Generi

domenica 23 marzo 2014

Cambiamento

SCRITTO DA: DENIS - MASSIMO FERRARIS - RITA MAURIZI

Se ne stava seduto sul davanzale da un paio d'ore ormai. Immobile. Con la schiena appoggiata al muro e una gamba lasciata oscillare nel buio fuori dalla finestra. Si portò la sigaretta alle labbra, tirò l'ultima boccata e gettò il mozzicone.
Aveva aspettato quel momento con ansia, finalmente i suoi genitori erano partiti. Due settimane per fare tutto ciò che voleva senza nessuno a rompere.
Eppure... eppure credeva che sarebbe stato diverso.
Aveva pensato alla sua vita, non aveva senso.
Lui non gli aveva dato un senso.
Fece per estrarre un'altra sigaretta dal pacchetto, la sesta o forse era già arrivato alla settima. Se la portò alla bocca ma appena prima di accenderla ci ripensò. La rimise nel pacchetto insieme all'accendino e gettò via il tutto.
Sapeva che probabilmente non avrebbe resistito a lungo e sarebbe andato a recuperarle a breve. Però da qualche parte bisognava pur cominciare a cambiare e tanto valeva tentare.
Rientrò nella stanza. Buio. Molti hanno paura di stare nell'oscurità da soli, sentono crescere l'ansia dentro di sé, come se il buio potesse fargli del male.
A lui invece piaceva. Non gli faceva vedere ciò che era.
Sapeva che sul pavimento c'erano delle bottiglie di birra. Le aveva bevute poche ore prima con gli altri. Poi loro se ne erano andati e lui era rimasto solo. Aveva cominciato a rimuginare su tutto. Partendo da ciò che era appena accaduto e andando a ritroso. Voleva trovare il punto in cui aveva deciso di gettarsi via. Voleva, anzi doveva, dare una svolta a tutto.
Non sarebbe stato facile trovare l'inizio o la fine , visto dove era arrivato ma Carlo sentiva il bisogno di farlo , non per Vania che lo aveva lasciato stanca del suo vegetare, non per il padre che lo aveva cancellato come figlio, no , per se stesso , per Carlo, per quello che ne era rimasto e che da tempo gli gridava " Riportami indietro , ritrova la strada "
Nel buio di quella stanza capì che dietro quelle bottiglie non c'erano uomini , amici , ma solo falliti nella vita come lui , disposti a condividere bicchieri e niente altro . Non c'erano discorsi tra loro , si parlava del niente, si rideva di qualche caduta a causa dell'alcool , di qualche approccio con la barista di turno e poi zero . Ognuno per i fatti propri, ognuno in attesa della prossima bevuta.
La mente andò al suo lavoro , aveva lottato per farsi una posizione , per raggiungere i suoi obiettivi e poi tutto gettato nei rifiuti.
" Sei cambiato ,non sei puntuale, ti presenti come se avessi dormito per strada . Prenditi una pausa , rifletti" Le parole di Giorgio il suo capo , amico dai tempi dell'università , Carlo le sentiva come pugnalate trafiggerlo , ogni giorno.
Ecco uno dei suoi errori più madornali: l'università. Non l'andarci, quella era stata probabilmente la scelta migliore che avesse mai fatto, ma l'abbandonarla.
Si sentiva figo. Lui che aveva tempo di stare con gli amici, di divertirsi senza dover passare pomeriggi interi a studiare. Si sentiva onnipotente. Erano solo illusioni però.
Quando vedeva Giorgio se ne rendeva conto. Lo invidiava.
Non tanto per la carriera e per i soldi ma per i suoi amici. Lui, Carlo, ne aveva molti, se ne era circondato, però erano davvero amici suoi? Quelli di Giorgio ,invece, erano sinceri, se stava male cercavano di consolarlo, li aveva visti ogni tanto nel suo ufficio soprastante l'officina. I suoi invece se aveva problemi pensavano solo a portarlo al bar per bere, spesso a sue spese, e i problemi invece di svanire si ingigantivano e ne crescevano di nuovi.
Giorgio, nonostante fosse duro con lui, cercava di aiutarlo. Ci aveva sempre provato. Durante gli studi chiedeva se servisse una mano per prepararsi, gli aveva offerto un lavoro... e lui l'aveva sempre snobbato e ignorato. Decise che il giorno dopo sarebbe andato all'officina e l'avrebbe ringraziato di tutto. Era in ferie e avrebbe potuto dormire, ma sentiva che era la cosa giusta da fare. Giorgio si meritava quella parola.
Scese dal davanzale e rimise a posto la stanza, i suoi genitori gli avevano dato l'opportunità di rimanere a vivere da loro e non meritavano tutto il dolore che gli provocava.
Circa un'ora dopo la casa era in perfetto ordine, era molto meglio di quel porcile in cui l'avevano trasformata poche ore prima. Andò a letto e ma prima prese il cellulare e inviò un sms. -Scusa per tutto- sapeva che suo padre non avrebbe risposto. Spense il telefono.
Non riuscì a dormire molto , alle cinque decise di alzarsi , indossò la tuta , un regalo di Vania per il suo compleanno, uscì per correre nel parco . La sua passione , stare all'aria aperta , fare movimento , mantenersi in forma , non lo faceva più da quella mattina quando lei lo chiamò in preda al panico
"Carlo sto male , vieni fai presto , aiutami"
Ma il traffico bestiale non gli permise forse , di arrivare in tempo, ed un aborto spontaneo a tre mesi di gestazione, li privò della gioia di essere genitori. Erano passati due anni da quell'evento che li aveva scossi profondamente ma il trovare conforto l'uno nell'altra , li aveva uniti ancora di più tanto da progettare le nozze e pensare ad avere subito un altro figlio.
Perché pensava a questo? Il telefono prese a suonare , era Giorgio
" Come va Carlo?"
" Bene ,credo , ma non sono più sicuro di niente in questo momento . Sarei passato stamattina volevo ringraziarti per aver continuato ad avere fiducia in me . Fiducia che ho deluso ,lo so e a questo proposito pensavo di lasciare il lavoro perché per riuscire a tornare a galla devo contare solo sulle mie forze . Non posso cullarmi nell'idea che tanto qualunque cazzata faccia ci sarai tu a salvarmi"
-Ma io non faccio nulla, sei tu che sei una persona speciale. Senti Carlo, nonostante i tuoi dubbi e paranoie sei una brava persona, uno di cui ci si può fidare. Lasciare il lavoro sarebbe la più grande cazzata della tua vita. Te lo dico col cuore, come un fratello...-
Sentì il bisogno di fumare, mentre cercava di trovare le parole, una risposta. Giorgio se la meritava, come nessun altro al mondo. Ma solo lui credeva così fortemente in lui, mentre Carlo si vedeva solo un perdente.
-Ci penserò... grazie- riuscì solo a rispondere. Corse in giardino e tra le rose trovò il pacchetto. Con frenesia si portò una Marlboro alle labbra e accendendola aspirò violentemente il fumo. Di nuovo il cellulare si mise a suonare. Guardò il display e vide scritto papà.
-Ciao pa'...- il fumo lo fece tossire.
-Tutto bene, Carlo? Vuoi che torniamo a casa?- la voce sembrava preoccupata.
-No, no, non ti preoccupare. E' solo un po' di raucedine. Come procede la vacanza?-
-Bene... senti, a proposito, ti ho chiamato per via del messaggio. L'ho letto solo pochi minuti fa. In cosa ti dovrei scusare? Non capisco...-
Come poteva non capire di aver messo al mondo un figlio sbagliato? Tutte le scelte, le decisioni, lo avevano portato al punto di ritorno in cui si trovava. Se solo quel figlio fosse nato, forse per lui sarebbe stato diverso, sarebbe stato padre, avrebbe capito, corretto la mira, proprio come il suo.
-Ho sbagliato tutto, da quando i miei occhi si sono aperti su questo mondo. Ho provato, ma non sono mai diventato il figlio che avresti voluto...- Rimase in silenzio, con lo stomaco stretto in una morsa, fino a quando dall'altro capo sentì i singhiozzi di suo padre.
Carlo sentì la gola stringere dai nodi del pianto 
"Carlo , Carlo ascolta , ascolta te stesso ,cerca di capire quello che ti fa stare male , io ci sono , ci sarò sempre e ti voglio bene. Hai tanto da dare , tanto!"
Che cosa ? Cosa poteva dare agli altri se non delusioni , sofferenze ! Uno sbaglio ecco cos'era , uno sbaglio della vita di quelli che nessuno vuole . Ma suo padre lo voleva ancora , suo padre gli voleva bene , malgrado tutto . In quel momento pensò che lui infondo non aveva mai tenuto a niente veramente , che non aveva mai donato e aperto se stesso a nessuno. A nessuno aveva concesso di entrare dentro il vero Carlo , il Carlo con le sue paure , i suoi tormenti , le sue fragilità . Ogni pensiero , ogni emozione erano sempre stati suoi per timore di essere giudicato , di essere considerato un debole , non aveva mai aperto il cuore a nessuno ,nemmeno a Vania. Giorgio, forse era l'unico ad averlo capito e se ne era stato lì aspettandolo ,a volte in silenzio e aiutandolo come poteva. Carlo mandò un messaggio a Vania
" Perdonami per non averti saputo amare come meritavi" Iniziare ad offrirsi , nudo nell'animo era la strada giusta e comunque andava tentata .
" Carlo , sai dove trovarmi , se vuoi"
Il messaggio di risposta da parte di Vania gli fece capire che poteva ricominciare .

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