SCRITTO DA: ANONIMO - BARBARA VILLA MASTROPIERRO - ALESSANDRO CIVIERO - MASSIMO FERRARIS
Quando l'amicizia si trasforma in amore si può recuperare quell'amicizia? Mettere a tacere i sentimenti per un bene più grande? Quale? Quello di non far finire il rapporto tra di noi? Ma non è meglio un istante vissuto che una vita mancata? Dimmi cosa e' meglio? Cosa? Cosa?
Ti guardo negli occhi. Già parlano da soli. La nostra e' una maledetta Amorcizia dove l'amore e l'amicizia non esistono, si confondono. Amorcizia, un termine terribile alla sola pronuncia. Suona proprio male, sembra sporcizia, spazzatura come tutti i sentimenti lasciati a metà. Credo sia meglio amore. O amicizia
L'amicizia che si trasforma in amore è una cosa bellissima. Non si perde nulla di quel rapporto, ma si trova qualcosa in più. Un amico che diventa amore, complice, amante, fiducia, passione e tenerezza.
Nasce un sentimento completo. Esplosivo. E' talmente importante e meraviglioso che un nome non è stato ancora trovato.
E se invece fosse AmiciAmore? Non trovi che abbia un suono splendido?
L'importante è non rovinare l'amicizia per un capriccio.
Se è amore che amore sia. Ma per null'altro.
Ma chi l'ha detto che l'amore e l'amicizia non possono coesistere. Dove si trova il limite in cui un sentimento confluisce nell'altro? Ascolto in silenzio il mio cuore ma non trovo una risposta. Quello che sino a ieri abbiamo vissuto come due persone affini assume un nuovo significato. Il toccarsi le mani per gioco, abbracciarsi per dimostrare affetto, fare jogging uno vicino all'altro. Ieri erano gesti d'amicizia, oggi d'amore.
Ieri sera ci siamo scambiati il primo bacio ed è stato quasi comico. Conosco Alessio da dieci anni, sin dai tempi delle superiori e con lui ho vissuti i momenti più divertenti della mia gioventù. Amici per la pelle: io quella casinista sempre in cerca di occasioni per divertirci, lui il ”pianificatore”, quello che trovava sempre il modo di colpire e sparire. Siamo sempre rimasti in contatto, anche quando ho iniziato a frequentare Matteo, in una storia che ha coperto tre anni della mia vita. Anche Alessio ha avuto qualche storia, ma le sue non duravano più di un paio di mesi.
Ricordo le interminabili ore al telefono, a raccontarci di come le nostre storie procedevano, in modo complice e senza segreti, come solo due veri amici sanno fare.
Dopo la rottura con Matteo ho vissuto due settimane a casa di Alessio; per me era impensabile cercare conforto in altri se non in lui. Era la mia famiglia, il fratello che non ho mai avuto, la spalla su cui piangere. ?
Quando me ne sono andata da casa sua è stato solo perchè sentivo che rischiavo di dare un limite alla sua vita, al suo modo di essere.
-Resta quanto vuoi- mi disse quel giorno, e forse già da quella frase avrei dovuto capire.
Ed invece io non restavo, e qui cominciavano i miei capricci, mentre uscivo dalla fase depressiva.
Scavalcavo tutto, dribblavo chiunque, anche Alessio, soprattutto lui e la sua infinita fiducia in me, solo per rivendicare la mia libertà. Non mi chiedevo mai, in fondo, quale fosse stata la mia vera libertà. Avrei dovuto amarlo, come lui mi amava. Che cieca ero! Mentre, uscendo dal suo appartamento, dissipavo i suoi sentimenti e ferivo la sua sensibilità, accontentandomi della mia laida e ingiustificata “amorcizia”.
Gli davo anche un bacio sulla guancia… Che ingrata! Non pensavo che, prima o poi, quell’ibrido strano avrebbe potuto cambiare, e per sempre.
Ieri sera ci siamo baciati, già! Con un bacio vero, mica da amici! E cosa ne è rimasto, oltre al sapore diverso, oltre all’odore nuovo, oltre al contatto vellicante, oltre ai suoi occhi che s’accendevano improvvisamente dentro i miei e il suo silenzio, dopo che le nostre bocche si sono staccate, era così assordante che ho dovuto riempirlo con il mio solito risolino impertinente.
Alessio, che forse ha capito che per me era tutto un gioco. Alessio, che forse non ha resistito a quel mio andirivieni come un'onda del mare. Un'onda che probabilmente l’aveva catturato e trascinato sul fondo, perché, stamattina, ho saputo che non c’era più!
Credo che il mondo mi sia crollato addosso! Un incidente, mi hanno detto. Un banale incidente sul lavoro. Una caduta. Una botta in testa. Come si può spiegare, cosa si può dire? Nessuna parola potrebbe interpretare anche minimamente la tempesta di sentimenti contrastanti che sono passati in un attimo soltanto nella mia testa. Forse il sapore di quel bacio, la sensazione tattile di quell’incontro, così poco cercato, arrivato così all’improvviso. E se per lui fosse stato importante? E se per Alessio avesse contato anche solo un frazione del nulla che era stato per me? E poi, quanto era veramente contato per me quel fugace incontro? Quel approdo di un’amorcizia che aveva navigato in acque torbide e tumultuose fino a quel momento?
Ho cercato Matteo, non so per quale motivo, ma quasi sicuramente perché avevo estremo bisogno di un sostegno morale. Il mio Matteo, quello che avevo frequentato, quello che avevo amato prima che si trasferisse di città e il suo amore con lui, l’ho trovato freddo e distaccato, l’ho trovato incapace di comprensione. Ed ho pianto. Sì, il mio egoismo non mi ha fatto piangere per la morte di Alessio, ma per la lontananza del mio ex dai miei sentimenti.
È passato del tempo. Ho rielaborato tutta questa storia, dandole un nome inventato. “Amorcizia”, l’ho chiamata: un sentimento ripugnante, che non è degno di abitare nel cuore di nessuno. Non auguro nemmeno al mio peggior nemico di cadere nella rete di questo ragno che t’imprigiona e tu non trovi alcuna via d’uscita, per scagionarti dalle tue colpe, dal senso d’impotenza per non aver saputo osare un minimo di coraggio. Mi chiedevo se era meglio un istante vissuto, piuttosto di una vita mancata. Alle volte non possiamo scegliere, solo per il semplice fatto che i momenti scivolano tra le dita, soprattutto se non ne intuisci la consistenza. Allora per cosa vale la pena di spendersi? È meglio curare un’amicizia come se fosse una pianta rara uscita dal giardino dell’eden, o bruciare d’amore e di passione per soddisfare almeno quella parte di noi che è pilotata dai sensi?
Ora sono sola, e capisco che c’è dell’altro. C’è quella cosa che chiamiamo sentimento, trasporto, bisogno di qualcuno, a prescindere. Non è amicizia, non è amore. È la necessità di rapporti umani, intimi, veri. Non è l’amorcizia, ma è la capacità di non perdere un’occasione. Io la vedo così: non si dovrebbe mai perdere l’occasione di dire a qualcuno “ti voglio bene”. Potrebbe non presentarsene un’altra, per tutta la vita.
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