il mondo da girare è un'isola del diametro di centocinquanta metri.
Alberto si assopisce e lo svegliano alcuni grossi goccioloni che lo colpiscono sulle gambe. "Ecco che inizia" e si spinge sotto le foglie di palma. Non fa freddo, ma la pioggia è gelata. Poi realizza che deve approfittare per recuperarla. Non sa se sull'isola esiste una sorgente, e non può solo affidarsi ai cocchi. Afferra il giubbotto di salvataggio e annoda le maniche, tira su la cerniera e lo sistema in modo da formare una coppa. Poi inizia a rompere le noci di cocco, in modo da formare dei contenitori dove custodire l'acqua.
Lo spagnolo sorride e capisce che Alberto è degno della sua attenzione. Lo lascia lavorare, poi si avvia verso di lui con in mano un bidoncino.
Sono a casa ed ho appena abbracciato i miei genitori. Sono atterrato con l'aereo dopo un lungo viaggio e due scali, l'ultimo dei quali a Madrid. Miguel mi ha stretto a se e ci samo dati appuntamento per questa estate a Barcellona. Gli ultimi giorni sono stati parecchio movimentati ed è grazie a lui se ora sono qui.
Il momento in cui l'ho visto camminare sulla sabbia, verso di me, ho provato la paura che si prova verso le cose fuori dalla normalità. Davanti agli occhi avevo un tipo magro, dalla barba lunghissima raccolta in trecce incrostate dal sale. Il petto nudo era pieno di cicatrici e talmente abbronzato da sembrare un uomo di colore. Si è avvicinato con le mai alzate, come se io fossi uno sceriffo e lui un bandito, in segno di pace. Portava intorno alla vita un paio di pantaloncini cuciti con lo spago, forse il risultato dell'utilizzo di una vela. -Hola!- mi ha gridato. -Mi nombre es Miguel. No quiero hacerte daño-. Il suono della sua voce era come carta vetrata strofinata sul legno. Scoprii dopo che erano cinque anni che non parlava con nessuno. Quando mi fu vicino gli porsi la foto, la afferrò ed iniziò a piangere. Mi raccontò tutto, con un italiano stentato, ma comprensibile. Era un fiume in piena, sentiva il bisogno di un contatto umano e finalmente l'aveva trovato. Tolse un oggetto di tasca e me lo mostrò: una pistola segnalatrice con due razzi. Gli chiesi perchè non l'avesse usata prima, d'altronde vicino alla nostra si trovavano altre isole abitate, ma non seppe rispondermi. -Yo estaba esperando.?.. Aspettavo...-. Chissà chi, forse me, qualcuno con cui fuggire. La notte stessa accendemmo in cielo il lampo rosso che illuminò il cielo e ci salvò la vita. Ci siamo dati un appuntamento: a luglio partiremo in barca da Barcellona, io e lui, per raggiungere la nostra isola.

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